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01 gennaio 2017

NBA, Spurs-Hawks: l’allievo sfida il maestro

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Pop

Mike Budenholzer non ha mai vinto contro San Antonio da quando siede sulla panchina di Atlanta, in quella che per lui è una delle sfide più emozionanti dell'intera regular season.

Non tutte e 82 le partite di regular season possono avere lo stesso sapore. Lo sa bene Mike Budenholzer che ogni volta che incrocia il suo passato, sa che la posta in palio assume un senso diverso, un esame da superare a tutti i costi. L’ex assistente allenatore degli Spurs non è mai riuscito a vincere contro Gregg Popovich (0-6 il record), suo maestro negli anni trascorsi all’ombra dell’Alamo e da cui ha carpito non solo il sistema offensivo, ma più in generale il modo di essere allenatore a 360°. Budenholzer infatti trasuda Spurs Culture da tutti i pori, dopo che dal 1994 al 2013 ha ricoperto il ruolo di assistente in quel di San Antonio; una spugna imbevuta per diciotto lunghi anni nell’elisir di lunga vita scoperto dai texani e grazie al quale gli speroni riescono a riconfermarsi ogni anno come la squadra più vincente dello sport professionistico americano degli ultimi enne anni. Che poi diventano enne più uno, più due e così via (e questa regular season sembra seguire il copione delle precedenti venti). L’attuale coach degli Atlanta Hawks quindi sa come si fa e sta provando in tutti i modi a far digerire alla sua squadra una bevanda all’apparenza amara, ma che se distillata bene, può regalare enormi risultati.

Stagione in altalena - Per Budenholzer tra il dire e il fare però, c’è di mezzo la stagione più difficile da quando è approdato in Georgia, alle prese con una semi-ricostruzione che dopo la partenza sprint 9-2 sembrava non aver lasciato scorie e che poi in realtà si è rivelata molto più complessa del previsto. Atlanta, dopo essere volata in vetta alla Eastern Conference, ha perso dieci delle successive undici gare, distruggendo sostanzialmente tutto il margine accumulato, facendo ripiombare gli Hawks nel calderone della lotta per l’accesso ai playoff. Un limbo da cui la franchigia della città della Coca Cola sperava di tirarsi fuori in poco tempo dopo la rivoluzione estiva (in parte non voluta, leggasi Al Horford). Una squadra che ha dovuto profondamente rivedere la propria filosofia di gioco, incompatibile con gli Howard e gli Schroder di questo mondo. La gara contro gli Spurs che alla Philips Arena non perdono da 11 partite, sembra essere il definitivo banco di prova. “Ci tocca affrontare un’altra sfida molto difficile – ha commentato Pau Millsap alla vigilia del match in onda su Sky Sport 2 dalle 24 -, dobbiamo scendere in campo e provare a fare quanto di buono visto contro Detroit”. Quella contro i Pistons infatti è stata la terza vittoria nelle ultime quattro gare, gli indizi che provano la ripresa dopo il periodo di blackout della seconda metà di novembre. Un successo che ha permesso agli Hawks di ritornare al di sopra del 50% di vittorie (17-16) e di respirare l’aria playoff - quinti, a meno di due partite di distanza dal decimo posto in una classifica molto schiacciata dalla terza piazza in giù.

Soliti vecchi Spurs – A San Antonio invece le ere geologiche lasciano il segno sul paesaggio circostante, ma non sul roster in continua mutazione plasmato da Popovich e Buford che riesce ogni anno a rinnovarsi cambiando interpreti, rotazioni e quant’altro, ma riuscendo poi a fine stagione a chiudere con un bilancio ampliamente positivo. 27-6, secondi solo agli Warriors nonostante i nuovi innesti dovevano necessitare di un maggior tempo di inserimento rispetto al solito. “Le partenze lente durante il match ci sono costate alle volte il risultato – ha raccontato Pau Gasol a chi gli chiedeva cosa ci sia da migliorare in casa Spurs -. Dobbiamo fare un lavoro migliore nei primi minuti sul parquet, aggredire da subito la partita”. Le ultime due vittorie contro Portland e Phoenix, arrivate senza Kawhi Leonard fuori a causa di problemi allo stomaco, sono l’ennesima dimostrazione di come in Texas si coltivino concetti prima ancora che giocatori. Una semina di cui spera di raccogliere i suoi frutti anche Budenholzer, magari già dalla sfida di questa notte, provando che alle volte davvero l'allievo supera il maestro.

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