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19 maggio 2019

MotoGP, GP Francia 2019. L'editoriale di Guido Meda

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Bisogna avere occhio e passione per apprezzare Marquez quando corre in modalità killer. Ma la sua terza vittoria dell'anno su cinque gare disputate viene da lontano. La pole position non è un caso. Lui è un fenomeno, ma la Ducati, con Dovizioso e Petrucci sul podio, fa bene a credere nei miracoli. E la Yamaha continua ad avere problemi mentre Rossi rimane il suo riferimento

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Nel suo assalto continuo al pianeta terra Marquez ha convertito tutto il convertibile che c'era. Ha convertito le gare in un dominio che è una dittatura, ha convertito la Honda da Gran Premio in qualcosa di completamente diverso da quello che era il suo DNA tradizionale, ha convertito il proprio team (e anche il proprio reparto corse) in un esempio di clamorosa reattività. Di male, volendo, c'è che ha anche convertito gli altri hondisti in piloti con delle difficoltà, alle prese con una moto corta e reattiva che guida solo lui tanto da far dimenticare che in pista c'è anche un cinque volte campione del mondo come Lorenzo.

Marquez ha convertito pure gli errori, tanti, di un weekend in risorse per vincere nell'unico giorno in cui serve davvero. E' vero che ora, aspettando il Mugello, Dovizioso è secondo in classifica a 8 punti, che Rins è a 20 e che Rossi è a 23. E' vero che il Mondiale è ancora aperto e compatto, ma non si può dimenticare che Marquez ad Austin è caduto rimediando uno zero mentre stava vincendo anche quella. Altrimenti saremmo qua a raccontarvi tutta un'altra storia.

Tra le cose più belle della giornata, c'è la caparbietà di Gigi Dall'Igna. Il DG Ducati Corse ha due piloti sul podio sì, ma poi ti dice chiaro che non serve a niente. Per lui conta solo battere Marquez, prima o poi. Non importa come, ma non si molla. Per provare è meglio essere scocciati, insoddisfatti e a testa bassa che rassegnati all'ineluttabile.

Non sembra ripagare i suoi piloti con la stessa grinta la Yamaha che trova in Rossi, quinto, un'altra volta il suo miglior pilota in pista. Peccato che la gomma dietro di Valentino arrivi più sfinita delle altre. I problemi di scivolamento in accelerazione sono i soliti, manca velocità, fanno fin troppo in attesa delle novità tecniche che restituiscano possibilità concrete. Mentre di Vinales (caduto incolpevolmente all'inizio di una gara da gambero) sappiamo tutto, riscopriamo Quartararo e Morbidelli come risorse giovani ed efficaci da cui prendere del buono. Paradossalmente quella delle moto che non sono la Honda di Marquez è una sorta di globale alleanza terrestre per scacciare l'invasore alieno dal pianeta moto. Al momento... missione fallita.

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