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04 dicembre 2016

Toronto non si ferma, Thomas trascina Boston

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Sesta vittoria in fila per i Raptors, sesta sconfitta consecutiva per Atlanta. Isaiah Thomas domina il finale sul campo di Philadelphia. Vittorie interne per Milwaukee su Brooklyn, Dallas su Chicago, Portland su Miami e Golden State su Phoenix.

 

Toronto Raptors-Atlanta Hawks 128-84 — Non si ferma la striscia di vittorie dei Raptors, che con il sesto successo in fila raggiungono i Cleveland Cavaliers in cima alla Eastern Conference alla vigilia dello scontro di lunedì notte. Non si ferma nemmeno il crollo verticale degli Hawks, che si trovano esattamente nella situazione opposta: per loro si tratta della sesta sconfitta consecutiva, la nona nelle ultime dieci partite, scivolando sotto il 50% di vittorie (10-11) e fuori dalla zona playoff. “Non c’è molto da dire, ci hanno davvero dominato. Merito loro” ha commentato uno stringato Mike Budenholzer nel post-partita. Per Toronto otto giocatori in doppia cifra — guidati dai 21 di DeMar DeRozan e dalla prestazione da 17+8+8 di Kyle Lowry — e il +44 finale rappresenta il più ampio margine di vittoria nella storia della franchigia.

Philadelphia 76ers-Boston Celtics 106-107 — Sono partite come queste che mostrano la differenza tra avere e non avere un All-Star. I 76ers lo cercano da anni — e avevano le loro due migliori speranze, Joel Embiid e Ben Simmons, indisponibili per la partita —, i Celtics invece l’hanno trovato quasi per caso in Isaiah Thomas, e grazie a lui hanno vinto una partita in cui erano andati sotto anche di 11 nel primo tempo. Nell’ultimo quarto è stata la point guard da Tacoma a segnare 12 punti consecutivi toccando quota 37, suo massimo stagionale eguagliato e solo a un punto dal suo career-high. A nulla è valsa la miglior partita della giovane carriera Nba di Dario Saric, autore di 21 punti, 12 rimbalzi e il canestro del pareggio a 34 secondi dalla fine, prima che Thomas trovasse il sottomano decisivo. “Amo l’ultimo quarto” ha dichiarato il numero 4 di Boston. “Alcuni si irrigidiscono e si intimidiscono. Io voglio diventare un grande, voglio essere uno di cui i miei compagni possono fidarsi quando la partita è in bilico”.

Milwaukee Bucks-Brooklyn Nets 112-103 — Quarta vittoria in fila per i Milwaukee Bucks di Jason Kidd, che hanno dovuto sudare più del previsto per aver ragione dei Brooklyn Nets. Dopo essere andati avanti anche di 16 punti a inizio terzo quarto, i giovani Bucks hanno fatto rientrare i Nets con un parziale di 26-13 per chiudere il quarto, arrivando nel finale di partita sul 94 pari. A quel punto hanno avuto bisogno di un mini-break di 9-1 per chiudere la gara, mandando sei giocatori in doppia cifra guidati dai 20 con 7 rimbalzi di John Henson e il massimo stagionale di Matthew Dellavedova a quota 18. Giannis Antetokounmpo ha finito con la solita serata in ufficio: 16 punti, 10 rimbalzi, 6 assist e 5 stoppate, massimo in carriera pareggiato, mentre per i Nets non sono bastati i 24 di Bojan Bogdanovic. 

Dallas Mavericks-Chicago Bulls 107-82 — Con Dirk Nowitzki ancora fuori a tempo indeterminato per i problemi al tendine d’Achille, le responsabilità offensive dei Mavs — il peggior attacco della Lega prima di questa partita — ricadono tutte sulle spalle di Harrison Barnes e Wesley Matthews. I due esterni si sono divisi equamente i momenti della partita: 17 dei 22 punti di Barnes sono arrivati nel primo tempo, 20 dei 26 di Matthews nel secondo con 7/11 da tre e i Mavs hanno colto la quarta vittoria della loro stagione. I Bulls — atterrati a Dallas alle 2:30 del mattino dopo aver battuto i Cavs la notte precedente e senza Dwyane Wade — sono andati sotto di 17 nel primo quarto e non si sono mai avvicinati oltre i 6 punti, nonostante i soliti 26 di Jimmy Butler — arrivato alla 12esima partita consecutiva oltre quota 20, pareggiando Michael Jordan nelle ultime 20 stagioni dei Bulls.

Portland Trail Blazers-Miami Heat 99-92 — Seconda vittoria in fila per i Blazers, che contro Miami non si affidano solamente all’attacco (nessun giocatore sopra i 20 punti, non era ancora successo quest’anno in una vittoria) ma tengono gli avversari sotto quota 100 per la terza volta dall’inizio della stagione, la prima nelle ultime 14 partite. La sfida con gli Heat si è risolta solo nel finale, con C.J. McCollum a segnare 7 dei suoi 17 punti nell’ultimo quarto, appena dietro i 19 di Dame Lillard. Miami non è riuscita a vincere la terza in fila per la prima volta in questa stagione, complici anche le assenze per infortunio di Winslow, Waiters e Richardson, oltre all’espulsione per doppio tecnico di James Johnson. Per Hassan Whiteside solita doppia-doppia monstre da 28 punti e 16 rimbalzi, confermando la statistica che lo vede più prolifico nelle sconfitte (quasi 20 punti di media) che nelle vittorie (appena sopra i 14).

Golden State Warriors-Phoenix Suns 138-109 — Sono 106 partite in fila che i Golden State Warriors non perdono due gare consecutivamente. Non fa eccezione l’immediata vittoria raccolta contro i morbidi Phoenix Suns, che subiscono 138 punti dal miglior attacco della Nba senza opporre troppa resistenza. Lo spartito è quello che abbiamo iniziato a conoscere bene in questi anni: parziale nel terzo quarto propiziato da Steph Curry (20 dei suoi 31 arrivano dopo l’intervallo) a cui si aggiungono i 26 di Klay Thompson con 6 bombe (massimo stagionale) e i 20 con 8 assist di Kevin Durant. A proposito di assist: Draymond Green ha toccato il suo massimo stagionale a quota 13 e gli Warriors ne hanno accumulati 37 su 49 canestri segnati, superando quota 30 assist per la 14esima volta in questa regular season. Per rendere l’idea: il resto della Nba messo assieme ne ha fatte 30, con Cleveland seconda nella classifica a quota quattro.

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