MotoGP, Yamaha: senza sviluppo il futuro è grigio

MotoGp

Guido Sassi

Rossi e Vinales aspettano la nuova moto per Brno, ma il Dottore avverte: "Bisogna lavorare di gara in gara, siamo fermi al 2016". I tempi sul giro migliorano poco, sulla distanza gara i passi in avanti non sono sufficienti a tenere la concorrenza. Il saldo dei punti dopo sei gare è inferiore anche al 2018: 177 contro 220

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Durante la gara al Mugello Rossi ha girato sull'148" basso con il miglior giro in 1'47" alto, fino al momento del ritiro che lo ha estromesso dal gran premio. In prova non è mai andato sotto l'1'46"9, contro la propria pole dell'anno precedente, di 7 decimi più veloce. Vinales in Toscana ha girato mediamente sugli stessi tempi del Dottore, senza mai scendere sotto l'1'48". Lo spagnolo ha fotocopiato nelle migliori prestazioni il gran premio dell'anno precedente: Maverick è risultato piuttosto sconsolato a fine gara, per una situazione tecnica che non lascia intendere grossi margini di manovra nell'immediato. Valentino è stato piuttosto chiaro nelle interviste a margine del gran premio e ha detto che la Yamaha è sostanzialmente sui tempi del 2016, il primo anno corso con le Michelin. Da allora tutti gli altri sono migliorati tanto, mentre la M1 è rimasta più o meno la stessa e dalla seconda metà del 2017 ha raccolto una sola vittoria in 34 gare.

I numeri

Il bilancio di questo inizio 2019 è inferiore anche all'anno scorso, in controtendenza rispetto all'ottimismo che regnava nel box del team ufficiale fino al dopo Jerez. 3 soli sono i podi contro i 6 dell'anno passato, 177 i punti contro i 220 del 2018. Meno anche le pole, 2 contro 3. Il confronto sarebbe addirittura impietoso con il 2016 e il 2017, stagioni da 270 punti e più, con 3 o 4 vittorie prima del Mugello.

Il confronto con gli altri team

Il primo punto di svolta è arrivato con la crescita esponenziale della Ducati: la moto di Borgo Panigale dal gp d'Austria 2016 è diventata vincente ed è sempre andata in progressione: 2 successi in quella stagione, 6 nel 2017, 7 l'anno scorso. Pure la Suzuki è cresciuta, anche se a un livello complessivamente inferiore: nel 2018 la moto di Hamamatsu ha conquistato ben 8 podi, inserendosi davanti alla Yamaha in più di una occasione. Attualmente la Suzuki è al terzo posto in classifica costruttori, e con questo Rins rischia di rimanerci, nonostante Yamaha possa contare su due moto in più.

Lo scenario

Se i tempi migliorano poco sul giro secco e non abbastanza sulla distanza gara, la ragione è da cercare nel mancato sviluppo della M1: la 4 in linea di Iwata è sempre progredita con la logica dei piccoli passi nel corso degli ultimi 15 anni, ma ora il progetto sembra segnare il passo. A Brno arriverà una M1 differente, forse rivoluzionata? Impossibile saperlo ora, ma Valentino ha già detto la sua: avere una moto nuova a metà stagione sarebbe un segnale sicuramente positivo, ma serve anche continuare a lavorare di gara in gara, o il gap con la concorrenza continuerà ad aumentare.

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