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03 dicembre 2016

Houston imbarazza Denver, Gallinari 16 e sconfitto

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I Rockets, reduci dalla vittoria con Golden State la sera prima, dominano sul campo dei Nuggets dall'inizio alla fine. Nel post-partita il Gallo definisce la sconfitta "imbarazzante"

Per anni si è detto che i Denver Nuggets godessero di un vantaggio notevole, ovverosia quello di giocare 1.600 metri sopra il livello del mare. Una quota che fiaccava in fretta le resistenze degli avversari, spesso reduci da viaggi lunghi e faticosi in giro per la costa ovest con arrivi in albergo in piena notte. Gli Houston Rockets sembravano avere l’identikit perfetto per subire questo destino: all’ultima fermata di una trasferta da cinque partite e soprattutto reduci dalla vittoria in doppio overtime la sera prima sul campo dei Golden State Warriors, era lecito aspettarsi che James Harden e soci venissero surclassati fisicamente dai giovani e rampanti Nuggets. Invece è successo esattamente il contrario.

Anche l’attacco vince le partite – Piuttosto che abbassare il ritmo e gestire, i Rockets hanno fatto quello che viene loro meglio, ovverosia attaccare a testa bassa e alzare a dismisura il numero di possessi. Ne è uscito il miglior quarto (42 punti) e il miglior primo tempo della stagione (e degli ultimi 26 anni in trasferta), in cui hanno segnato 73 punti con 9/20 da tre e 16/17 ai liberi, mandando in doppia cifra Ryan Anderson (17 con 4/7 da tre), Trevor Ariza (13) e James Harden (12 pur con 3/10 al tiro). È l’undicesima volta su 20 partite che Houston segna 60 o più punti nel primo tempo, la quarta nelle ultime cinque. I Nuggets hanno cercato di gestire la mareggiata grazie ai “soliti” 15 punti dalla panchina di Wilson Chandler che hanno tenuto i padroni di casa sotto di soli 10 punti all’intervallo, ma la scarsa applicazione difensiva era ben visibile da canestri come quello di Eric Gordon allo scadere, che è arrivato fino al sottomano praticamente indisturbato.

Il fuoco da tre punti – Nel secondo tempo i Rockets hanno abbassato i ritmi ma hanno continuato a macinare punti, vincendo sia il terzo che il quarto quarto di 8 punti complessivi e portando a casa una partita che hanno condotto dall’inizio alla fine. Risultato abbastanza impressionante, considerando le condizioni fisiche in cui avrebbero dovuto trovarsi, visto che erano arrivati in albergo alle 5 del mattino. Le conclusioni da tre sono state per l’ennesima volta la chiave della loro vittoria: Houston ha tirato 17/37 dall’arco, estendendo a 19 la loro striscia di partite con almeno 10 triple segnate, la più lunga della storia della Nba. Alla fine sono stati sette i giocatori in doppia cifra, guidati da un Harden da 20 punti, 6 rimbalzi e 7 assist pur con 5 palle perse e 6/16 al tiro e il career high da 17 punti di Sam Dekker, sempre più centrale nelle rotazioni di Mike D’Antoni.

Denver abbiamo un problema – Per i Nuggets si tratta della settima sconfitta sulle dieci partite disputate in casa e soprattutto la terza su quattro contro avversarie reduci da un back-to-back, in quelle che una volta erano le “loro” vittorie. Un bel campanello d’allarme per la squadra di Danilo Gallinari (autore di 16 punti e 5 rimbalzi con 6/11 dal campo e 2/3 da tre), che nel post-partita ha definito la sconfitta “imbarazzante” e ha aggiunto: “Non possiamo solamente dirci le cose, dobbiamo farle, a partire da me. Devo giocare e difendere meglio. La nostra difesa è inesistente al momento”. A Denver urge cambiare rotta, se non si vuole perdere il treno per i playoff, con l’ottavo posto ormai distante due partite e mezza.

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