03 gennaio 2017

Dakar 2017, l’analisi della 1a tappa

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TOY

Solo 39 chilometri di pista veloce, ma non sono mancate le sorprese. Nelle moto alla fine vince Pedrero, con Barreda che butta due minuti nel fiume. Nelle auto in testa Al Attiyah, che deve domare un principio d’incendio.

La prima Tappa della Dakar 2017 non è stata disegnata con i colpi di scena in mente. Quelli vengono da soli. È un anello non chiuso a Est di Asuncion, una speciale di dimostrazione al Paraguay di cosa si deve aspettare più avanti. 39 chilometri appena, di piste “un po’ WRC”, come ha detto Marc Coma. Venticinque minuti “a palla”!

Moto - Joan Barreda, il Pilota catalano su cui Honda punta quasi tutto, è in “modalità” dimostrazione, e guadagna su tutti oltre due minuti. Quando ormai è una “certezza”, il catalano si tuffa nel guado di cui si diceva qui sopra, spegne la Moto e si mette ad armeggiare. Quando riparte un paio dei minuti del vantaggio acquisito è rimasta nel fiume, e la classifica non dice nulla, poiché il ritardo rispetto al vincitore è limitato a una trentina di secondi. Un nulla di fatto che poteva essere un tutto disfatto, e che si traduce in una lezione priva della sanzione, una specie di cartellino giallo.

La gara della moto ritrova uno dei protagonisti della specialità, Joan Pedrero. Il vincitore del Sardegna Rally Race è il più veloce per buona parte della mattinata, e solo nel finale è superato dall’avversario che proprio in Sardegna gli aveva reso difficile la vita, Xavier de Soultrait. Il francese passa al comando, ma poi è beccato da un “autovelox” in trasferimento. Penalizzato e “declassato”, de Soultrait  lascia salire Brabec e Gonçalves.

I Piloti KTM se la sono presa comoda evidentemente considerando che la gara partirà più avanti, Sunderland è quarto ma il Campione in Carica Toby Price addirittura 17°, ma c’è anche chi deve vedersela con lo spietato cinismo della Dakar.

Auto - La classifica della Gara delle Auto non risente dell’episodio che ha rischiato di trasformarsi nel più clamoroso dei colpi di scena. Questo perché l’episodio chiave è avvenuto fuori, pochi metri appena, dalla Prova Speciale. Fiato sospeso. Nasser Al Attiyah, che con il fido Mathieu Baumel corre la sua prima Dakar con la Toyota ora del Team Ufficiale Gazoo, è di quelli che preferisce eliminare ogni variante tattica, soprattutto all’inizio della Prova quando le carte che si posso mescolare sono molte e le combinazioni possibili troppe.

Abile ed esperto su qualsiasi tipo di terreno, il “Principe del Qatar "preferisce “tenere  aperto” e vedere quello che succede. Quest’anno, da quando è passato alla Toyota con Overdrive, il risultato è stato perfetto e ineccepibile, una vittoria a colpo fino a diventare Campione del Mondo Cross-Country Rally. Non va diversamente neanche a Nueva Colombia, il paesino che ospita il fine Speciale.

Il “Principe” vince e stacca Xavier Pons e Joan “Nani” Roma, ma non appena la Toyota del Team Gazoo si ferma davanti al Controllo orario, da sotto il cofano escono fumo e fiamme. Al Attiyah si fa cupo, perde il sorriso ma non il sangue freddo. Estintore, estintore ancora, e ancora, e infine sfila la corda di traino e la stende in attesa del buon samaritano. Che è il compagno di Squadra Giniel De Villiers, che non si fa pregare, aggancia l’amico e riparte con il fardello di metà del potenziale Toyota alla Dakar attaccato alla coda dell’Hilux.

In una tappa decisamente poco congeniale alla configurazione delle Peugeot, nulla di fatto per le Macchine “detentrici”, sparse nella dozzina e con il solo Sainz in evidenza al quarto posto. Come nel caso della gara della Moto, l’aver previsto di affrontare la Speciale in condizioni di “rischio zero”, relega Stephane Peterhansel ben lontano, al dodicesimo posto, al punto che è proprio Monsieur Dakar a sollecitare una sveglia.

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