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08 gennaio 2017

NBA, super Butler guida i Bulls contro i Raptors

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I Bulls battono per la decima volta consecutiva i Toronto Raptors, rimontando 19 punti di svantaggio. Il protagonista è ancora una volta Jimmy Butler, che con i suoi 42 punti, 10 rimbalzi e 5 assist regala ai padroni di casa il terzo successo consecutivo

I Chicago Bulls recuperano 19 punti di svantaggio e vincono 123-118 dopo un overtime la decima partita consecutiva contro i Toronto Raptors, che non battono la squadra dell’Illinois dal lontano 31 dicembre 2013. Un complesso di inferiorità preoccupante, una sorta di maledizione che condiziona i canadesi quando c’è da portare a casa il risultato contro i Bulls. I cinque minuti di extra-time di questa notte ne sono l’ennesima riprova: tanti tiri aperti sbagliati, rimbalzi lasciati agli avversari e soprattutto la rassegnazione all’idea di dover fare i conti con il giocatore più in forma dell’intera NBA, Jimmy Butler.

Jimmy for MVP – Il numero 21 dei Bulls gioca l’ennesima super partita di questo suo inizio 2017, la settima nella sua carriera oltre quota 40 punti. Tre di queste sono arrivate negli ultimi undici giorni, sintomo di quanto sia deflagrato definitivamente il suo talento, decisivo con i suoi 42 punti (32 dei quali arrivati tra secondo tempo e overtime) nel riprendere per i capelli un match che sembrava perso e nel guidare i suoi al terzo successo consecutivo. “Il mio lavoro non è quello di ascoltare cosa dicono i giornali o il mondo all’esterno del campo – commenta, disinteressato rispetto a possibili candidature al premio di MVP -. Io devo lavorare duro per provare a far vincere la mia squadra. Con tutte le stupidaggini che vengono dette, meglio restare se stessi e lavorare a testa bassa”. I 10 rimbalzi e 5 assist che condiscono la sua gara (unico assieme a Westbrook in stagione ad aver giocato almeno due gare da 40+,10+ e 5+), non fanno altro però che rendere ancora più insistenti tali voci: “Jimmy può stare tranquillamente assieme alle altre superstar delle lega - commenta coach Frank Hoiberg -. Questa sera abbiamo semplicemente messo la palla nelle sue mani e al resto ha pensato lui. È stato incredibile”.

Rimbalzi d’attacco – Un atleta completo Butler, unico anche nel momento in cui sbaglia un tiro (10/25 dal campo) nella capacità di seguire a rimbalzo sul suo stesso errore e regalare un extra-possesso alla sua squadra. Da due giocate del genere sono arrivati sei pesantissimi punti, tre dei quali firmati Doug McDermott (17 per lui alla sirena) che permettono ai padroni di casa di mettere il naso avanti a 39 secondi dalla fine. A fare la voce grossa sotto canestro in realtà è tutto il roster a disposizione di coach Hoiberg: i Bulls, primi in NBA per percentuale di rimbalzi d’attacco catturati con il loro 30%, mangiano letteralmente in testa ai canadesi, portando a casa 16 rimbalzi d’attacco tra secondo tempo e overtime, un fattore decisivo nella rimonta compiuta da Wade e compagni. I Raptors infatti fanno gara di testa in tutta la fase centrale del match, veleggiando anche sul +19 e chiudendo il terzo quarto sul +12. DeMarre Carroll però non riesce a mettere la museruola allo scatenato Butler della ripresa che, assieme ai 20 punti di D-Wade e i 42 messi assieme dai giocatori in uscita dalla panchina, guida i suoi alla terza vittoria consecutiva (i maligni direbbero “La terza da quando non gioca più Rondo…”).

Fiato corto – Toronto invece inciampa così per la quarta volta nelle ultime sei gare, costretta un po’ dalla fatica e un po’ dal calendario senza tregua a dover fare i conti con gare in cui la spia della benzina si accende ben prima dello scadere dei 48 minuti. Ai canadesi non bastano i 36 punti di DeMar DeRozan e i 27 con 12 assist di Kyle Lowry, partiti subito dopo il match alla volta di Houston dove ad attenderli c’è una partita complessa da giocare a 19 ore di distanza da quella di Chicago. Già, i Bulls - una squadra rapsodica in questa regular season, capace di vincere contro Cavaliers (2 volte), Raptors, Spurs o Clippers e allo stesso tempo di perdere contro Timberwolves, Lakers o Mavericks. Il record di vittorie e sconfitte non conta per determinare il risultato; la forma di Jimmy Butler invece, sì.

 

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