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10 dicembre 2016

NBA, impossibile vincere? Mah...

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Mah

Cheri Mah è il nome di una ricercatrice dello Human Performance Center di UC San Francisco che, calendario Nba alla mano, ha individuato alcune partite impossibili da vincere. Il motivo? La stanchezza, tra viaggi, partite e trasferte. 

Una delle priorità di Adam Silver da quando è commissioner Nba è stata quella di ridurre il peso di un calendario sempre più percepito da giocatori e squadre come troppo lungo e stancante. Chiaro, la soluzione da un certo punto di vista ottimale sarebbe quella di ridurre il numero delle 82 partite, ma si sa, il business Nba funziona alla grande, i palazzetti sono pieni, i rating televisivi alti e quindi diventa assurdo contrarre il numero delle partite proprio in questo momento storico. Che fare, allora? In attesa che già a partire dal prossimo anno la preseason venga ridotta a un massimo di sei gare per squadra - in modo da far iniziare il campionato circa una settimana prima, permettendo così di spalmare le gare su più giorni - la questione sta guadagnando attenzione, mentre alcune modifiche sono già state apportate.

Cos'è il Mah Score - Più di una squadra Nba, ad esempio, attraverso personale interno o l'impiego di consulenti esterni, sta guardando con sempre più interesse al modo di minimizzare gli sforzi e massimizzare il riposo dei propri giocatori, nell'arco della lunga stagione. I riposi programmati da coach Popovich per le proprie stelle (e poi imitati da molti altri allenatori) sono una prima risposta, ma anche fattori come il ruolo del calendario e quello dei cicli di sonno degli atleti sono sotto attenta fase di studio. Allo Human Performance Center della University of California, San Francisco, ad esempio, la ricercatrice Cheri Mah ha legato il suo nome a un particolare indice (ribattezzato Mah Score) che segnala le partite più difficili (o meglio, quasi impossibili) da vincere, in base a un mix di fattori che vanno dai chilometri percorsi in interminabili viaggi aerei ai giorni di riposo fino alla frequenza delle partite. La fotogallery vi porta all'interno di ciascuna di queste gare, per vedere com'è andata finora. 

Giocare meno, giocare meglio - Proprio la stesura del calendario stagionale è stata oggetto di un gran lavoro all'interno degli uffici della lega. Si è cercato di ridurre, ad esempio, i cosidetti back-to-back (due partite in due sere consecutive): la media Nba è ora fissata a quota 17, e nessuna squadra quest'anno ne giocherà più di 18 (le cinque sfortunate sono Hawks, Cavs, Clippers, Bucks e Kings) mentre saranno solo 14 per Timberwolwes, Suns e Nets. Ancora più interessante il giro di vite fatto nei confronti di quei veri tour de force che rispondono al nome di quattro partite in cinque sere: solo due anni fa un'occorrenza del genere capitava 70 volte durante l'arco della stagione, mentre oggi non sono più di 20. Ben dieci squadre (Atlanta, Brooklyn, Cleveland, Indiana, Milwaukee, Minnesota, New Orleans, Phoenix, Sacramento e Toronto) non dovranno sopportare mai i rigori del "quattro-in-cinque", mentre tutte le altre squadre ne hanno solo uno in calendario.

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