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24 gennaio 2017

NBA, la caduta delle grandi: Cavs e Warriors ko

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Dio

Sconfitte inattese per le due finaliste della passata stagione: Cleveland perde in casa dei Pelicans nonostante i 49 punti di Kyrie Irving e la tripla doppia di LeBron James, mentre Golden State deve arrendersi nel finale a Miami, battuta dal canestro a pochi decimi dalla sirena di un Dion Waiters da 33 punti

New Orleans Pelicans - Cleveland Cavaliers 124-122 — Solitamente quando LeBron James e Kyrie Irving rimangono in campo per più di 40 minuti in una gara di regular season, i Cavs dovrebbero uscire dal campo con una vittoria. A maggior ragione quando il primo finisce con una tripla doppia (26 punti, 10 rimbalzi, 12 assist, la terza della sua stagione e il 46^ della carriera), il secondo fa registrare il massimo stagionale da 49 punti e Kevin Love realizza una doppia doppia da 22+16. Se ci aggiungiamo che gli avversari di serata, i New Orleans Pelicans, erano privi di Anthony Davis, ecco che le proporzioni della quinta sconfitta nelle ultime sette partite si fanno preoccupanti. La squadra di Alvin Gentry, reduce da un’imbarazzante sconfitta casalinga con 29 punti di scarto con i Brooklyn Nets, ha tirato fuori l’orgoglio e pescato due grandi partite da parte di Jrue Holiday (33 punti con 10 assist) e soprattutto Terrence Jones, che partendo in quintetto da centro al posto di Davis ha finito con 36 punti (massimo in carriera pareggiato), 11 rimbalzi e una stoppata su James a 2:45 dalla fine, con una rubata di Langston Galloway sempre sul Re nell’ultimo minuto di gioco a decidere la sfida.

Rimonta inutile — I Pelicans hanno costruito la loro vittoria soprattutto in un primo tempo chiuso con 20 lunghezze di vantaggio, cavalcando la miglior serata al tiro della stagione 7/16 dall’arco (16/39 alla fine) per 70 punti complessivi, grazie ai 22 a testa di Holiday (9/11 al tiro) e Jones (un perfetto 8/8). Nel secondo tempo però i Cavs hanno rimontato fino a riportarsi a -3 grazie a uno scatenato Kyrie Irving, che ha segnato 35 dei suoi 49 punti dopo l’intervallo lungo (19 solo nel terzo quarto), ma questa volta affidarsi esclusivamente alla prolificità offensiva delle proprie stelle non è bastato, visto che la difesa non è stata in grado di fermare quello che, offensive rating alla mano, è il quint’ultimo attacco della NBA, per di più privo di Anthony Davis. “Non siamo granché forti in questo momento. Molto è dovuto all’energia e all’impegno”, il commento di James dopo la gara, con Irving che ha aggiunto: “Di sicuro ci hanno tirato dei bei cazzotti, ma bisogna dargli i loro meriti: Terrence Jones e Jrue Holiday hanno fatto un lavoro incredibile nell’arrivare in area e coinvolgere i compagni, e gli altri hanno messo dei tiri pesanti. Noi abbiamo un po’ di cose da correggere, specialmente con la difesa nel pitturato, ma tutto si sistemerà”. Dopo due sconfitte comprensibili contro Warriors e San Antonio, quest’ultima contro una delle peggiori squadre della Western Conference — contro cui i Cavs hanno vinto solo tre delle ultime otto partite disputate — deve far scattare un piccolo allarme nella testa di Tyronn Lue, specialmente per quanto riguarda la metà campo difensiva: i Cavs nelle ultime 8 partite hanno il 25° rating difensivo della lega concedendo 111.6 punti su 100 possessi.

Miami Heat - Golden State Warriors 105-102 — Se Atene-Cleveland piange, Sparta-Golden State non ride — e la colpa è di un ex membro dei Cavs come Dion Waiters. La guardia dei Miami Heat in passato aveva già realizzato due prestazioni da 33 punti, di cui l’ultima solamente due giorni fa contro Milwaukee, ma questa terza partita da massimo in carriera deve avere un sapore particolare — un po’ per la qualità dell’avversario sconfitto, un po’ per la tripla della vittoria mandata a segno a 6 decimi  dalla fine, festeggiata con una posa a braccia conserte di balotelliana memoria. Quel canestro ha salvato gli Heat da un crollo verticale, dato che avevano toccato il massimo vantaggio sul +10 a meno di cinque minuti dalla fine, con Waiters che aveva sbagliato tre tiri forzati (di cui un air ball) all’interno di un parziale da 15-5 chiuso dalla schiacciata del pareggio di Kevin Durant a 11 secondi dalla fine. Il canestro della vittoria, a suggellare una grande serata al tiro con 13/20 dal campo e 6/8 dall’arco, ha però cancellato tutto, dando agli Heat la quarta vittoria consecutiva e il primo dispiacere a KD, che da quando è passato a Golden State non aveva ancora perso con un suo ex compagno ai Thunder nella scorsa stagione.

Striscia interrotta — Si interrompe quindi a sette la striscia di vittorie consecutive degli Warriors, che reduci da una serata libera a Miami, senza l’obbligo dello shootaround mattutino (dopo aver battuto Orlando il giorno prima) e senza Andre Iguodala tenuto a riposo, per la prima volta hanno perso pur avendo tutti i principali realizzatori oltre quota 20 (Durant 27, Thompson 22 e Curry 21 con 10 rimbalzi e 8 assist). Gli Warriors hanno tirato solamente 8/30 da tre e per la seconda volta in fila hanno mancato quota 30 assist fermandosi a 27, accelerando come al solito nel terzo quarto fino a toccare il +6, ma venendo ripresi da Waiters (13 dei suoi 33 punti sono arrivati in quel parziale) e dai contributi di Goran Dragic (secondo miglior realizzatore con 19 e 5 assist) con la doppia doppia di Hassan Whiteside (10+15) e il 3/4 dall’arco per 11 punti di Luke Babbit. L’ultimo tiro di Waiters, poi, ha condannato Golden State alla sconfitta: “Nah, non ho difeso bene” ha dichiarato Klay Thompson, che come a Natale contro Kyrie ha subito in faccia il canestro della vittoria. “Avrei dovuto stargli più vicino, costringerlo a girarmi attorno e poi usare la lunghezza delle mie braccia. Un grosso errore. Ci è costato una vittoria. Ma impareremo e se li rivedremo, faremo la cosa giusta”. L’ultimo commento spetta a KD, che ha avuto parole al miele per il suo ex compagno: “Dopo aver segnato mi ha fatto l’occhiolino. Fa f**********e schifo vedere entrare quel tiro, ma il fratellone che c’è in me un po’ ha sorriso”.

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