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15 dicembre 2016

NBA, Leonard inarrestabile, Spurs ok coi Celtics

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26 punti di Kawhi spingono San Antonio all'11esima vittoria consecutiva su Boston. Non bastano i 25 con 10 rimbalzi di Avery Bradley, ancora fuori Isaiah Thomas

L’ultima volta che i Boston Celtics hanno battuto i San Antonio Spurs, tra i migliori marcatori di serata per i biancoverdi comparivano Rajon Rondo, Paul Pierce e Kevin Garnett, tutti oltre quota 20. Era il 31 marzo 2011, quasi sei anni fa: da quel momento in poi i neroargento hanno infilato 11 vittorie consecutive, confermandosi come l’unica squadra della storia ad avere un record positivo contro la franchigia di Boston. Non ha fatto eccezione la partita di stanotte, che rappresenta anche l’ottava sconfitta consecutiva di coach Brad Stevens come gli Spurs, l’unica squadra che non è mai riuscito a battere nella sua — ancor breve — carriera NBA. “Se non sei solido, ti ammazzano” ha chiosato il coach dei Celtics. “Sono bravi a leggere le partite, sanno cosa devono fare, ti mettono in condizioni difficili e scelgono bene gli accoppiamenti. Bisogna essere davvero solidi per batterli”.

Kawhi superstar — Ancora una volta è stato Kawhi Leonard il dominatore della serata: per lui solida serata in ufficio da 26 punti con 9/17 al tiro, 7/7 ai liberi, 6 assist e 2 recuperi, pur tirando male dall’arco (1/5) e perdendo 4 palloni, inusuali per uno che in questa stagione viaggia sotto i due. Una prestazione che per molti sarebbe da ricordare e che per lui è la normalità, visto che è arrivato all’ottava partita consecutiva sopra quota 20, la striscia più lunga della sua carriera. “Una cosa che tutti hanno sempre saputo su di lui sin dai tempi di San Diego State è il suo spirito competitivo. È un agonista di altissimo livello” ha commentato Brad Stevens, mentre Gregg Popovich è stato molto più stringato quando un improvvido giornalista gli ha chiesto se le prestazioni di Kawhi non ricordassero quelle di Michael Jordan: “Non provateci neanche”.

Parziali e controparziali — Popovich non deve essere stato contento dell’andamento della partita, almeno nel finale di gara. La partita è stata un continuo tira e molla tra le due squadre: Spurs avanti di 10 nel secondo quarto, parziale di 15-4 dei Celtics per riportarsi avanti, 14-4 di San Antonio per chiudere il primo tempo e un altro 14-8 per aprire il terzo quarto e toccare il massimo vantaggio sul +15, per poi farsi di nuovo rimontare fino al -2 grazie a un 18-4 dei biancoverdi. L’esecuzione dei padroni di casa nell’ultimo quarto (13o punti segnati su 100 possessi negli ultimi 12 minuti), unita alle difficoltà dei Celtics nel creare attacco (2/12 da tre) senza il loro uomo di punta Isaiah Thomas — ancora fuori per un problema all’inguine, ma pare prossimo al rientro venerdì contro Charlotte — hanno condannato i biancoverdi alla sconfitta nonostante i 25 punti, 10 rimbalzi e 6 assist di Avery Bradley (tenuto però a 9 punti nel secondo tempo da Leonard).

Vintage Tony — Per gli Spurs, che hanno tenuto a riposo LaMarcus Aldridge, la miglior notizia al di fuori di Kawhi arriva dai 16 punti e 7 assist di un redivivo Tony Parker, che ne ha messi 10 e 4 nel solo ultimo quarto per sedare il tentativo di rimonta dei Celtics. Pau Gasol ha chiuso con una doppia doppia a quota 17 punti e 13 rimbalzi con 6 assist (questi ultimi due dati sono il suo massimo stagionale) e gli Spurs di squadra hanno tirato con il 55% dal campo, con 33 assist su 44 canestri segnati. Segnali incoraggianti, vista anche la quarta vittoria in casa dopo aver perso tre delle prime quattro tra le mura amiche: la 20esima vittoria stagionale in 25 partite li pone esattamente a metà tra gli Warriors primi e i Clippers terzi, entrambi a una partita e mezza di distanza dai Leonard e soci. Per i Celtics invece si tratta della terza sconfitta consecutiva, filotto che li ha fatti scivolare al sesto posto nella Eastern Conference, ma solo a una partita dal terzo occupato dai New York Knicks.

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