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15 luglio 2017

Tour de France 2017: vince Matthews, Aru perde la maglia gialla

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A vincere la volata sullo strappo finale di Rodez è Michael Matthews, abile a staccare tutti negli ultimi 200 metri. A fare notizia però sono le difficoltà negli ultimi chilometri di Fabio Aru, rimasto senza compagni di squadra nel finale di tappa e arrivato con 24 secondi di ritardo da Chris Froome, ritornato così a vestire la maglia gialla

LA CLASSIFICA   15^ TAPPA, CARATTERISTICHE E ALTIMETRIA

Doveva essere una tappa di transizione, una di quelle che fanno gola ai fuggitivi e invece si è rivelata quella decisiva (in negativo) per il nostro Fabio Aru, ritrovatosi in maglia gialla per un soffio due giorni fa e battuto su una salita che avrebbe dovuto fare il solletico al Cavaliere dei Quattro Mori. Invece la squadra del sardo è andata via via frazionandosi nel lungo inseguimento ai fuggitivi di giornata e così, arrivati agli ultimi dieci chilometri di gara, il Team Sky è riuscito a mettere nuovamente in fila i sessanta superstiti all'inseguimento, permettendo così a Chris Froome di rosicchiare i sei secondi di svantaggio e di vestire nuovamente la maglia gialla. Il britannico infatti ha conquistato ben 24 secondi all'azzurro, lasciandoselo alle spalle in classifica di 18 proprio quando sembrava meno probabile. Sulla rampa finale infatti il gruppo si è fratturato in più tronconi e a fare la voce grossa è stato Michael Matthews, il favorito di giornata dopo che la fuga non è riuscita nell'intento di consolidare il proprio vantaggio: l'australiano ha sfruttato la scia di un Philippe Gilbert partito troppo presto, ritrovandosi così all'arrivo con un vantaggio tale che gli ha permesso di varcare la linea d'arrivo con le braccia al cielo davanti a Greg Van Avermaet, già protagonista due anni fa su queste rampe.

Il racconto della tappa: la fuga di Voeckler e De Gendt

L’acido lattico nelle gambe è ancora tanto dopo le salite fatte a perdifiato ieri e il percorso vallonato della tappa da 181 km è un invito a restare a ruota, a centellinare le forze e a lasciare spazio agli attaccanti alla ricerca di un successo di tappa che potrebbe cambiare il bilancio personale nella competizione. Lo sa bene Thomas Voeckler, il primo ad attaccare già nei primi metri e in grado di portarsi dietro altri quattro corridori: Timo Roosen, Thomas De Gendt e Maxime Bouet, raggiunti da Reto Hollenstein pochi istanti più tardi. Un sospiro di sollievo per il gruppo che tuttavia non smette mai di macinare oltre i 41 chilometri orari, lasciando uno spazio relativo alla fuga, mai oltre i due minuti e mezzo di vantaggio. Un viaggio condotto insieme per oltre due ore, prima di infrangersi sulla Cote de Centres, quando le qualità di De Gendt e Voeckler sono inevitabilmente venute fuori. Una convivenza durata poco tra i due, visto che il veterano francese dopo un po’ è stato costretto a mollare le ruote del belga, pronto a lanciarsi in una cronometro solitaria da 30 chilometri, ennesimo tentativo in un Tour che lo ha visto spesso e volentieri all’attacco. De Gendt però è un nome fin troppo noto e conosciuto dal gruppo per lasciare spazio a una sua azione, così il drappello torna a mettersi in fila indiana con la Sunweb e la BMC in particolar modo interessata a riprendere il fuggitivo per garantire un’opportunità ai vari Michael Matthews e Greg Van Avermaet.

Le difficoltà di Fabio Aru nel finale

Il gruppo ormai è frazionato da un pezzo e Marcel Kittel è a distanza di sicurezza rispetto al drappello dei corridori di testa che sognano per una volta una volata senza avere il fiato sul collo del tedesco. L’azione di De Gendt si esaurisce così a 13 dall’arrivo, sull’ultimo colle prima dell’insidiosa discesa che conduce al traguardo di Rodez. A quel punto però, dal gruppo ridotto a sessanta unità iniziano a inseguirsi uno dopo l’altro una decina di scatti e il movimento degli uomini Sky in testa al gruppo preoccupa non poco Fabio Aru, visto il risicato vantaggio in classifica. La tattica dello squadrone a disposizione di Chris Froome funziona: lo scalatore italiano si ritrova nella coda del gruppo, in affanno e incapace di risalire negli ultimi chilometri, mentre davanti inizia la bagarre. A quel punto è troppo tardi per Aru, che in parte imbottigliato e in parte in difficoltà perde le ruote dei primi. Matthews regola il gruppo e alle sue spalle spunta dopo solo un secondo Froome, settimo a tagliare il traguardo. Per far sì che il ritardo venga calcolato nella classifica finale tra un corridore e l'altro deve esserci un buco di almeno tre secondi: tra Uran nono e Benoot decimo ce ne sono quattro. Tanto basta per far sì che i 25 di ritardo di Aru vengano calcolati, così come quelli rosicchiati da Bardet e da tutti gli altri, in una classifica generale che adesso vede ben quattro corridori in soli 29 secondi. Nulla è perduto dunque, in una corsa che si deciderà nell'ultima imperdibile settimana.

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