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31 dicembre 2016

NBA, incredibile Isaiah Thomas: 52 punti!

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La prestazione della point guard dei Boston Celtics entra direttamente nella storia della franchigia e della NBA. Solo Wilt Chamberlain nella partita dei 100 ha fatto meglio dei suoi 29 punti nell'ultimo quarto

Dopo la sconfitta contro i Boston Celtics, Hassan Whiteside — uscito con un occhio malconcio da uno scontro con Jae Crowder — è passato davanti allo spogliatoio dei biancoverdi, incrociando Isaiah Thomas con i suoi due figli. Il più piccolo, Jaiden, gli ha chiesto, “Cosa ti è successo all’occhio?”, domanda alla quale Whiteside ha risposto con un sorriso: “Tuo padre ci ha ucciso là fuori”. L’aneddoto raccontato dal Boston Globe riassume perfettamente come è andata la sfida tra Heat e Celtics: Isaiah Thomas ha chiuso la miglior prestazione della sua carriera segnando 52 punti di cui 29 nel solo ultimo quarto, tirando 15/26 dal campo, 9/13 da tre punti e 13/13 ai liberi. Un’esplosione dovuta soprattutto al fatto che gli Heat erano avanti di 5 nell’ultimo quarto, prima che la piccola point guard dei biancoverdi diventasse il primo giocatore alto 175 centimetri o meno a segnare 50 punti negli ultimi 50 anni.

Sulle spalle dei giganti — Quella di Thomas è la quarta miglior prestazione nella storia dei Boston Celtics, nella quale solamente cinque giocatori hanno segnato 50 o più punti: il record appartiene ovviamente a Larry Bird che ci è riuscito quattro volte, tra cui il massimo di franchigia a quota 60 (12 marzo 1985 contro gli Atlanta Hawks, e un’altra da 53), seguito poi da Kevin McHale (56), Sam Jones (51) e Paul Pierce (50), l’ultimo a riuscirci dieci anni fa. Solo che “The Truth” ebbe bisogno di due supplementari per firmare il cinquantello, mentre bisogna tornare indietro al 1989 per trovare un altro Celtic (sempre Larry Bird, di nuovo contro Atlanta) in grado di segnarne 50 nei regolamentari. È anche la 16^ volta nella storia della NBA che un giocatore segna 50 punti senza neanche un assist: l’ultima volta era successo nel 2013-14 con Carmelo Anthony. Le 9 triple segnate — di cui 6 nel solo ultimo quarto — pareggiano il record di franchigia di Antoine Walker, mentre i 29 punti della frazione finale rappresentano invece il massimo mai toccato da un biancoverde (superati i 24 di Bird e di Todd Day). Ma la la cosa realmente incredibile è che Thomas si è fermato a soli due punti dal record di sempre per punti nell’ultimo quarto, vale a dire i 31 segnati da Wilt Chamberlain il 2 marzo 1962 nella storica partita dei 100 punti. Solo che il grande Wilt era 2.16 per 125 chili in un mondo di normodotati, non 1.75 nella NBA dei super atleti di oggi.

Le parole dei compagni — Il suo allenatore Brad Stevens ha voluto sottolineare come il record sia arrivato alla fine non solo di una partita altamente combattuta, ma a concludere un periodo denso di partite: “È stata una prestazione incredibile non solo per finire un mese molto lungo, ma anche alla sesta partita in nove giorni. Atterrare da Cleveland alle 3 del mattino e segnarne 29 nell’ultimo quarto è straordinario. Non so nemmeno cos’altro aggiungere. Non ha niente a che fare con me: è stata un’incredibile prestazione di forza di volontà. E ne avevamo bisogno”. Sentimento condiviso anche da Jae Crowder (“Pazzesco, non avevo mai visto nessuno segnarne 50 in una partita. A volte mi sono fermato anche io ad ammirare lo spettacolo”) e Al Horford, secondo miglior marcatore di serata con 21: “Ha preso in mano la partita quando stavamo facendo fatica. Prima della gara era determinatissimo e continuava a dire ‘Questa dobbiamo vincerla’. Beh, non ha parlato a vanvera, è andato in campo e ha dominato. È bello avere uno come lui nella mia squadra, è speciale. So che sta cercando di darci dei meriti, ma era là fuori da solo e tirava fuori giocate dal nulla. Questa è la cosa più impressionante per me, soprattutto dopo un back-to-back. È incredibile”.

Le parole del protagonista — “Non sembra neanche reale. È folle essere nominati nella stessa frase con Wilt Chamberlain. Non mi era mai successa una cosa come quella dell’ultimo quarto” ha commentato la stella dei Celtics, pur imbarazzandosi per lo 0 alla voce assist — “Ma ne hai segnati 50, dimenticati degli assist!” il commento di Horford quando Thomas ne ha fatto menzione parlando coi giornalisti. “È una sensazione speciale” ha poi continuato, “Era come se fossi là fuori da solo, tipo in palestra a lavorare sul mio gioco, a tirare e segnare di tutto”. In effetti i suoi compagni hanno segnato solamente sei punti combinati nell’ultimo quarto, lasciandogli totalmente le luci della ribalta: “Non volevano che smettessi di tirare, chiamavano i giochi  solo per me e continuavano a ripetermi: ‘Arriva a 60!’” ha rivelato Thomas, che nel post-partita si è preso una secchiata di acqua ghiacciata che ha lavato tanto lui quando suo figlio (“Mai provata una cosa del genere, e non è stato gradevole” il commento un po’ seccato di Isaiah). Una spinta ulteriore l’ha data sua madre, arrivata da Tacoma apposta per trascorrere le feste insieme al figlio: “Guardavo sugli spalti e lei continuava a dire ‘Cinquanta! Cinquanta!’. Io rispondevo una cosa tipo: ‘Ci sto provando ma’!’”. A fine gara il pubblico del nuovo TD Garden, che mai aveva visto 52 punti segnati da un Celtic, gli ha tributato una standing ovation suggellata dal classico coro di MVP: “Quando ero piccolo sognavo di essere un giocatore NBA e di avere un’arena cantare ‘M-V-P’ per me. Il fatto che sia successo al Garden giocando per i Celtics lo ha reso ancora più speciale” ha dichiarato Thomas. Per una sera, il più piccolo ha guardato tutti dall’alto in basso.

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