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12 dicembre 2016

Niente tripla doppia, ma Westbrook rimonta e vince

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Si interrompe a sette la striscia di triple doppie della superstar dei Thunder, ma i suoi 37 punti, 12 rimbalzi e 6 assist spingono OKC alla vittoria contro Boston

Dopo sedici giorni e sette partite, la striscia di triple doppie di Russell Westbrook è giunta al termine nella gara casalinga contro i Boston Celtics. Non che a lui, almeno pubblicamente, dispiaccia poi così tanto: “Onestamente sono solo felice che abbiamo vinto, quella è la cosa più importante. Io come giocatore cerco sempre di guardare avanti, e forse a fine stagione ne potrò parlare, ma per ora il mio lavoro è andare avanti e prepararmi per la partita con Portland”. La striscia si è interrotta per aver chiuso “solamente” con 6 assist, un po’ perché i compagni hanno tirato malissimo da fuori (1/16 da tre a fronte del suo 2/5 personale) e un po’ perché Westbrook ha creato solo 12 passaggi che hanno portato a un tiro, ben sotto la media stagionale di 20.5. Il fatto che Victor Oladipo, tiratore da 38% da tre in stagione, abbia dovuto lasciare la partita sul finire del primo quarto per un infortunio al polso dopo una brutta caduta sulla schiena sicuramente ha influito sulla fine della striscia. Ma ben di più ha influito Westbrook sul risultato della gara, dominando il finale tanto fisicamente quanto mentalmente.

Dominio nel pitturato — Che il momento storico di Westbrook si sia interrotto proprio contro i Boston Celtics non deve sorprendere poi molto: sono 226 partite consecutive che un avversario dei biancoverdi non finisce con una tripla doppia, la striscia più lunga tra quelle attive in Nba. Scommettiamo però che coach Brad Stevens avrebbe preferito di gran lunga lasciare la gloria personale a Westbrook piuttosto che vedere i suoi subire così tanto sotto canestro, visto che i Thunder hanno segnato 66 punti nel pitturato tirando con un ottimo 33/53. Al Horford e compagni non sono riusciti a tenere né Westbrook (16 punti in area per lui) e neanche il mostro a due teste formato da Steven Adams (16 punti e 8 rimbalzi) e Enes Kanter (14+6), gli unici altri giocatori in doppia cifra per OKC. E dire che i Celtics avevano fatto gara di testa chiudendo sul +4 all’intervallo e toccando anche il +13 nel terzo, prima che Westbrook decidesse che era arrivato il momento di vincere.

Russ Unchained — I Celtics si stanno accorgendo quanto sia difficile per loro creare attacco nei momenti decisivi se non possono contare sulla loro stella Isaiah Thomas, ancora fuori per un problema all’inguine. Il 13-24 subìto negli ultimi 8 minuti di partita racconta bene questo loro storico difetto, ma è stata la difesa a collassare senza riuscire ad opporsi a uno scatenato Westbrook da 13 punti in quel lasso di tempo, che gli hanno permesso di chiudere a quota 37 punti (14/26 dal campo) con 12 rimbalzi pur con 7 palle perse. Ma ancor più dei numeri, sono le singole giocate del numero 0 nell’ultimo periodo ad aver deciso la partita: un tocco a rimbalzo d’attacco per avere un altro possesso, un tocco su una palla vagante con tre Celtics attorno, una palla contesa forzata in difesa e poi vinta lanciando Semaj Christon in contropiede. Soprattutto, il sottomano che ha spezzato la parità sul 94 pari a 30 secondi dalla fine.

A un tiro dall’overtime — Eppure i Celtics — che hanno mandato cinque giocatori in doppia cifra guidati dai 19 punti di Al Horford, i 18 di Avery Bradley e Jae Crowder e gli 11 di Jaylen Brown e Marcus Smart — avevano avuto il pallone per pareggiare, dopo che Westbrook aveva sbagliato il libero per il +4 e Boston era riuscita a ripartire velocemente in contropiede. La tripla completamente smarcata di Smart si è però stampata sul ferro, lasciando ai Celtics il sapore amaro della beffa per quella che è la settima sconfitta in volata a fronte di sole 8 vittorie, la maggior parte delle quali nell’ultimo periodo. “Non si può nemmeno descrivere a parole” ha dichiarato Smart dando voce alla frustrazione dello spogliatoio. “Giochiamo bene nel primo tempo, o anche per tre quarti, quindi ci blocchiamo nel quarto e lasciamo che gli avversari rimontino e si prendano la partita. Questa storia deve finire”. Avranno la possibilità di farlo a San Antonio, ma il rientro di Isaiah Thomas si fa sempre più necessario.

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