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19 dicembre 2016

NBA, Griffin operato: fuori 3-6 settimane

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La stella degli L.A. Clippers si sottoporrà a un intervento di pulizia al ginocchio e tornerà solo a gennaio inoltrato. Come cambiano le cose per Chris Paul e soci?

La notizia è arrivata nelle prime ore della mattina italiana: Blake Griffin si sottoporrà a un intervento chirurgico al ginocchio destro per ridurne il dolore e tornerà solamente nel corso del mese di gennaio, come riportato da Shams Charania di The Vertical. L’operazione viene definita solamente come “minor” e servirà per rimuovere piccoli frammenti di cartilagine e di ossa che si sono staccate, con i tempi di recupero stimati tra le 3 e le 6 settimane. Una notizia abbastanza sorprendente visto che Griffin ne aveva appena messi 26 contro gli Wizards diventando il terzo miglior marcatore di sempre della storia della franchigia(superato Elton Brand), ma non del tutto inaspettata. Già una settimana e mezza fa Griffin aveva saltato la partita interna dei Clippers contro i New Orleans Pelicans per un dolore al ginocchio, un problema che si trascina da diverso tempo e che è stato definito di natura “cumulativa” da Doc Rivers. In quell’occasione però il coach non si era detto preoccupato, ma che semplicemente non voleva più rischiare dopo quanto successo l’anno scorso.

Mezza stagione senza Blake — Per i Clippers non è una novità rimanere a lungo senza il proprio miglior realizzatore. Nella scorsa stagione il numero 32 ha giocato solamente 35 partite per la frattura della mano destra (procuratosi in uno scontro con un magazziniere a Toronto) e dei problemi al quadricipite che si sono riacutizzati durante i playoff, tenendolo fuori nella serie contro i Blazers. Nel corso della regular season però Chris Paul e soci erano riusciti a sopperire alla mancanza di Blake in maniera sorprendentemente efficace, ricostruendo l’attacco attorno al pick and roll centrale di CP3 e DeAndre Jordan con J.J. Redick sul perimetro e un campo notevolmente più allargato dalla presenza di un tiratore in più. Una formula che funziona benissimo in regular season — e che ha funzionato anche coi Pelicans, con Paul che ha chiuso con 20 punti e 20 assist senza palle perse — ma è chiaro a tutti che avere uno come Griffin è sicuramente meglio che non averlo, per quanto si possa tamponare la situazione in sua assenza.

Il miglior Blake? — In questa stagione Griffin stava producendo le ottime cifre a cui ci aveva abituato negli ultimi anni con 21 punti, quasi 9 rimbalzi e quasi 5 assist di media, numeri che in NBA vantano solo lui, Giannis Antetokounmpo, Russell Westbrook e Kevin Durant. La sua produzione era stata una delle chiavi della partenza da 14 vittorie e 2 sconfitte di inizio stagione, ma dopo quel primo periodo i Clippers sono tornati sulla Terra, tenendo un record del 50% di vittorie (6-6) con la difesa che è crollata dai primissimi posti al 17° per punti concessi su 100 possessi, pur mantenendosi all’ottavo in attacco grazie a un calendario abbastanza favorevole. Con lui in campo i Clippers mantengono un ottimo +14.3 di differenziale su 100 possessi, che però crolla a -2.2 quando esce — un po’ perché Rivers preferisce tenere seduti Paul, Griffin, Jordan e Redick tutti assieme, e un po’ perché Blake ormai è un creatore di gioco di eccellente livello, oltre che un realizzatore. Il suo infortunio è un colpo duro per una squadra finita un po’ nel limbo, ma non è una catastrofe: per una squadra che ha il solo obiettivo di fare strada nei playoff, farsi trovare sani ad aprile è l’unico vero imperativo della regular season. Perciò, se l’intervento può aiutare la salute di Blake sul lungo periodo, è la cosa migliore da fare — anche se potrebbe finire per costargli diversi milioni di dollari.

Addio supermax — Saltando un periodo così lungo di regular season, Blake Griffin può già dire addio alla possibilità di conquistare un posto nel quintetto All-NBA, che in estate gli sarebbe valso la possibilità di rinnovare al 35% del salary cap come Designated Player invece del normale 30% per i giocatori con i suoi anni di militanza nella lega. Sembra poco, e invece è una differenza di diverse decine di milioni di dollari lungo il corso del prossimo contratto che firmerà quest’estate, a meno di un ritorno in grandissimo stile in grado di spodestare i vari LeBron, Durant, Leonard, Davis, George e Antetokounmpo — tutti candidati fortissimi a occupare i sei posti disponibili per le ali nei tre quintetti All-NBA.

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