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10 dicembre 2016

Lakers vs. Knicks, due squadre agli opposti

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Carmelo Anthony, protagonista con i suoi New York Knicks nella striscia di cinque successi nelle ultime sei gare giocate (Foto Getty)

Nel weekend la squadra di New York farà visita ai losangelini, arrivando allo Staples Center forte di cinque successi nelle ultime sei gare disputate. In casa Lakers, invece, dopo l'illusione iniziale sono tornati a galla i soliti problemi 

Una delle sfide più affascinanti che regala il weekend Nba è quella che domenica notte andrà in scena allo Staples Center: Los Angeles Lakers-New York Knicks, la seconda partita in trasferta per Carmelo Anthony e compagni all’interno di un ciclo di cinque consecutive a Ovest. È il pretesto per parlare di due squadre che arrivano al termine di un primo quarto (abbondante) di stagione vissuto con aspettative e soprattutto con risultati opposti. Da una parte l’illusione iniziale andata via via scemando nel corso delle partite in casa Lakers, dall’altra la striscia di successi arrivati dopo il claudicante avvio per i Knicks. Il minimo comun denominatore non può che essere Phil Jackson, pentacampione Nba nel ruolo di allenatore ai Lakers e poi, dal 2014, presidente dei New York Knicks, di ritorno nella Grande Mela dopo i due titoli vinti negli anni Settanta da giocatore con i bluarancio.

Lakers up&down – I gialloviola ai nastri di partenza non avevano grandi pretese, ma il gioco espresso e anche la convincente vittoria casalinga nel primo incrocio stagionale contro Golden State sembravano indicare un processo di crescita in fase più avanzata rispetto alla tabella di marcia. Un’illusione andata a sbattere contro un calendario non semplice (gli stessi Warriors nei due incroci successivi hanno scherzato contro la squadra di coach Walton) e contro alcuni infortuni che hanno costretto l’ex allenatore in pectore di Golden State a ridisegnare le rotazioni. Con D’Angelo Russell ai box da dieci partite e Nick Young fuori da cinque incontri, i Lakers hanno visto naufragare il loro record, sconfitti in dieci delle ultime tredici giocate. In questo lasso di tempo sono diventati la peggior difesa e il 26° attacco Nba, un disposto combinato che genera il peggior Net Rating con distacco dell’intera lega (-14.7 con Brooklyn 29° a quota -11.2).

Lou Williams e soci - La panchina, di gran lunga la migliore Nba per punti segnati nella prima dozzina di gare, in parte rivoluzionata dalle assenze, resta comunque la più prolifica, ma ha perso la sua spinta iniziale nonostante un Lou Williams on fire, diventato il miglior marcatore dei Lakers da quando D’Angelo Russell siede in borghese in prima fila. Il miglior sesto uomo del 2015 nelle ultime quattro sta viaggiando a 34 punti di media, ma il risultato finale non cambia. "Perdere è perdere - ha commentato il diretto interessato dopo il ko contro Phoenix - non siamo qui per conquistare vittorie morali". Il Net Rating in casa Lakers senza Williams sul parquet precipita, passando da -1.9 con lui in campo a -32.3 quando siede in panchina. Un crollo verticale, come quello su cui i losangelini vogliono provare a scrivere la parola fine.

Knicks, down&up – Anche New York nelle ultime sei gare disputate ha un Net Rating negativo (-2.3), ma il record ciò nonostante dice 5-1 (i dati, forse, non raccontano proprio tutto nel basket). Successi arrivati contro squadre di seconda (se non terza) fascia, certo, ma che hanno portato i Knicks - guidati dalla coppia Anthony-Porzingis - a recitare il ruolo di outsider in una conference in cui regna l’equilibrio alle spalle delle due battistrada Cavaliers e Raptors. L’assenza di Derrick Rose non ha pesato nella sfida contro i Kings rimpiazzato da un Brandon Jennings che svuota di talento la panchina ma che si è dimostrato più volte all'altezza del ruolo di point guard titolare. 

 

Questione Jackson – A creare discussione anche quando le cose vanno per il verso giusto, però, ci pensa Phil Jackson, che dopo la querelle nata dal termine "posse" riferito alla cricca di amici di LeBron James, ha ben pensato stavolta di puntare il dito contro Carmelo Anthony: “'Melo può interpretare il ruolo che in passato è stato di Michael Jordan e Kobe Bryant all'interno dell'attacco triangolo, ma spesso vuole tenere troppo a lungo il pallone, mentre noi abbiamo delle regole. Se fermi la circolazione di palla per due secondi, gli avversari ne traggono un beneficio. E lui spesso ha la tendenza a trattenerla per tre, quattro o cinque secondi di fila e tutta la squadra è costretta a fermarsi attorno a lui”. Esternazioni che di certo non hanno fatto felice il numero sette, il quale non ha apprezzato la dimensione pubblica delle critiche: “Se lui ha qualcosa da dire o da farmi notare, la mia porta è sempre aperta. Mi scrive spesso, parliamo di qualsiasi tipo di problema. Accolgo sempre a braccia aperte una discussione con lui”. Critiche che sono arrivate anche da altri fonti dall'interno della franchigia, sempre all'indirizzo di Anthony. "So che può succedere, questa è New York, so cosa aspettarmi". Risposte evasive a parole, ma cariche di significato: a lanciare un messaggio ci penserà come sempre il campo.

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