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21 gennaio 2017

NBA Golden State travolge Houston: sesta W in fila

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Gli Warriors spaccano in due la partita nel terzo quarto e vincono sul campo dei Rockets grazie ai 32 di Durant e i 24 di Curry. Doppia-doppia per James Harden con 17 punti e 11 assist, ma la difesa di Golden State tiene Houston al 20% da tre e vince la sesta in fila

È opinione abbastanza diffusa che in giro per la NBA ci siano solo poche squadre in grado di poter reggere e pareggiare l’urto offensivo dei Golden State Warriors, e che una di quelle siano gli Houston Rockets di James Harden e Mike D’Antoni. La partita di stanotte, però, ha raccontato un’altra storia: dopo aver chiuso il primo tempo sul +5 con i “soliti” 62 punti segnati, gli Warriors hanno aperto una voragine di 20 punti nel terzo quarto da cui i Rockets non sono mai riusciti a recuperare. Non una novità in questa stagione: il plus-minus di Golden State nei terzi quarti è di +235, con gli Spurs secondi che si fermano a +181 e gli Hornets +121, con nessun altra squadra in grado di superare quota 100. E anche contro Houston il vantaggio nell’ultimo quarto non è mai sceso sotto le 15 lunghezze.

Polveri bagnate — In questo momento Golden State vanta sia l’attacco che la difesa migliore della NBA, una combinazione di cui si sono accorti bene i Rockets, tenuti alla seconda peggior prestazione al tiro della stagione (7/35 da tre, solo con il 6/38 contro San Antonio era andata peggio) propiziato da un sanguinoso 0/10 nel terzo quarto, che si è concluso sul 37-22 per gli ospiti. I campioni della Western Conference — che negli ultimi due anni hanno eliminato i Rockets ai playoff — hanno fatto un eccellente lavoro su James Harden, che è andato a tre rimbalzi dalla tripla doppia ma è stato tenuto a soli 17 punti (solo 2 nel secondo tempo) con 6/13 dal campo, 0/5 da tre e 5 liberi tentati, spingendolo a scaricare il pallone (11 assist, pur con Ryan Anderson limitato a soli 9 minuti da un virus intestinale) ma facendogli comunque perdere 7 palle per un -20 di plus-minus che racconta bene delle sue difficoltà. “Non vuoi mai vedere Harden che danza col pallone, tira in step-back e corre per il campo ballando”, ha dichiarato nel post-partita il suo amico ed ex compagno Kevin Durant. “Abbiamo fatto un buon lavoro nel limitare i suoi tiri, facendogliela passare e contestando bene le sue conclusioni dall’arco”. L’unica buona notizia per Mike D’Antoni è rappresentata da Clint Capela, che alla terza partita dopo l’infortunio alla tibia ha finito con 22 punti e 12 rimbalzi uscendo dalla panchina, miglior realizzatore dei suoi.

Sei vittorie in fila — Dall’altra parte l’attacco degli Warriors ha funzionato a meraviglia, tirando col 53% dal campo e il 40% da tre (15/38) con i classici 30 assist di squadra, piazzando due parziali da 12-4 e da 10-2 nel terzo quarto per aprire in due la gara. Tutto il quintetto dei “Dubs” è andato in doppia cifra, guidato dai soliti Durant (32 con un efficiente 12/19 al tiro) e Stephen Curry (24 con 7 assist e 5 triple, riprendendosi il primo posto per triple segnate in stagione sopra Eric Gordon, che ha chiuso 0/7 dall’arco) e i contributi di Klay Thompson (16), Draymond Green (15, 8 rimbalzi e 7 assist) e Zaza Pachulia (10 con 9 rimbalzi). È la sesta vittoria in fila per i ragazzi di coach Kerr, la striscia più lunga attualmente aperta in NBA, per di più raccogliendo tre scalpi eccellenti come quelli di Cleveland, Oklahoma City e Houston con un margine complessivo di 73 punti: non male per una squadra che, secondo alcuni, non aveva ancora avuto una “statement win” in stagione. L’unica cosa in grado di limitare Golden State è il maltempo che si è abbattuto su Houston, impedendo loro di ripartire nella notte verso Orlando, dove domenica giocheranno contro i Magic per continuare il loro momento d’oro.

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