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03 gennaio 2017

NBA, Jimmy Butler da 52 punti schianta Charlotte

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La guardia di Chicago raggiunge Michael Jordan come unico nella storia dei Bulls con più di una partita da 50 punti. I 34 punti di Kemba Walker non servono a Charlotte per evitare la sconfitta (118-111). Belinelli ancora out ma vicino al rientro

Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2017 si preannuncia come un grande anno per le superstar della NBA. Dopo i 52 di Isaiah Thomas e i 53 di James Harden, è arrivata la terza prestazione sopra i 50 punti dell’ultima settimana, l’ottava da parte di un giocatore diverso (oltre a loro tre ci sono riusciti anche Anthony Davis, Russell Westbrook, DeMarcus Cousins, John Wall e Klay Thompson) di quest’anno — record della storia NBA per la singola stagione pareggiato con ancora 100 giorni di regular season da disputare. A riuscirci è stato Jimmy Butler, che ha regalato al pubblico dello United Center di Chicago il primo cinquantello dal 22 aprile 1997 a oggi, quando a riuscirci fu — ovviamente — un certo Michael Jordan . Il numero 21 dei Bulls aveva già alle spalle una partita da 50 (i 53 segnati contro Philadelphia quasi un anno fa) e con questa prestazione raggiunge proprio Jordan come unico giocatore della storia della franchigia ad avere più di una prestazione da 50 punti con la maglia dei Bulls. Certo, MJ di prestazioni del genere ne conta ben 30, però persino a lui non dev’essere dispiaciuta la partita di Butler — sebbene sia arrivata proprio contro la squadra da lui presieduta, gli Charlotte Hornets.

Sulle spalle di Jimmy B — Senza Rajon Rondo (tenuto ancora in panchina) e Dwyane Wade (problema al ginocchio), Butler si è dovuto far carico dell’intera produzione offensiva dei suoi e ha sfoderato il massimo stagionale da 52 punti (4^ prestazione sopra quota 40 della sua stagione), con 15/24 al tiro e il massimo in carriera pareggiato da 21/22 ai liberi, in una gara in cui ha subito ben 14 falli (solo Cousins e Wiggins hanno fatto meglio con 15 in questa stagione). Il prodotto di Marquette ha messo assieme il grosso della sua prestazione nel secondo tempo, in cui ha sbagliato solo quattro tiro (9/13) e segnato 17 punti nel solo ultimo quarto, uscendo tra i cori di “M-V-P! M-V-P!” dello United Center. “Quello mi ha dato un po’ alla testa” ha scherzato Butler, che ha aggiunto anche 12 rimbalzi, 6 assist e 3 recuperi nei 38 minuti della sua partita, chiusa con il miglior plus-minus di squadra (+15) a confermare il fatto che quando lui è in campo i Bulls sono competitivi (+3.2 di differenziale su 100 possessi), mentre quando esce è sostanzialmente la peggior squadra della lega (-11.9). Solo i suoi giovani compagni hanno provato a dargli un po’ di supporto, con Nikola Mirotic, Michael Carter-Williams e Doug McDermott tutti in doppia cifra e la miglior prestazione stagionale di Denzel Valentine, che ha segnato 9 punti veloci prima di procurarsi una distorsione alla caviglia. Ma quella di Butler è stata una prestazione individuale semplicemente mostruosa, necessaria per dare un po’ di fiducia alla squadra, attesa a un terribile back-to-back contro il meglio della Eastern Conference in Cleveland e Toronto.

Kemba lasciato solo — Dall’altra parte Kemba Walker le ha provate proprio tutte per evitare la sconfitta dei suoi, chiudendo con 34 punti (13/19 dal campo e 6/8 da tre), 11 rimbalzi e 4 assist, ma solamente Nicolas Batum (19 punti) e Jeremy Lamb (15) gli sono stati di aiuto, con Marco Belinelli ancora fuori per la quinta partita consecutiva (ma in via di recupero). Quello che realmente ha dato fastidio a coach Steve Clifford, però, è quello che (non) è stato fatto difensivamente: “Walker ha fatto un bel lavoro in attacco, ma dobbiamo impegnarci di più in difesa. Siamo stati ‘soft’ e si sono potuti scegliere serenamente come giocare. Così non può funzionare” ha commentato l’allenatore, con i suoi che nelle ultime cinque partite hanno concesso 110.5 punti su 100 possessi, l’equivalente della peggior difesa della lega. Un risultato inaccettabile per quella che su base stagionale è nella top-10 della NBA, e che dovrà necessariamente cambiare se gli Hornets vogliono mantenere un posto ai playoff, visto che nonostante la quarta posizione nella Eastern Conference il nono posto è distante solamente due partite.

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