MotoGP, GP Aragon (Aragona): Lorenzo, anno tormentato

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Guido Sassi

Il maiorchino a 365 giorni dall'incidente di Aragon ha aggiunto diversi infortuni e ha raccolto solo 27 punti, senza mai arrivare tra i primi 10. Nel passaggio dalla Ducati alla Honda ha perso velocità e il morale ne risente, ma Jorge non molla come da suo carattere

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Lorenzo un anno dopo l'incidente di Aragon si trova in una situazione difficile ieri da pronosticare e oggi da accettare. Nel 2018 il maiorchino arrivava in Spagna sulla scia di gare spesso condotte in testa e in tre occasioni vinte. L'incidente nel tentativo di replicare a Marquez lo aveva invece costretto al ritiro e la successiva caduta in Thailandia aveva aggravato ulteriormente l'infortunio già patito al Motorland. Chiusa a mezzo servizio l'avventura in Ducati, Jorge aveva iniziato in ritardo anche quella in Honda. Mentre in inverno il 93 recuperava a tempo record dall'operazione alla spalla, il 99 soffriva nel riprendere dopo la rottura dello scafoide patita in allenamento. Dopo un complicato inizio di stagione, la carambola di Barcellona e l'infortunio di Assen sono le ultime due tappe di un vero e proprio calvario: delle ultime 19 gare Lorenzo ne ha corse 11 e terminate 8, ma soprattutto non ha mai trovato quel feeling cercato in sella alla Honda. 27 punti senza nemmeno un arrivo in top ten sono il magro bottino di questi ultimi 365 giorni.

A Misano il team manager Puig ha aumentato il carico e gli ha imputato mancanza di coraggio, Lorenzo ha rispedito al mittente le critiche, confermando la volontà di proseguire questa difficile avventura. Jorge d'altronde ha sempre dimostrato nei fatti di nutrirsi della propria sofferenza per attingere a nuove energie. Più del coraggio gli servirà trovare serenità e una soluzione tecnica ai propri problemi. Ma la Honda lo vorrà ancora ascoltare o lo sente ormai come un corpo estraneo in seno al box?