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10 gennaio 2018

MotoGP: Max e Capirex a duello, sembra ieri…

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Max Biaggi sulla Honda NSR 500 Marlboro Team Kanemoto

La stagione 1998 del Motomondiale fu ricca di colpi di scena: Loris Capirossi campione della 250 col botto, Max Biaggi fermato a Barcellona. Vent’anni dopo, a mente fredda, è bello tornarci sopra anche per chi non c’era

Sono già passati vent’anni e l’eco non si è ancora spento. Stagione 1998, una delle più incredibili della storia del motociclismo e certamente la più tosta per Capirossi e Biaggi: Loris che nell’ultima gara dell’anno conquista il suo contestato titolo della due e mezzo, Max che vince all’esordio in 500 come aveva fatto soltanto Saarinen eppure non gli basta. A distanza di due decenni vale la pena di tornarci sopra, a beneficio di chi non c’era o era un ragazzino.

A quell’epoca, pare una favola, i piloti spagnoli contavano poco e l’Aprilia dominava due classi: Valentino Rossi aveva già vinto il titolo della 125 e conquistò all’esordio in 250 cinque successi come Harada; mentre Sakata (“Kazuto di nome e di fatto” specificai nella telecronaca) tra le piccole suonava con l’Aprilia un nugolo di Honda.

Katoh (Honda) vinse la 250 in Giappone come l’anno prima, poi l’Aprilia si prese tutte le gare: con i tre ufficiali (Harada, Rossi e Capirossi), e al Mugello con il mitico collaudatore Marcellino Lucchi. Si arrivò all’ultima prova in Argentina con Capirossi a quota 204 e Harada a 200. Loris iniziò in testa l’ultimo giro, ma fece due errori e fu passato sia da Valentino (che vinse) sia da Tetsuya. Speronò o non speronò volontariamente il giapponese a due curve dall’arrivo? Per Harada sì, per l’Aprilia pure, per la FIM prima sì e poi no. Ma alla fine il campione del 1998 fu Capirex: licenziato dall’Aprilia, passato su una Honda, riabilitato da un tribunale, indennizzato con un mucchio di soldi, un gran casino che a distanza di tempo è giusto definitivamente archiviare, considerando che Loris ha chiuso una splendida carriera ed è comunque tra i grandi. Perfino Harada ha messo una pietra su tutto e gli è amico, dunque faccenda chiusa.

Resta invece ancora aperta la ferita di Biaggi in 500 (su V4 Honda del team Kanemoto), che a Barcellona, terzultima gara della stagione 1998, si presentava con quattro punti più di Doohan: 189 a 185. In quel GP di Catalunya Max era secondo nella scia di Barros, quando in fondo al dritto spuntò una bandiera gialla che il romano non poteva vedere. Barros rallentò, Biaggi lo sorpassò sullo slancio, Barros passò di nuovo e la direzione gara ordinò un ride through ad entrambi; Max non obbedì, allora uscì anche la bandiera nera ma lui niente: pur squalificato, chiuse davanti a Doohan. Difficile accettare che un campionato magnifico come quello, col titolo ancora tutto da giocare, finisse così male; e allora si parlò di complotto, era già in voga vent’anni fa, e certo la penalità era sproporzionata all’infrazione ma il regolamento era quello. Le ultime due gare furono vinte da Mick Doohan, campione per la quinta volta consecutiva; Max fu vice-campione, come nel 2001 e nel 2002 con la Yamaha.

Due note, una brutta e una bella. Ai primi di febbraio di quel 1998 Takuma Aoki, pilota ufficiale Honda, perse l’uso delle gambe dopo un brutto incidente in un test a Tochigi. Ad Assen invece Marco Melandri vinceva la sua prima gara iridata a 15 anni e 324 giorni, record di precocità. Sono passati vent’anni e Melandri, come Rossi, è ancora qui che prova a vincere le gare.

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