12 settembre 2017

Tony Cairoli, il 9 volte campione del mondo visto da... vicino

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Antonio Cairoli, 9 volte Campione del Mondo MXGP (foto:https://twitter.com/antoniocairoli)

Il profilo di Antonio Cairoli nelle parole di chi lo conosce bene e lo frequenta da anni sulle piste del mondiale Cross. Ecco cosa pensano del nove volte campione del mondo Everts, Malin, Bartolini

Stefan Everts (10 volte campione del mondo e attuale team manager Suzuki)

«Tutto quello che ha avuto se l’è meritato, specie ultimamente che ha dovuto sopportare anche dei seri infortuni e grossi problemi famigliari. Sono stati per lui tempi duri, e vederlo ora ritornare al suo “vecchio” livello quando faceva cose magiche sulla moto è stato un piacere e dimostra come sia un vero campione e non solo un campione normale». Anche Herlings è stato molto forte, ma solo dopo metà stagione. «Nel suo caso penso si sia trattato più che altro di un problema di sicurezza nelle sue possibilità, se ci avesse creduto sin dall’inizio probabilmente sarebbe stato in lizza per il titolo prima di metà anno. Così è arrivato tardi, permettendo a Tony di prendere il largo e amministrare il suo vantaggio macinando punti con la massima oculatezza». Qual è il segreto di Tony per vincere così a lungo? «L’aver trovato il giusto compromesso tra allenamento, tempo libero e business, il divertimento che gli da ancora correre con la moto, e l’avere a disposizione una buona squadra dove si sente bene da tanti anni. Tre elementi che abbinati assieme ti permetto di goderti quello che fai perché a fine giornata è importante che ti sia divertito così da continuare a farlo a lungo, diversamente crolli prima. So bene cosa vuol dire perché la stessa situazione l’ho affrontata nella mia ultima stagione di gare, quando trovai il giusto equilibrio con questi tre aspetti, avrei potuto continuare più a lungo ma mi stancai di certi aspetti collaterali che non riguardavano la gara in se e nel 2004 mi svegliai al GP di Lichtenwoorde sentendo qualcosa dentro che mi fece decidere che avrei smesso da li a due anni, per fortuna è capitato nel momento migliore della mia carriera».

Paul Malin (Ex pilota iridato e ora commentatore televisivo Youthstream)

«Il titolo se lo merita in pieno perché ha preso il controllo del campionato dal primo GP, e non conta se Herlings si è infortunato ad inizio stagione o se Gajser ha perso il comando per una serie di cadute perché ciò è quanto successo a Tony negli ultimi due anni. Le competizioni sono così in qualsiasi sport, nessun risultato è mai garantito. Antonio ha iniziato la stagione già fortissimo ancora prima che iniziassero i GP, lanciando il chiaro messaggio agli avversari che era tornato come ha poi confermato vincendo subito in Qatar. D’altronde è un pilota molto intelligente, che sa come vincere i titoli come dimostra il fatto di aver vinto meno manche di Herlings ma nonostante ciò ha accumulato un vantaggio in campionato quasi imbarazzante. E’ curioso ripensare quando vinse il suo 5° o 6° titolo che si diceva che non avrebbe mai raggiunto il record di Everts perché avrebbe dovuto vincere ancora tanto consecutivamente, ed invece eccoci oggi ancora a decantare la sua grandezza. Per un pilota così veloce e talentuoso il prossimo anno sarà impegnativo vista la competitività di Jeffrey ma non impossibile, grazie anche al supporto di Claudio De Carli che gli è sempre stato vicino in tutti questi anni e che lo ha sempre supportato al meglio da tutti i punti di vista. Inoltre ha ancora una straordinaria voglia di vincere che gli permette di continuare ad avere quella perfetta combinazione di velocità, determinazione e preparazione atletica».

Andrea Bartolini (Campione del mondo motocross 500 nel 1999)

«Tony è stato il pilota che ha amministrato meglio la stagione, inoltre ha anche il merito di aver vinto molto e non bisogna guardare ora che Herlings è al massimo livello quando invece lui ha comprensibilmente dovuto correre tenendo d’occhio anche il campionato. Un altro punto a suo favore è il fatto di avere dopo tanti anni ancora la voglia e la costanza di lavorare duramente e fare sacrifici. E questo ti dimostra come i veri campioni siano piloti come lui ed Everts, atleti nati vincenti che hanno saputo ripetersi nel tempo. Antonio è arrivato al suo 9° titolo con la capacità di lavorare costantemente per 11 mesi all’anno e con la rara dote di saper ragionare durante la gara così da saper quanto forzare per riuscire a vincere, lo dimostra il fatto che nella sua lunga carriera ha avuto pochi infortuni. E se ha ancora questa motivazione è giusto che prosegua perché per altri due anni può continuare ad essere favorito per il titolo sostenuto oltretutto da un fisico ancora piuttosto integro».

Claudio De Carli (Team Principal KTM Red Bull De Carli)

«Quando inizi a lavorare con Tony per la stagione successiva capisci che il sogno che hai nel cassetto ha fondate speranze che si tramuti in realtà e quest’anno tutti eravamo convinti di potercela fare visto il grande lavoro che avevamo fatto durante l’inverno. Avevo capito che era una cosa concreta già prima di iniziare la preparazione invernale quando gli chiesi che intenzioni aveva, se magari col passare degli anni si sentiva già un po’ appagato, e semplicemente guardandolo negli occhi ho realizzato che la sua voglia di vincere non era cambiata affatto. E la nostra è stata una soddisfazione doppia, visto che in molti lo avevano dato come un pilota in declino, e la sofferenza patita in questi ultimi due anni a causa dei suoi infortuni. Lavorare con lui comunque è sempre un piacere, addirittura tutti questi anni passati assieme sembrano volati e pensare al primo titolo del 2005 sembra ieri perché all’interno del team fa stare tutti bene e in armonia, ha sempre la battuta pronta, non si monta mai la testa e passa molto tempo con noi, avere lui in squadra è stata proprio una fortuna». Lui è entrato nel team quando aveva 18 anni, si può dire che l’hai plasmato anche tu? «E’ arrivato in punta di piedi e con la massina discrezione, ascoltando l’ABC del motocross mondiale. Da quel momento in poi però è stato una sua evoluzione continua che abbiamo fatto sempre di pari passo, tanto che lui non è riuscito a fare a meno di noi e noi di lui, e probabilmente abbiamo fatto bene così perché assieme abbiamo vinto nove titoli iridati con una solidità temporale che penso sia da record. Nei vent’anni della mia attività come team manager sommando quello di Chicco Chiodi nella 125 sono 10 i titoli iridati che la mia squadra ha vinto». Il segreto dei successi di Tony si basa su determinazione, forza mentale, tecnica di guida, ecc., quella del team De Carli invece? «Che quando non si vince nel momento in cui arrivi a casa analizzi subito i motivi e qual è la strada per ritornare ai massimi livelli senza montarsi la testa. Inoltre noi lavoriamo col pilota non solo a livello tecnico ma anche a quello psicologico, praticamente è un lavoro a 360° che ti fa entrare in un’atmosfera quasi magica che penso in pochi siano riusciti a fare, tra i quali Rinaldi con Everts e De Coster con Dungey. Ciò ci ha sempre dato la carica per fare il massimo anche sulla moto, che abbiamo sviluppato continuamente sin da quando abbiamo avuto per le mani la 350 che abbiamo cucito addosso a Tony fino ad arrivare alla 450 di quest’anno che ci ha dato così tante soddisfazioni del livello che abbiamo raggiunto da poter dire che mi sento molto fiero di quanto fatto».

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