09 gennaio 2017

Dakar, il punto dopo il riposo. Da dove ripartiamo

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DAK

Dakar 2017 (foto Getty)

La cancellazione della 6^ tappa tra Oruro e La Paz ha concesso una mezza giornata di riposo a tutti. Strameritata. Un po’ di respiro, dunque, dopo il flagello del maltempo boliviano. Accoglienza da capogiro a La Paz. Tutto sul Raid nel magazine serale di Eurosport canale 210 piattaforma Sky (ore 23)

Ci eravamo lasciati dalle Everglades di Oruro, mancavano solo gli alligatori nella palude del bivacco flagellato dalla pioggia a rosicchiare le gambe dei “Dakariani”. Un’esperienza, non c’è che dire, che solo un “Dakariano” D.O.C. può accettare, perché per tutti gli altri, spettatori, commentatori e curiosi, estos son los L.D.Ls, “Los Dakarianos Locos“.

Boliviani fantastici! - Hanno chiuso l’autostrada tra Oruro, la Capitale e l’insediamento militare che ha ospitato il bivacco, e il convoglio ordinato, il cui solo pensiero era stato quello di riuscire a fuggire dalla Cayenna di Oruro, ha potuto vivere l’esperienza, questa sì incredibile, di quella che a memoria di Alzheimer è la passerella record della storia della Dakar, 250 chilometri di ovazioni e urla da curva Nord, di festose “imboscate” per un selfie, milioni di tricolori boliviani a delimitare il corridoio del benvenuto. Incredibile, ripeto!

Giornata di riposo è il punto della situazione. Metà della Dakar 2017 è andata, pericolante nel finale a causa di un’ondata maltempo eccezionale. È stata una settimana di colpi di scena, molti dei quali vengono messi a fuoco meglio durante la domenica di La Paz. Vediamo. È sparito Al Attiyah, è rimasto indietro, per problemi De Villiers, Toyota ha malauguratamente “fallito” e si è defilata mestamente. A difendere la bandiera belga-sudafricana-giapponese è il mito spagnolo Joan “Nani” Roma, che tiene botta al 4° posto. Sono ridimensionate ancora una volta le Mini, che dicono di avere 4 Macchine nei primi dieci, un classico, ma succede che la prima di queste, quella dell’encomiabile Hirvonen, è al 5° posto. Morale, le Peugeot sbancano al giro di boa di metà corsa, continuano a scivolare fulminee sull’onda dello stupore generato dalla prima 2008DKR e confermano la nuova 3008DKR Macchina da battere anche quest’anno. Sornione, simpatico come non mai e super mito, Stephane Pterhansel si permette anche un paio di errori, ma è già in testa e, questa volta, elogia Loeb che sta facendo una gara eccellente al secondo posto. Sorpresa già confermata, la progressione di Despres ci regala un sicuro Fuoriclasse anche in Macchina. Prima, seconda e terza, la Peugeot 3008DKR fa un certo effetto, soprattutto se paragonata alle versioni precedenti della macchina da guerra di Velizy, e non vediamo come le “alternative” potrebbero anche soltanto avvicinarsi ai missili di Bruno Famin.

Italiani? - Fuori Marrini per uno stupido problema di quella schiuma anti “sciacquio” nel serbatoio, ancora dentro i gemelli De Lorenzo, Tassi-Catarsi-Brufola, Scandola-Fossa’, Verzeletti-Cabini.

Moto - Sapete tutto. Sapete che Barreda, quest’anno superveloce e controllato, ovvero quasi perfetto, ha scambiato venti minuti di vantaggio con un’ora di ritardo per un errore da cadetti del Team. Le dinamiche degli errori sono spesso ciniche e sorprendenti, l’errore è parte dell’umanità dell’essere, ma purtroppo l’errore commesso da una Squadra Ufficiale, tra l’altro in gran forma, diventa “tecnicamente” inaccettabile. Comunque la Squadra venderà cara la pelle, e Barreda ha confermato che cercherà di non prendere troppi rischi, ma che non si darà per vinto e attaccherà fino a Buenos Aires.

Navigazione e penalità - È il layout della prima settimana di Dakar 2017. Molti errori, ergo molte punizioni. Ai sei del Team Honda puniti per il rifornimento fuori percorso si sono aggiunti, vendetta, tremenda vendetta (ma inutile) anche Svitko e De Soultrait, che stavano conducendo una bellissima gara (è comunque bella). La scrematura è forte. Dopo l’incidente del Campione in carica, Toby Price, e la svista di Barreda, adesso il confronto è tra gli outsider. Sunderland ha rilevato la leaderhip, che merita comunque, e Quintanilla che gliel’ha ceduta sembra avanzare una candidatura concreta. Si sta mandando in scena la rivincita del confronto dell’intera stagione di Campionato del Mondo. Interessante. Ancora più interessante è, tuttavia, la composizione del gruppo degli inseguitori. Van Beveren, Farres e Walkner. Ciascuno dei tre ha i suoi atout da giocare, ha interpretato alla perfezione questa edizione del Rally, e merita qualsiasi colpo di fortuna possa intervenire.

Il punto è anche il bollettino medico - Rassicurazioni. Price e Botturi hanno condiviso la stessa stanza all’ospedale Arco Iris (Arcobaleno, questi qui fanno dello spirito). Stanno bene, ora. Price è stato operato per comporre la quadrupla frattura del femore, e il Gigante di Lumezzane è un po’ suonato ma ce lo racconta lui al bivacco. Buon segno. Italiani ancora in gara? Non è un problema di classifica, abbiamo visto tempi migliori. Nell’ordine di apparizione perché sono comunque dei protagonisti, Ruoso, Agazzi, Manca, Lucchese, Metelli, Toia, Picco e Olivetto.

Il futuro? - Se ne parla, si chiacchiera di una Dakar stretta in Sud America, ma non ci si pensa troppo. Il futuro immediato è portare a Buenos Aires questa edizione progettata difficile e diventata difficilissima, anche per la gestione. Intendiamoci, è una vera Dakar, in questo senso bellissima e purificata grazie al lavoro e alla decisione di Marc Coma. Adesso si riparte verso Sud, e si comincia con la Tappa Marathon. Uyuni e Salta, due giorni senza assistenza intermedia minacciati dalla pioggia. Una bella fetta della speciale verso Uyuni è già saltata, la Tappa La Paz-Uyuni è ancora di 805 chilometri, ma alla Speciale centrale ridotta a 161 chilometri bisogna aggiungere le appendici dei trasferimenti di 404 e 240 chilometri, prima e dopo. L’idea è di non fermarsi più ma non è l’Organizzatore che comanda, in questi casi. Dipende dalla pioggia. E piove forte, possiamo “rassicurarvi”.

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