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03 febbraio 2017

NBA, Clippers ancora sconfitti da Golden State

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Steph Curry ne segna 29, Kevin Durant sfiora la tripla doppia (26-8-10) e Golden State batte a domicilio 120-133 i Clippers, nonostante i 31 punti (massimo in stagione) di Blake Griffin

Avere evitato il massacro di cinque giorni fa (quando Steph Curry e compagni avevano inflitto ben 46 punti di distanza ai losangelini), sembra già essere un discreto traguardo per i Clippers, battuti in casa da Golden State per 120-133 . Quello che poteva essere uno degli incroci più avvincenti e stimolanti anche in ottica playoff si è rivelato, come spesso accade con gli Warriors in questo periodo, una marcia trionfale per i vice campioni in carica. L’assenza di Chris Paul pesa eccome nella logica del match, con Raymond Felton e Austin Rivers in quintetto per provare a garantire in due almeno in parte la varietà di gioco del numero 3. Il fatto però che a cinque minuti dalla fine un Blake Griffin al suo massimo in stagione con 31 punti a referto, resti a guardare i vari Brandon Bass e Wesley Johnson ciondolare sul parquet, rende bene l’idea di come la gara sia diventata in realtà una pratica già archiviata dagli Warriors ben prima che sia suonata la sirena del quarto periodo.

Si rivede Kevin Durant – Golden State era in back-to-back, reduce dalla partita di ieri contro gli Hornets in cui gli Splash Brothers hanno vissuto una delle serate più ispirate al tiro della loro stagione. La mano dei Steph Curry e Klay Thompson non si è raffreddata durante il viaggio di 600 km che li ha condotti allo Staples Center di Los Angeles. Alla fine sono 29 punti per il playmaker numero 30, che con le tre triple di serata supera quota 200 canestri dalla lunga distanza in stagione per la quinta volta in carriera, unico assieme a Ray Allen a riuscirci. Curry inoltre archivia così la 15^ gara consecutiva con almeno 20 punti, il primo Warriors a riuscirci 26 anni dopo Chris Mullin. Il protagonista tra gli ospiti però è Kevin Durant, oscurato dalla prestazione al tiro dei compagni di 24 ore prima e ritornato sotto i riflettori grazie a una partita a tutto tondo, la prima volta in maglia Warriors con almeno 20 punti e almeno 10 assist (11^ in carriera). Per lui sono 26 punti, 8 rimbalzi e 10 assist, all’interno di un meccanismo in grado di generarne ben 38 su 52 canestri. Così rodati da non subire il contraccolpo legato all’assenza di Draymond Green, tenuto a riposo da coach Steve Kerr che lancia in quintetto Patrick McCaw, anche lui in grado di distribuire 6 assist nei 28 minuti trascorsi sul parquet. Passarsi il pallone sembra essere davvero una malattia contagiosa in casa Warriors.

Ennesimo stop – Chi invece deve fare fronte a problemi di tutt’altro spessore sono i Clippers, incapaci ancora una volta di dimostrarsi all’altezza di Golden State e  intrappolati sempre più in un limbo che rischia di mettere in discussione anche il fattore campo a favore al primo turno playoff. L’esperimento con il quintetto piccolo e Mbah a Moute relegato in panchina (solo4 minuti in campo per lui) non sembra aver dato i frutti sperati, svuotando poi la panchina di quella scossa che solo i 21 punti messi a referto da Jamal Crawford sono riusciti in parte a dare. Per i Clippers questa è la quinta sconfitta nelle ultime sette, ossia da quando Paul è tornato in infermeria; un passo indietro che porta gli Utah Jazz all’aggancio al quarto posto, con Memphis sesta distante meno di due partite, in una lotta che si fa sempre più complessa e ingarbugliata per i ragazzi di coach Doc Rivers. I losangelini in questa stagione dovevano decidere cosa fare da grandi e sembra proprio che la soluzione all’orizzonte non sia quella che i tifosi auspicavano a inizio regular season.

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