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28 gennaio 2017

NBA, i fischi del Garden e il futuro di Anthony

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Carmelo Anthony, New York Knicks

22 punti e 6 rimbalzi di media per Carmelo Anthony, 32 anni (Foto Getty)

Fischiato dai tifosi, scaricato dalla dirigenza, fuori dall'All-Star Game: il momento complicato di Carmelo Anthony, sempre più lontano dai New York Knicks

Non deve essere facile in questo periodo essere Carmelo Anthony. Per carità, ci sono modi peggiori di vivere rispetto a essere una stella plurimilionaria che gioca per i New York Knicks, ma convivere con la netta sensazione che la tua stessa franchigia non abbia più bisogno di te – e si impegni in tutti i modi per fartelo notare – non deve essere facile da sostenere. Se poi ci si mettono anche i tifosi a fischiarti (dopo una serata al tiro infelice da 8/26 e due tiri liberi sbagliati in fila) e a insultarti (dagli spalti è arrivato un “Comportati come se ti importasse qualcosa!” nei suoi confronti), ecco che la situazione finisce per essere “mentalmente estenuante”, come l’ha definita ‘Melo dopo la vittoria con gli Charlotte Hornets. “Bisogna essere fatti di una pasta speciale per sopportare tutto questo giorno dopo giorno, tutti i giorni”, ha detto Anthony davanti all’onnipresente stampa newyorkese. “Bisogna prenderne i lati positivi e quelli negativi. Sinceramente non so come faccio, ma lo faccio”.

Voci di mercato – Dopo le tante parole spese da parte di Anthony (che ha sempre ripetuto di voler rimanere ai Knicks, pur aprendo alla possibilità di discutere del suo futuro “se la squadra decidesse di andare in un’altra direzione”) e le ben poche uscite dalla bocca di Phil Jackson, nell’ultima settimana si è passati finalmente ai fatti. Più di una volta infatti i media hanno riportato dei tentativi della dirigenza dei Knicks di trovare una nuova sistemazione per il contratto di Anthony, che percepisce 24,5 milioni per questa stagione e ne guadagnerà 26,2 nella prossima, con la possibilità di uscire dall’accordo nell’estate del 2018 (e di ricevere un’ulteriore aumento del 15% in caso di scambio). Jackson ha chiamato sia i Cleveland Cavaliers (ricevendo un secco no per Kevin Love) che i Boston Celtics (i quali si sono detti non interessati), trovando però un’apertura negli L.A. Clippers, che in questo momento sembrano l’unica destinazione plausibile. Anthony infatti ha la possibilità di porre il veto su qualsiasi scambio che lo coinvolga, restringendo quindi il ventaglio di opzioni disponibili alle sole squadre che possano offrirgli la possibilità di vincere (visto che compirà 33 anni il prossimo 29 maggio) e di rimanere in un grande mercato (visti gli interessi extra-sportivi suoi e di sua moglie, la showgirl LaLa). Considerando che a Chicago hanno ben altri problemi e i Los Angeles Lakers stanno andando in tutt’altra direzione, quali reali opzioni ci sono se non i Clippers dell’amico di “Banana Boat” Chris Paul?

I FISCHI DEL MADISON SQUARE GARDEN

Alla ricerca di un terzo partner – Quello che rende particolarmente interessante la destinazione L.A. è che i Knicks hanno già fatto sapere di essere disponibili a cedere ‘Melo senza ricevere uno dei Big Three (Chris Paul, DeAndre Jordan o Blake Griffin, che per motivi di regolamento non potrebbe comunque andare a New York), dando quindi ai Clippers la possibilità di aggiungere un’altra stella sacrificando solo pezzi di complemento come Jamal Crawford, Austin Rivers o J.J. Redick per far combaciare i contratti. Le ultime voci dicono che Knicks e Clippers sono alla ricerca di una terza squadra interessata a prendere Jamal Crawford (che ha 42 milioni di dollari ancora a contratto e non interessa ai Knicks) e che L.A. non vorrebbe privarsi di un tiratore come Redick, mentre Doc Rivers ha dichiarato che scambierebbe chiunque – anche suo figlio Austin, che in estate si era incontrato coi Knicks da free agent – pur di migliorare la situazione della squadra. L’infortunio di Chris Paul, che ne avrà ancora fino a marzo dopo essersi fratturato il pollice, rende più difficile la situazione perché i Clippers non vorrebbero peggiorare ancora di più un reparto guardie già privo della sua guida, ma aggiungere un giocatore come Anthony potrebbe essere l’unico modo per scuotere un roster che, così costruito, non sembra in grado di poter battere una delle superpotenze della Western Conference. O quantomeno fare il tentativo per non avere rimpianti in estate, quando saranno free agent Chris Paul, Blake Griffin e J.J. Redick.

Solo Ewing può capirmi – Dal suo armadietto nello spogliatoio dei Knicks, intanto, il separato in casa col numero 7 ha approfittato della presenza in città di Patrick Ewing – grande ex dei blu-arancio, ora assistente sulla panchina di Charlotte – per trovare delle somiglianze sul modo in cui entrambi sono stati gentilmente “accompagnati alla porta” dalla franchigia. “Senza alcun dubbio lui può capire come mi sento. Dopo aver studiato il gioco, sai cosa hanno dovuto sopportare certi giocatori nelle loro carriere. Lui è uno di quelli che può capire cosa si prova a dover andare in campo e giocare ad alto livello cercando di lasciar perdere tutto il resto. Non è stata colpa sua [se è stato scambiato con Seattle a fine carriera, ndr]”. Anthony si è anche detto deluso dal fatto di non di non essere stato nominato per il decimo All-Star Game della sua carriera, ma che “è difficile pensare a quello ora che sono nel mezzo di tutto quello che sta succedendo”. In compenso, ha anche detto che si godrà i sette giorni di pausa per l’All-Star Weekend andando da qualche parte “anche se ancora non sa dove”. Visto che la chiusura del mercato è previsa per il 23 febbraio, conviene rimanere nei paraggi nel caso in cui arrivi uno scambio che ormai pare inevitabile.

L'ANALISI DI BASKET ROOM SUI NEW YORK KNICKS

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