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15 dicembre 2016

NBA, accordo lega-giocatori: niente lockout!

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Adam Silver, commissioner NBA

Adam Silver è diventato commissioner della NBA l'1 febbraio 2014 (Foto Getty)

Le due parti hanno annunciato l'intesa per il nuovo contratto collettivo: si comincia con una settimana in anticipo e le superstar possono estendere prima i loro accordi. Scopri tutti i dettagli del nuovo CBA.

Il miglior regalo di Natale possibile per tutti gli appassionati NBA è arrivato con 10 giorni di anticipo. Contrariamente a quanto successo con il lockout di cinque anni fa, la lega e l’Associazione Giocatori hanno trovato in anticipo l’accordo per rinnovare il contratto collettivo che regola i rapporti tra le due parti. “Siamo molto contenti di come sono andate le cose”, ha commentato entusiasta Chris Paul, presidente dell’Associazione Giocatori. “Tutti hanno portato avanti le trattative con spirito costruttivo, le conversazioni sono state eccellenti e cordiali. Tutti sanno quanto il basket NBA stia vivendo un gran periodo e nessuno voleva rompere il giocattolo”. Almeno fino al 2023 — anno in cui le due parti potranno uscire e rinegoziare l’accordo — la NBA continuerà regolarmente il proprio corso senza perdere alcuna partita, con delle modifiche minime ma interessanti per quanto riguarda il salary cap e il calendario della stagione che influiranno sulla costruzione delle squadre. Andiamo a scoprirle insieme.

Nuovo calendario — La notizia principale per gli appassionati è che si comincerà prima del solito: la preseason è stata accorciata e potrà durare al massimo sei partite, con la data di inizio della regular season fissata attorno al 17 o 18 ottobre invece del classico 25. Questo servirà a ridurre ulteriormente il numero di “back-to-back” (due partite in sere consecutive) e di “quattro-partite-in-cinque-giorni”, due delle principali cause degli infortuni dei giocatori, che potranno godere di più riposo tra una partita e l’altra.

Nuove estensioni — La novità principale per quanto riguarda i contratti è la cosiddetta Designated Veteran Player Extension. In pratica, i giocatori che possiedono certi requisiti — ad esempio presenze nei quintetti All-NBA o premi come l’MVP o quello per Difensore dell’Anno, quindi principalmente le superstar della lega — potranno rinegoziare i contratti con le proprie squadre con un anno di anticipo rispetto a quanto si può fare ora, con la possibilità di estendere fino a un massimo di cinque anni. È quello che succede già con i giocatori che escono dal contratto da rookie (ad esempio Anthony Davis o Damian Lillard), ma ora esteso anche a giocatori che hanno già diversi anni di esperienza nella lega (ad esempio Russell Westbrook, DeMarcus Cousins o Paul George, che potranno estendere già dalla prossima estate). Questo nuovo tipo di accordo incentiva i giocatori a rimanere nelle proprie squadre, rendendo di nuovo utile lo strumento dell’estensione per le superstar che con il contratto precedente — in cui potevano rinnovare solo per tre anni — erano invogliate a uscire dal contatto e presentarsi sul mercato dei free agent per cercare contratti più lunghi (come successo ad esempio con LaMarcus Aldridge e soprattutto Kevin Durant). La Designated Veteran Player Extension non sarà però applicabile a un giocatore appena scambiato — il che significa che una squadra non può imbastire una trade per una stella e offrirgli immediatamente un nuovo contratto di questo tipo (evitando così episodi come quello successo con Carmelo Anthony nel 2011, nel suo trasferimento da Denver a New York).

Over 38 — Un’altra regola che riguarda le superstar è quella degli Over 38. Secondo le regole dell’accordo precedente non si poteva offrire il massimo salariale a un giocatore che, nel corso del contratto, avrebbe compiuto 36 anni di età. Era una misura che i proprietari avevano imposto per “impedirsi” di offrire contratti troppo lunghi e troppo remunerativi a giocatori alla fine delle loro carriere. Se fosse rimasta in essere, avrebbe impedito ai vari Chris Paul, LeBron James e Carmelo Anthony — che non casualmente sono tutti membri della direzione dell’Associazione Giocatori — di firmare un nuovo contratto al massimo salariale per cinque anni. Ora quel limite è stato alzato a 38 anni, il che ad esempio permetterebbe a CP3 di firmare un rinnovo da circa 207 milioni di dollari con i Clippers quest’estate.

Eccezioni salariali — Una delle modifiche più sostanziali per i contratti riguarda i contratti dei rookie (che non avranno più uno stipendio prefissato, ma sarà legato al salary cap) e le varie eccezioni (la Mid Level, la Bi-Annual e i minimi dei veterani) che saranno notevolmente più remunerative (pare attorno al 50% in più, rendendole di nuovo interessanti per i veterani). Con queste modifiche il contratto medio della NBA varrà attorno agli 8.5-9 milioni di dollari annuali. Un’altra piccola modifica riguarda i “restricted free agent”: invece di concedere tre giorni alle squadre per pareggiare le offerte, dal 2017 i giorni saranno solamente due.

Contratti “two-way” Una delle novità più interessanti riguarda i cosiddetti “two-way contracts” per i giocatori. Questo particolare tipo di accordi riguarda quei giocatori che fanno avanti e indietro tra la squadra NBA e l’affiliata della D-League, con salario variabile in base alle partite disputate nell’una o nell’altra lega. Per questi giocatori verranno aperti due ulteriori “spot” nei roster delle squadre NBA, che salgono così da 15 a 17, e soprattuto aumentano gli stipendi dei giocatori in D-League, che raggiungeranno quota 75.000-100.000 dollari all’anno. Questo avrà ricadute soprattutto sul mercato europeo, perché questo tipo di accordi potrebbe convincere sempre più giocatori americani a rimanere vicino a casa per giocarsi le proprie possibilità di trovare un contratto nella NBA.

Altri accordi — L’Associazione Giocatori e la NBA hanno regolamentato anche le questioni relative alle pensioni dei giocatori (ne avranno diritto tutti quelli con almeno tre anni di NBA alle spalle), che cresceranno circa del 50%, partendo dai 50 anni di età. Le assicurazioni sanitarie e altri benefit verranno co-finanziati dalla lega e dall’Associazione Giocatori. Verranno anche creati programmi speciali per i casi di violenza domestica, abuso di minori e aggressioni sessuali, con consulenze e trattamenti a disposizione tanto per i giocatori che per le famiglie. L’ultimo punto della discordia — quello relativo ai diritti d’immagine dei giocatori per gli accordi di licensing, che sembrava potesse far slittare l’accordo dopo una frase sibillina di Carmelo Anthony a ESPN — è stato risolto a favore dell’Associazione Giocatori, che ora gestirà per conto suo questo tipo di accordi, mentre il controllo dei marchi registrati e delle squadre rimane proprietà della NBA.

One & Done — Uno dei punti ancora sul tavolo riguarda la regola degli “one & done”, ovverosia il limite di età per poter entrare nella NBA. Al momento i requisiti sono di avere almeno 19 anni o di essere a un anno di distanza dal diploma liceale: i giocatori vorrebbero passare a una regolamentazione “zero and two” (vale a dire possibilità libera di passare direttamente dal liceo alla NBA, ma se si sceglie di andare al college bisogna starci almeno due anni), mentre la NBA vorrebbe mantenere la struttura attuale innalzando il limite a 20 anni, quindi due anni dopo la fine dell’esperienza liceale. Non si è giunti a un accordo (e, se non ci si è arrivati ora, probabilmente le cose rimarranno così) ma le due parti hanno deciso di continuare a discuterne pur ratificando il resto del contratto, che verrà firmato entro il 13 gennaio, nuova deadline concordata tra le parti per ufficializzare un accordo che ormai — dopo il comunicato congiunto — si può considerare finalizzato.

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