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07 gennaio 2019

Ferrari, Arrivabene e il bilancio dei 4 anni a Maranello. Ricostruzione e ipotesi del mancato rinnovo

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Maurizio Arrivabene dà l'addio alla Ferrari: analizziamo il suo bilancio come team principal della scuderia, ruolo che occupava dal 2015

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14 vittorie 61 podi 12 pole, questo il bottino in quattro stagioni da team principal di Maurizio Arrivabene. Jean Todt nelle sue prime quattro stagioni aveva fatto peggio con 10 vittorie e 44 podi per aspettare poi altre due stagioni per conquistare, nel '99, il primo di sei titoli costruttori consecutivi. Numeri alla mano quindi l'era Arrivabene non è stata disastrosa, anzi, ha rilanciato una ferrari che nel 2014 aveva conquistato solo 2 podi in tutto l'anno. Il rinnovo del contratto in scadenza sembrava alla vigilia delle feste una formalità. L'ultima uscita pubblica da team principal di Arrivabene è avvenuta il 13 dicembre, in occasione della consegna dei caschi d'oro a Milano e nulla lasciava presagire a un suo avvicendamento anzi…

Dal palco l'annuncio della data dello svelo della nuova monoposto, 15 febbraio l'ha dato lui con l'enfasi di chi non vede l’ora di rilanciare la sfida alla Mercedes. Tra panettone e lenticchie qualcosa è successo o si è rotto definitivamente e il rinnovo non c'è stato. La Ferrari ha ufficialmente comunicato l'avvicendamento al vertice dopo 4 anni di instancabile dedizione ringrazia Maurizio Arrivabene. L'addio di comune accordo tra i vertici dell'azienda in relazione alle esigenze personali dell’ormai ex team principal e della scuderia. Nel corso della stagione, anche o soprattutto per la scomparsa del padre-padrone Marchionne, le discussioni tra Arrivabene e la struttura tecnica guidata da Binotto sono aumentate, sfociate nell’accusa alla squadra di incapacità in occasione delle qualifiche del gran premio del Giappone.

Arrivabene aveva poi modificato le sue dichiarazioni già la domenica, dicendo che non si va da nessuna parte se non si discute e se le cose non si dicono. Il rapporto con Binotto, vedendo gli ultimi gran premi, sembrava ritrovato. Di mezzo però anche le voci di un possibile addio dello stesso Binotto, smentite a novembre dallo stesso Arrivabene. Evidentemente situazioni personali e aziendali, come recita il comunicato, e la paura di dissidi nel corso della stagione, hanno pesato sulla decisione di innescare la rivoluzione a poco più di un mese dalla presentazione della macchina che lotterà con Vettel e Leclerc per la conquista del titolo mondiale 2019.

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