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09 gennaio 2019

Affaracci di calciomercato: la storia di Eljero Elia alla Juventus

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Nell'estate 2011 nasce la Juventus di Conte: il progetto iniziale prevedeva un 4-2-4 che valorizzava molto gli esterni, come il giovane olandese. Risultato: 92' giocati in tutto l'anno e il premio scudetto restituito... in cambio della cessione

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C’è aria di rivoluzione, in casa Juventus, nell’estate 2011. Due settimi posti di fila possono bastare, è ora di fare sul serio. Ancora non lo sappiamo, ma da quelle parti si sta seminando qualcosa di importante e se ne raccoglieranno i frutti per diverse stagioni da record. Nuovo stadio, lo Juventus Stadium, nuovo allenatore, il vecchio capitano Antonio Conte, nuovi giocatori e nuovo modulo. Conte preannuncia infatti che in campo si vedrà il suo 4-2-4 feoliano, e la campagna acquisti viene studiata di conseguenza. A Torino sbarca una batteria di esterni utile per avere sempre forze fresche in quel ruolo, che il modulo adottato valorizza ma allo stesso tempo spreme senza pietà. Ai già presenti in rosa De Ceglie, Grosso, Pepe e Krasic si aggiungono Lichtsteiner, Giaccherini, Estigarribia e, nell’ultimo giorno di mercato, Eljero Elia.

Una bella promessa

Colpo non da poco, per chi segue i giovani. Olandese, 24 anni, ala pura come nella migliore tradizione oranje, Elia ha vissuto due buone stagioni all’Amburgo, dopo che in Patria, al Twente, aveva fatto meraviglie venendo eletto “talento dell’anno” e portandosi a casa quel trofeo intitolato a Johan Cruijff che in precedenza era finito nelle mani di Robben, Sneijder e Huntelaar. Nove milioni più uno di bonus per portare in Serie A le sue accelerazioni, i caratteristici affondi e i dribbling: Conte ha tutto ciò che gli serve per vincere.

E in effetti è così, solo che deve ancora accorgersene. Nelle prime 3 giornate infatti tiene Vidal in panchina concedendogli solo i finali di gara, e anche Bonucci è il sacrificato tra i tre che comporranno presto la mitica BBC. Conte impiega un po’ a trovare l’incastro giusto per far posto a tutti i pezzi: la svolta arriverà solo il 29 novembre del 2011, nel recupero dell’undicesima giornata contro il Napoli, quando “copierà” il 3-5-2 a Mazzarri, disponendosi a specchio. E da lì non cambierà più.

Un campionato in una partita

Ma torniamo al nostro eroe. La stagione di Elia era anche partita con il piede giusto. L’8 settembre 2011 ha l’onore di essere tra coloro che inaugurano il nuovo stadio con l’amichevole contro il Notts County: Conte lo schiera prima a sinistra e poi a destra, lui supera il test d’ingresso a pieni voti. Segni particolari: perfetto per il 4-2-4.

Eppure ci dev’essere qualcosa che non convince pienamente Conte, dato che Elia parte titolare soltanto alla quarta giornata, a Catania. Gioca un tempo, poi lascia la fascia a Pepe con la Juve in svantaggio: 3’ dopo il cambio, la Juve pareggia. Un caso, ma che sfiga. La giornata dopo, nel big match contro il Milan, Elia torna al suo posto: in panchina. Riappare quasi due mesi dopo,  il 12 dicembre, per i 4’ finali contro la Roma. Poi l’11 marzo, contro il Genoa, entrando al 72°. Ultima apparizione in bianconero il 29 aprile, contro il Novara: ingresso in campo al 65°, sul 4-0. Non un segnale di grandissima fiducia da parte del mister.

Se avete fatto i conti, in tutto fanno 92 minuti giocati in un intero campionato, in pratica una partita con tanto di recupero. E, ovviamente, zero gol. A fine stagione, però, Elia è tra quelli che, mano nella mano con i compagni, va a festeggiare sotto la Curva lo scudetto. Dalla bacheca, quello non glielo può togliere nessuno; ma il premio forse sì…

La Ferrari resta qua

Racconterà infatti Elia – anni dopo, quando sarà certo di trovarsi a distanza di sicurezza da Antonio Conte – di un anno d’inferno alla Juve, in cui l’allenatore non gli ha rivolto "nemmeno una parola in tutta la stagione", con la ciliegina finale al momento della cessione: "Tutti i giocatori avevano a disposizione una Ferrari o un bonus da 200mila euro dopo la vittoria dello Scudetto. Invece la Juventus mi ha costretto a rinunciare a questi premi per permettermi di unirmi al Werder Brema".

Anche in Germania non va meglio, se è vero che nel dicembre 2014 arriva a dichiarare "Spero di essere ceduto il prima possibile". Accontentato subito (e senza bisogno di rinunciare alla Ferrari), lo spediscono al Southampton, in prestito con diritto di riscatto che ovviamente non viene esercitato, a fine stagione. E allora, nell’agosto 2015, si riparte dall’Olanda, al Feyenoord. Sarà l’aria di casa o chissà cos’altro, Elia torna a mettere in mostra quelle abilità che gli erano valse il famoso premio Crujiff.

In due stagioni, prima la Coppa d’Olanda poi il campionato, appena vinto davanti all’Ajax in un finale palpitante. Si rivedono anche i gol, ben 9 nell’ultimo anno, oltre ai 56 dribbling a buon fine che lo rendono il primatista di questa specialità nell’Eredivisie. Finita qua? Non ancora: perché il buon Elia ha appena scelto la prossima meta, firmando con i turchi dell’Istanbul Basaksehir, con cui giocherà la prossima stagione. Avrà come compagni di squadra l’ex-interista Emre, Adebayor e l’italiano Stefano Napoleoni. A lui basta solo che non si giochi con il 4-2-4.

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