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15 dicembre 2016

NBA, la stagione di Gallinari e dei Nuggets

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I Denver Nuggets (10-16) languono nelle zone medio-basse della classifica NBA. Una situazione inattesa, che sia la squadra del Colorado che Danilo Gallinari devono cercare di scrollarsi di dosso il prima possibile 

La mediocrità nella NBA non è un buon viatico per il successo e il limbo in cui sono sprofondati i Denver Nuggets da un paio di stagioni non sembra essere di buon auspicio per il futuro. Provando a spulciare tra numeri e statistiche di squadre relativi alla squadra di Danilo Gallinari, si naufraga spesso tra la ventesima e la venticinquesima posizione: troppo in giù per pensare alla postseason, ma troppo in su per puntare a una scelta da top-3. Sono tante infatti le second-round pick a disposizione dei Nuggets al prossimo Draft (ben quattro), paliativo che non può però rappresentare la svolta per una squadra che a inizio stagione, per voce dello stesso Gallinari, dichiarava apertamente le proprie ambizioni playoff.

Falsa partenza - Dopo una 2015-16 da lasciarsi in fretta alle spalle, le cose non sono cambiate poi molto nonostante il recupero di tutti gli uomini chiave, spesso infortunati o indisponibili nell’ultima regular season. Denver non ne ha infatti tratto il beneficio che sperava di ottenere: 24esimi per Net Rating, dietro squadre come i Sacramento Kings e i New Orleans Pelicans. Non il massimo, nonostante il record di 10-16 sia in parte bugiardo perché condizionato dall’immaturità dimostrata dai ragazzi di coach Malone nei finali di gara: nelle 13 partite cosiddette clutch (ossia quelle in cui il punteggio negli ultimi cinque minuti di gioco ha avuto uno scarto inferiore ai cinque punti), Denver è riuscita a spuntarla soltanto due volte, perdendo le restanti undici. Insuccessi che pesano nell'economia e nella valutazione di questa prima parte di stagione.

Capitolo Danilo – Inevitabile che lo scarso rendimento di squadra ricada anche sulle larghe spalle di Danilo Gallinari, il volto più rappresentativo della franchigia del Colorado e uomo di riferimento in una squadra che fa della distribuzione di responsabilità il suo mantra da almeno un lustro. L’azzurro sta tirando col 40.8% dal campo, una delle peggiori percentuali in carriera al pari di quella fatta registrare due anni fa, lucrando due liberi in meno a partita rispetto alla passata stagione (da 8.2 a 6.3). Sintomo di una minore aggressività al ferro, che coach Malone spera tanto non diventi abitudine. Basta seguire le indicazioni ricavate dalla gara vinta contro i Magic in cui Gallinari è stato il migliore dei suoi chiudendo il match a quota 21 punti: “Questo è quello che devo fare ogni partita", ha ammesso il ragazzo di Graffignana. "Più riesco a essere aggressivo, più riesco a risultare decisivo per me e per i compagni”. Idem nella gara della notte contro Portland, chiusa a 27 punti col 61% dal campo, la sua miglior prestazione realizzativa. Il Net Rating dei Nuggets paradossalmente migliora quando il Gallo va ad accomodarsi in panchina (da -5.1 a -2.9), ma questo non può che essere una motivazione in più per provare a invertire la rotta.

Mudiay, la delusione - Sperimentare e cercare nuove soluzioni in quintetto (come il Gallinari schierato da quattro contro Porland) è diventato necessario per una squadra tradita da quelli che dovevano essere solidi punti di riferimento. Un nome su tutti, quello di Emmanuel Mudiay. Il playmaker che lo scorso anno aveva sorpreso perché dimostratosi più maturo di quanto fosse lecito attendersi - e a cui coach Malone ha affidato le chiavi della squadra - è di gran lunga il peggiore dei suoi fin qui. Con lui in campo il Net Rating di squadra crolla a -10.9, giustificabile soltanto in parte dal fatto che spesso si ritrova a fronteggiare i quintetti titolari degli avversari; quando lascia il parquet, invece, la squadra vola con un buonissimo +6. Ondivago anche il suo rendimento al tiro: un 35.6% dal campo e un 29% da tre che non impensieriscono le difese avversarie, e che spesso inceppa l'attacco.

Murray, la speranza - Il rilancio passa da prestazioni come quella contro Damian Lillard e compagni: 132-120, il massimo stagionale in quanto a punti realizzati su singola gara, che Denver ha condotto sin dalla palla a due grazie alla ritrovata mira dalla distanza (9/13 nel solo primo tempo dall'arco) e a una partecipazione offensiva diffusa: alla fine sono stati ben otto i giocatori in doppia cifra. Quasi tutti quelli scesi sul parquet tranne Jamal Murray, che però rimane uno dei migliori prospetti su cui coach Malone può lavorare: con lui in campo +2.3, senza -9.9. Il futuro è adesso: la speranza è che lo sia anche per i Nuggets.

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