MotoGP, GP Qatar: ricorso respinto, ma 4 team fanno appello. Cosa succede ora? Gli scenari

MotoGp

Sandro Donato Grosso

Le squadre del Motomondiale lasciano il Qatar, mentre la polemica cova sotto la cenere e le prese di posizione: la vittoria di Dovizioso resta congelata. Respinto il ricorso contro lo spoiler Ducati presentato da 4 team, che però non si sono fermati e hanno presentato appello: la palla passa alla FIM, attesa una decisione entro il prossimo GP

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Il trionfo della Ducati in Qatar richiede mille letture. Dovizioso batte Marquez nel corpo a corpo ed inizia nel migliore dei modi la sua corsa mondiale mentre la GP19 continua ad andare più veloce anche in rettilineo rispetto alla Honda, nonostante i giapponesi da quest'anno dispongano di un super motore. Ma la Ducati, che fa tendenza ed impone gli altri di rincorrere ed a volte copiare, in Qatar si è dovuta misurare anche su un piano tecnico-politico. Ma cosa è successo? Tutti i team, tranne Yamaha, hanno fatto cartello e dopo pochi minuti dall'inizio della corsa hanno presentato allo Stewart panel della FIM una protesta tecnica contro la Ducati.

4 team contro il nuovo deviatore di flusso Ducati

L'Aprilia in testa capitanata dal Team Principal Massimo Rivola seguita da Suzuki e poi dalla KTM e dalla Honda sostengono che un deviatore di flusso montato nella parte bassa del forcellone (lì dove l'aria viaggia veloce) e che prevede all'interno un piccolo triplano generi il carico aerodinamico di un diffusore e dunque sia irregolare. In realtà si tratta di una versione evoluta dell'idea che ha avuto la Yamaha, che la utilizza già dallo scorso anno ma solo in caso di bagnato. I team anti Ducati ne sono talmente convinti: "Aggirano il regolamento" dice Rivola al sito Gpone, tanto che a reclamo respinto ha presentato appello.

Decisione rimandata

Così ora la "patata bollente" passa sui tavoli della Court of Appeal della FIM di Ginevra, alla quale i team devono mandare la documentazione che supporti la loro posizione. La Ducati è sicura del fatto suo perché sostiene che il deviatore serve per raffreddare la gomma posteriore e questo è previsto dal regolamento, ma di fatto si trova con una bella vittoria sub indice e verosimilmente nella impossibilità di utilizzare il water deflector (si chiama così) finche non ci sarà il verdetto definitivo. Il cartello lavora ai fianchi di Borgo Panigale e prende tempo, magari per trovare soluzioni similari e semplicemente per avere peso politico a supporto di scelte tecniche future. A Borgo Panigale non si può brindare; il genio firmato Dall’Igna e la sregolatezza presunta fanno paura tanto da indurre gli avversari a consorziarsi.

Il nuovo deviatore di flusso

L'Aprilia in testa capitanata dal Team Principal Massimo Rivola seguita da Suzuki e poi KTM ed Honda volevano fosse fatta chiarezza su un device (un deviatore di flusso) montato nella parte bassa del forcellone e che la Yamaha utilizza già dallo scorso anno, ma solo in caso di bagnato. Chi puntava l'indice sulla Ducati sosteneva che il deviatore montato direttamente sul forcellone servisse a generare down force ulteriore e dunque irregolare. La protesta, però, è stata rigettata e questo componente è stato ritenuto regolamentare.

Il deviatore di flusso montato sulla Ducati

Il deviatore di flusso montato sulla Yamaha nel 2018

I motivi nella difesa Ducati

Nella difesa della Ducati l'autorizzazione ottenuta durante i test dal direttore tecnico, che si chiama Danny Aldridgeha chiarito che il deviatore in realtà non può generare carico aerodinamico ma può essere usato per deviare l'acqua in caso di bagnato e proteggere la gomma da detriti. Lo stesso deviatore, secondo il responsabile tecnico, si può inoltre muovere assieme al forcellone e può servire per raffreddare la gomma posteriore convogliando aria fresca. Proprio quest'ultimo utilizzo è quello che perseguono i tecnici in rosso, soprattutto con i piloti più pesanti come Petrucci e Miller, che fanno lavorare maggiormente lo pneumatico. 

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