22 maggio 2017

Nicky Hayden, il personaggio raccontato da Paolo Beltramo

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A 35 anni è morto Nicky Hayden: lo statunitense non ce l'ha fatta dopo l'incidente in bicicletta dello scorso mercoledì. Vi raccontiamo chi era il ragazzo del Kentucky apprezzato da tutti, che non si è mai atteggiato a star. Anche quando avrebbe potuto

È così, non te lo aspetti mai. Una notizia come quella della morte di Nicky Hayden dopo un incidente mentre si allenava, come sempre, in bicicletta, è arrivata in un placido primo pomeriggio di un insignificante mercoledì pre gara. L’attenzione di tutti rivolta a Le Mans dove si correrà domenica il Motomondiale, l’eco della gara di Imola della Superbike sempre più lontana. Invece è arrivata la mazzata: Kentucky Kid se n’è andato. Il pilota americano, campione del mondo della MotoGP nel 2006, quando interruppe il quinquennio di successi consecutivi di Valentino Rossi, era in coma all’ospedale di Cesena, il più attrezzato della Romagna.

La passione per la bicicletta

Nicky si era fermato per qualche giorno di vacanza dopo la gara imolese. Andare in bici per lui era normale, naturale: lo faceva da sempre, accompagnato in questa passione da moltissimi suoi colleghi piloti. Il ciclismo è infatti uno sport molto praticato e amato dai piloti. Hayden è stato l’ultimo campione del mondo americano, il punto -per ora- finale di una grande scuola che ha dato al motociclismo piloti come Kenny Roberts (prima il padre, poi il figlio), Pat Hennen, Freddie Spencer, Randy Mamola, Eddie Lawson, John Kocinski, Wayne Rainey, Kevin Schwantz.

Un ragazzo educato

Signorile, gentile, sorridente, disponibile, amato e apprezzato da tutti, indistintamente. Non si è mai atteggiato a star, neppure quando ha dovuto arrendersi alla consapevolezza di essere l’idolo motociclistico di centinaia di migliaia di ragazze che stravedono per lui, Nicky il Bello. È cresciuto in una famiglia tutta appassionata di moto: hanno corso i due fratelli, addirittura la mamma, mentre il padre possiede a Owensboro, nel Kentucky, un negozio di auto usate chiamato "Second Chance".

Nella sua carriera

Ha disputato 218 GP, tutti in MotoGP guidando Honda Ducati. Ha vinto un mondiale (2006), tre gare, per 28 volte è salito sul podio. Non un fenomeno, ma un riferimento per serietà, onestà, ricchezza umana. Il suo tracciato preferito è Laguna Seca, in California dove ha vinto per due anni di seguito. L’altro successo ad Assen, in quel per lui magico e difficile 2006. Sapere che era in terapia intensiva, senza conoscenza, pieno di fratture e con un preoccupante ematoma cerebrale, lascia sgomenti. E riporta tutti alla consapevolezza di quanto fragili siano quelle che il nostro inconscio considera corazze. Soprattutto se andiamo in bici sulle strade comuni. La dinamica non è stata ancora chiarita, conta poco sapere chi abbia ragione. Il dramma è che tutti i giorni, o quasi, succede qualcosa di molto simile a ciò che è capitato a Nicky. E non è giusto.

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