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01 luglio 2018

Calciomercato Inter: big, giovani, mercato e fair play finanziario

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Analisi di come i nerazzurri siano riusciti a chiudere il bilancio del 2018 ottenendo almeno 45 milioni di euro in plusvalenze, quello che veniva richiesto dall'Uefa all'interno del settlement agreement

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Sembrava una mission impossible. Sembrava che l’Inter dovesse per forza intaccare la propria rosa, vendere i propri giocatori più forti, mettersi l’anima in pace e cercare di stringere i denti. Invece, letteralmente facendo di necessità virtù, non solo l’Inter ha trovato i soldi necessari per le plusvalenze ma è riuscita, contestualmente, a migliorare la rosa. Pur dovendo sacrificare alcuni prodotti del settore giovanile.

L’Inter ha saputo (dovuto/voluto) trarre vantaggio dagli incredibili risultati che sta ottendendo (a dire il vero non soltanto da quest’anno) con il lavoro nel settore giovanile. Le società con cui ha intavolato trattative si sono sfregate le mani e hanno scelto. Senza però trovare gli sconti. Esigenze tecniche ed economiche, si sono incontrate.

L’Inter ha ceduto sei giocatori di prima squadra (Bardi, Manaj, Nagatomo, Biabiany, Kondogbia e Santon) per quasi 42 milioni di euro con una plusvalenza di circa 18 milioni. Addirittura andando a liberare (guadagnandoci) anche quei posti in lista Champions che facevano volume e che serviranno per i nuovi acquisti.

Ha ceduto poi 7 giovani provenienti dal vivaio nerazzurro a vario titolo (cessioni definitive, con riacquisto o in prestito con obbligo di riscatto) per un totale di circa 35 milioni tutti ascrivibili come plusvalenze. In questi modo ha raggiunto un doppio risultato: abbattere in qualche caso i costi vivi dell’operazione che si stava facendo (vedi Nainggolan e Politano) e generare la plusvalenza.

L’Inter ha dovuto cedere i giovani, è vero. Ma quando ha potuto ha sempre inserito una recompra sui giocatori per non perderne il controllo. E quando non ha potuto ha inserito una percentuale di futura rivendita. Insomma cedere sì, ma la possibilità di riprendere, se necessario. La società nerazzurra ha fatto fruttare i propri talenti. Qualcuno storce il naso: ma non perché questi ragazzi non hanno la chanches che si meritano in un grande club, ma perché sono stati valutati troppo (in media 5 milioni) e perché l’Inter ha “approfittato” delle vittorie.

Ognuno naturalmente è libero di fare le proprie considerazioni. Ma la stessa Inter ha pagato Bastoni 10 milioni di euro dall’Atalanta (classe 1999, 90 minuti in totale in serie A) o - per allargare il discorso - tanti altri giocatori (come i ragazzi che esplodono in serie B durante l’anno) vengono trattati da società importanti (su tutte la Juve che ha sempre avuto questa vocazione sui giovani italiani) o - per andare anche all’estero - pensate a Pellegri trasferito al Monaco la scorsa sessione per una cifra record.

Nulla di nuovo sotto il sole: sono i prezzi che sono cambiati, per alcuni si paga la prospettiva. Ognuna delle due società si accolla il rischio: l’Inter di perderlo, chi lo compra di pagarlo un po’ di più. Ma se poi esce un altro giocatore come Pellegrini (quando la Roma lo diede al Sassuolo per 3 milioni con recompra a 10)? In quel caso l’affare chi l’ha fatto? E la recompra era alta o bassa? Sono i rischi del mestiere, anzi del mercato.

Senza considerare inoltre che l’Inter avrebbe potuto attingere a un parco giocatori di altrettanto valore. Pensate soltanto a chi è stato trattato in queste settimane e poi non è stato ceduto. Da Eder in giù, passando per il gioiellino Pinamonti e per Puscas (protagonista con il Benevento due anni fa nella corsa promozione, quest’anno 10 gol stagionali fra Benevento e Novara). Senza aver toccato Longo e Forte (anche loro attaccanti di buonissima prospettiva) o Di Gennaro e Di Gregorio (due portieri, giusto per cambiare ruolo, con altrettante ottime “recensioni”). Oppure per rimanere nei campioni d’Italia e Viareggio nessuna cessione per Rover, Zappa o Merola, di cui tanto spesso si è parlato. L’Inter è riuscita a non sacrificarli, ci saranno altri modi per continuare nella loro crescita. Magari la squadra B.

Ma nel frattempo, in questo mese di giugno, all’Inter saranno particolarmente felici. Il duro lavoro ha pagato: sono rimasti i big, la squadra si è rinforzata e il FFP è stato “accontentato”. Un sacrificio era inevitabile: il lavoro sul settore giovanile ha aiutato la società in generale: la soddisfazione migliore. Da oggi in poi però in nerazzurro si lavorerà, a tutti i livelli, con più calma

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