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18 gennaio 2017

NBA infortunio per Chris Paul: fuori 6-8 settimane

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Chris Paul, L.A. Clippers

L'infortunio di Chris Paul mette nei guai l'intera stagione dei Clippers (Foto Getty)

Rottura del legamento del pollice sinistro per la point guard dei Clippers, che salterà i prossimi due mesi di stagione. Momento nero per L.A., che deve fare a meno anche di Blake Griffin

La prima diagnosi sembrava essere incoraggiante, invece la risonanza magnetica di stanotte ha rivelato un problema ben più importante: Chris Paul si è procurato la rottura del legamento nel pollice sinistro e rimarrà fuori per 6-8 settimane. La point guard degli L.A. Clippers si è infortunata nel corso della partita contro gli Oklahoma City Thunder dopo appena 13 minuti in campo, cercando di passare sopra un blocco del francese Joffrey Lauvergne mentre difendeva su Russell Westbrook. Il nove volte All-Star ha abbandonato subito il campo prendendo a calci una sedia a bordocampo per la frustrazione, recandosi negli spogliatoi e non tornando più sul parquet, dove comunque i Clippers hanno avuto vita facile contro i Thunder. Ma ben più difficile sarà da ora in poi la vita per la squadra di Doc Rivers che già deve fare a meno dell’altra stella Blake Griffin, che ha saltato le ultime 13 partite per una piccola operazione al ginocchio.

Una serie di sfortunati eventi – Purtroppo Chris Paul non è nuovo a problemi alle mani: negli ultimi playoff si è infatti procurato la rottura della mano destra in gara-4 contro i Portland Trail Blazers, e nell’estate del 2012 si era già dovuto sottoporre ad un’operazione per riparare il legamento del pollice (sempre della mano con cui tira), sul quale aveva giocato infortunato per lunga parte della stagione 2011-12 e delle Olimpiadi di Londra. Per un giocatore che tiene così tanto il pallone in mano – 87.3 tocchi a partita (7° in NBA) per oltre 7 minuti di controllo della palla ogni sera – avere una mano non funzionante è un grosso problema, e non è detto che al rientro dall’operazione CP3 sia al 100% per i combattutissimi playoff che si preannunciano a Ovest.

Clippers nei guai – Il posto tra le prime otto non è comunque in pericolo per la squadra di Doc Rivers, visto che le partite di vantaggio sul nono posto occupato da Portland sono ben undici. Ma ben più pericolante è il “seed” con cui si presenteranno alla griglia dei playoff, visto che i Jazz sono in grande risalita e la coppia Memphis-OKC è distante solo quattro partite. Un margine di vantaggio risicato per una squadra che, negli ultimi due anni, quando deve fare a meno di CP3 e Griffin ha un record di 3 vittorie e 9 sconfitte, e scivolare fino al settimo posto vorrebbe dire affrontare al primo turno i San Antonio Spurs senza il fattore campo. A peggiorare ulteriormente le cose ci si mette il calendario, con i Clippers attesi a 10 delle prossime 12 partite lontano da Los Angeles, per di più contro diverse squadre con record superiore al 50% e ben tre contro i Golden State Warriors. Decisamente una brutta tegola per una squadra che stava iniziando a guadagnare un po’ di fiducia, visto che Chris Paul e soci non hanno ancora perso nel 2017 avendo vinto sette partite in fila, dopo averne perse sei consecutivamente per chiudere il 2016.

Avere e non avere CP3 – Un futuro Hall of Famer come CP3 farebbe le fortune di qualunque squadra, ma è particolarmente fondamentale per i Clippers: con lui in campo i losangeleni battono gli avversari di 15.9 punti su 100 possessi – il miglior dato dell’intera NBA –, mentre quando esce L.A. precipita a -4.9, il peggior dato di squadra. Anche un’altra statistica avanzata come il Real Plus-Minus di ESPN lo pone in cima all’intera NBA con 9.3 punti su 100 possessi meglio del giocatore medio della lega, sottolineando tanto il suo contributo offensivo (+5.8, 4° in NBA) quando quello difensivo (+3.5, 5°). Senza la sua presenza le simulazioni di ESPN dicono che i Clippers passano dal 71% di possibilità di guadagnare il fattore campo ai playoff al solo 24%, aumentando di molto la forza dell’avversario e le possibilità di essere eliminati al primo turno. Uno scenario terribile per CP3 e per i Clippers, che sin da inizio stagione hanno indicato questa annata come il punto spartiacque della loro esperienza insieme, considerando che in estate Paul, Griffin e J.J. Redick saranno free agent. Mancare di nuovo l’appuntamento quantomeno con le finali di conference sarebbe un colpo gravissimo per una delle squadre più talentuose quanto sfortunate della lega.

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