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31 marzo 2016

"The Caprara identity": il pilota al centro di tutto

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Pietro Caprara con Romano Fenati (Milagro)

Emiliano come Ligabue, determinato e risoluto come Matt Damon nei panni di Jason Bourne, il protagonista dei suoi film favoriti: Pietro Caprara è il direttore tecnico dello Sky Racing Team VR46 e capo tecnico di Fenati

Oggi compie gli anni, a che punto si sente della sua vita?

"Nella vita privata sono al giro di boa, mi sono separato dopo 21 anni di matrimonio. In quella lavorativa mi sento all'interno di un progetto che vale davvero. Con lo Sky Racing Team VR46 abbiamo fatto un passo in avanti e mezzo indietro, nel senso che per volere di Valentino, di Pablo e anche mio, abbiamo riproposto la vecchia scuola delle corse integrandola con il motociclismo moderno".

 

Ci spieghi

"Sembrava difficile solo pensarci, ma devo dire che noi ci stiamo riuscendo. Per vecchia scuola intendo il modus operandi di una volta, quando il mondo delle corse era molto selettivo, quando responsabilità e professionalità erano la base da cui si partiva, quando al centro si metteva il pilota. A causa dei cambi regolamentari che hanno cercato di semplificare il tutto si è abbassata anche la soglia di attenzione professionale. Al Team di Sky la pensiamo tutti allo stesso modo, abbiamo gente che quella scuola l'ha conosciuta eccome, lavoriamo con lo stesso intento. Sentirsi un'entità compatta ed unita anche dal punto di vista umano è fondamentale. Dall'altra parte il motociclismo moderno, essendo più aperto permette che più gente si avvicini aumentando le potenzialità di un vivaio che può nascondere talenti notevoli".

 

Quanto è importante la Moto3?

"Dal punto di vista tecnico è la classe più aperta, e permette ancora di dare una formazione tecnico sportiva, ma anche umana, al pilota. La Moto2 per sua stessa natura non favorisce lo sviluppo completo di un pilota, per questo continuo ad affermare che partire dalla Moto3 sia indispensabile per chi aspira a diventare un campione".

 

Secondo Pablo Nieto (Team Manager ndr) con lei direttore tecnico le cose sono cambiate

(sorride) "Pablo ha esagerato. Abbiamo fatto un grosso lavoro già durante la stagione scorsa, sebbene i risultati non arrivassero. Abbiamo cambiato la moto alla fine del campionato, lo abbiamo fatto tutti insieme, non solo io. Si è trattato di una fatica enorme. Quest'anno è tutto più semplificato, stiamo curando i dettagli. La KTM ora appare molto competitiva, il feedback è buono, i piloti si trovano bene".  

 

Vi aspetta tutto d'un fiato il Gp d'Argentina il 3 aprile e il GP d'America il 10. Due tappe basilari ed un lungo viaggio. Come si affrontano?

"Il fattore viaggio non è da sottovalutare. Lunedì di Pasquetta siamo partiti tutti da destinazioni diverse diretti qui in Argentina. Staremo insieme fino al Texas, questo aiuta. Si cena, si goca, lo spirito della carovana cresce così come l'affiatamento ed il tempo passa velocemente".

 

 Rio Hondo, Fenati vinse nel 2014...  

"Abbiamo ottime aspettative sia per l'Argentina sia per il Texas. Romano è molto carico e motivato.  In Qatar abbiamo anche risolto alcune cose che erano da rifinire e che erano saltate fuori durante i test. Per quanto riguarda Migno aspettiamo conferma, a Losail non ha raccolto quanto invece aveva dimostrato nelle FP.  Per Bulega la pista argentina è sconosciuta ma abbiamo visto che lui va fortissimo anche dove non consoce, sono altamente fiducioso".  

 

Quali sono le cose che tranquillizzano Fenati e quali quelle che lo fanno arrabbiare?

"Avere un ottimo feeling con la moto ed essere in pace con il lavoro fatto rende Romano tranquillo. Le ingiustizie lo fanno arrabbiare". 

 

Quanto si sente soddisfatto?

"Per indole non lo sono mai al 100%, credo ci sia sempre un margine di miglioramento. Comunque da 0 a 100 direi che lo sono all'80. Quando vinceremo il Mondiale potrò dire di esserlo completamente".

 

Per conoscerla meglio, ci dica qual è la sua musica preferita ed il film che ama di più

"La trilogia di James Bourne con Matt Damon, sono film d'azione ma strategici ed intelligenti dove al centro c'è l'uomo e non la tecnologia. Mi piace la musica italiana, adoro Ligabue, abito a pochi km da lui ma questo non c'entra, mi piace la sua forza, la voce, il ritmo e ciò che dice". 

 

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