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16 giugno 2019

Sarri alla Juve: dal dito medio alla panchina bianconera

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Sono passati più di quattrocento giorni da quel gesto ("non rivolto ai tifosi della Juve ma a un gruppo di persone che ci insultava"). Il mondo ora sembra capovolto, da quando Sarri era l'inevitabile rivale dei bianconeri, sul campo e non

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Ieri il dito medio, oggi la panchina della Juve. Sembra passato un secolo ma la parentesi di tempo che divide il ruolo di vecchio "nemico" a quello di nuovo allenatore bianconero è solo quello di una stagione e poco più. Nel mezzo del viaggio da Positano al Lingotto, la panchina del Chelsea, prima del ritorno in Italia sulla sponda opposta di quella rivalità che ha animato le ultime corse scudetto, in primis quella del 2018 culminata nei 91 punti conquistati, alla fine senza il successo finale, all'ombra del Vesuvio. Una scelta certamente difficile quella dell'allenatore, ma che già si poteva intuire nelle parole rilasciate dopo la vittoria di Baku: "A volte questa professione ti porta a fare delle scelte". Da professionista, appunto, come è stata la sua decisione di accettare la chiamata della Juve, squadra di tutti quei tifosi che ora sembrano divisi sul suo arrivo, alcuni memori degli screzi del passato culminati simbolicamente con quel dito medio dal pullman che lo stesso Sarri precisò essere "per un gruppo di persone e non rivolto a tutti i tifosi bianconeri". Uno scetticismo parziale, quello sul suo arrivo, che avvolse (anche se per ragioni diverse) i primi momenti juventini di Max Allegri, poi uomo da cinque scudetti consecutivi e due Champions sfiorate.

Sarri, allora, andrà alla conquista anche degli scettici, al netto delle frecciate del passato, perché il suo curriculum dimostra che può riuscirci, tra bel gioco e risultati. Tra questi l'Europa League col Chelsea, ma anche il record di punti in campionato battuto per tre volte di fila nella storia del Napoli, con annessa tripla qualificazione nell'Europa dei big e scudetto sfiorato contro quello che, ora, non è solo il suo futuro ma anche il suo presente. In tutto questo le frecciate che furono rappresentavano soltanto l'inevitabile gioco delle parti della rivalità di chi, in quegli anni, si contendeva punti per lo scudetto, e di chi, al tempo, era l'inevitabile (grande) antagonista di quella Juve. Ecco, ma quali sono stati i famosi screzi Sarri-Juve che i tifosi potranno "perdonargli" ora che siederà sulla panchina dello Stadium?

Tre anni di frecciatine

Uno dei primi fu legato al fatturato, gennaio 2016: "Juve? Sono palesemente di un'altra categoria. Non so se Insigne e Higuain possano colmare il gap con loro: abbiamo dei grandi attaccanti ma da qui a competere con la Juve la strada è lunga. Il fatturato pesa". Questioni societarie, più che di campo, che esplosero poi anche con il passaggio di Higuain a Torino: "Mi ha terribilmente infastidito quando esponenti della Juve parlavano di Higuain mentre era un nostro calciatore", altro scontro, datato agosto 2016, poi proseguito nella lunghissima corsa al titolo del 2017-18, culminata per il Napoli con la bellezza di quei 91 punti ma poi solo al secondo posto. "Vedendo il calendario - disse nel gennaio 2018 Sarri - penso che ogni tanto potevamo giocare in contemporanea o giocare qualche volta prima noi. Mi dispiace, sono certo che tutto sia accaduto in buona fede, ma un minimo di dubbio sulle capacità di chi deve organizzare queste cose mi viene".

Dunque venne il dito medio, il 22 di aprile, nella partita poi segnata dallo stacco in cielo di Koulibaly e dalla vittoria allo Stadium, e con la doverosa precisazione sui destinatari: "Non era per i tifosi della Juve - disse proprio Sarri -, coi quali anzi abbiamo scherzato in albergo. Era per un gruppo di persone che ha sputato contro il nostro pullman e ci ha insultati in quanto napoletani". Infine, ecco l'ultima stoccata, già da allenatore dei Blues dopo che quel campionato premierà la Juve nel ko di Firenze. "Lo scudetto? Mi capita di ripensarci - disse nel 2018 nell'intervista a Il Mattino -. Sarebbe stato il coronamento di una storia straordinaria. Chi ha fatto sport sa che abbiamo perso il campionato in albergo a Firenze. Mal di pancia per Inter-Juve? (La vittoria 3-2 dei bianconeri arrivò il giorno prima, ndr) Sì. Perché quello che è successo il giorno dopo è stato la conseguenza di quella partita". Ora, però, si apre un nuovo capitolo. Quello di un professionista e di un allenatore che ha scelto (ed è stato scelto) dalla Juve. Oltre il passato, oltre i presunti screzi.

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