MotoGP, la pagella di Petrucci per il Mondiale 2020: troppo incostante, stagione dura

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Paolo Beltramo

Paolo Beltramo

Petrucci lascia la Ducati dopo una stagione difficile: pesano le tensioni dovute al Covid, alla situazione contrattuale, alle discordanze tra Dovizioso e il boss Gigi Dall'Igna, alla fine della sua grande impossibile amicizia con Dovi. Le premesse per ripartire in KTM ci sono, ma l'ex ducatista deve trovare costanza

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Danilo Petrucci da Terni, un altro "atipico" della MotoGP. Non vive infatti una carriera simile alla maggioranza dei piloti che salgono pian piano di categoria, ma arriva subito in MotoGP nel Team di Giampiero Sacchi in sella ad una Ioda-Suter nel 2012. In quegli anni per rinfoltire la griglia di partenza c'era una sorta di "serie B" che correva insieme alle vere MotoGP, si trattava di mezzi che si potevano porre tra una SBK e un prototipo, in questo caso il motore era BMW. Nel 2013 la squadra ternana partecipò ai campionati MotoGP e Moto2 con Zarco.

Insomma un ternano su una moto concepita a Terni sotto l'egida di Sacchi che aveva lavorato anni e anni col Team Pileri, sempre di Terni, gestito dal fratello di Paolo Pileri campione del mondo 1975 della 125. I due fratelli Pileri hanno anche lavorato per un po' insieme tanto che nel 1993 un quattordicenne Valentino Rossi a Misano ha provato per la prima volta una moto da Grand Prix, una Honda RS 125 del Team Pileri.

Ma torniamo a Petrucci, stimolato nella sua passione dal papà, Danilone, che guidava i camion della squadra e da quell'atmosfera unica di Terni dove c'ra stato anche Libero Liberati come campione. Una città dove il nonno di Pileri, così per dire, si chiamava Centauro. Insomma Danilo esordisce in MotoGP anche perché alto, grosso, muscoloso. Tiene botta per 3 anni, poi finalmente, nel '95 gli si apre la via della Ducati con una sella nel Pramac Racing Team, squadra dove resterà fino al 2018, per poi prendere il posto di Jorge Lorenzo e arrivare ad affiancare Andrea Dovizioso. Nei due anni da ufficiale vince due gare: una la Mugello superando alla prima curva dell'ultimo giro Dovizioso e Marquez e quest’anno a Le Mans sul bagnato dominando dall’inizio alla fine.

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Quest'anno Danilo accentua quella sua caratteristica di essere molto altalenante e difatti finisce 12° senza altri podi. Va detto che anche per lui la situazione in Ducati è difficile: già prima dell’inizio del Campionato viene annunciato che lui non correrà più con la moto bolognese, così si accasa in KTM e corre tutta la stagione da separato in casa. Una stagione piene di tensioni dovute al Covid, alla situazione contrattuale, alle discordanze tra Dovizioso e il boss Gigi Dall'Igna, alla fine della sua grande impossibile amicizia con Dovizioso. Insomma davvero un momento duro e difficile per Danilo che ci mette sempre tutto se stesso, ma senza riuscire a disputare una stagione sopra la sufficienza. Alla fine quelli che contano sono i risultati e lo salva la vittoria francese, mentre tutto il resto lo condanna come si capisce dal piazzamento finale.

Manca costanza

Petrux è un pilota che ha bisogno di un ambiente ideale, amico, vicino per rendere al massimo. Poi deve imparare la costanza, qualità che gli è sempre mancata nella sua carriera e che di sicuro una stagione come il 2020 dove i piloti altalenanti sono stati moltissimi, soprattutto in Ducati, non poteva favorire. Insomma meglio così: nuova moto, nuovo ambiente, nuovi stimoli, meno pressioni. Basta non viverla come ultima chance di una carriera che ancora deve dare il meglio. In fondo Danilo ha soltanto 30 anni e le qualità per diventare uno dei migliori costantemente. Quest'anno però, male.

PRO

  • La capacità di vincere in mezzo a tante gare opache
  • Grinta, voglia di farcela
  • La speranza KTM
  • Esperienza
  • 10 podi (2 vittorie, 4 secondi, 4 terzi)

CONTRO

  • Incapacità finora storica di essere costante
  • Molto sensibile all'ambiente
  • Più veloce in prova che in gara anche se senza pole
  • Più pesante della media

 

Dai Danil-One, il 2021 può essere il tuo anno.

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