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06 febbraio 2017

NBA, Yogi Ferrell alla conquista dei Mavericks

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Yog

Da titolare per caso a certezza in quintetto, da un contratto di dieci giorni a uno di due anni. Questa la storia (a lieto fine) di Yogi Ferrell, il nuovo playmaker dei Dallas Mavericks

Nelle pieghe di una stagione NBA fatta di 82 partite, 30 squadra e centinaia di intrecci, entra di diritto tra le storie a lieto fine quella di Yogi Ferrell, il playmaker dei sorprendenti Dallas Mavericks di queste ultime settimane. Niente orsi (anche perché non c’è l’acca), ma l’assonanza con il cartone animato ambientato a Yellowstone è dettata anche dal sorriso sempre stampato sul suo volto. Difficile non essere felice dopo la firma su un contratto da due anni, bypassando il secondo possibile accordo da dieci giorni che i Mavs potevano proporgli. Ne è bastato soltanto uno per conquistare la fiducia della dirigenza, condito da quattro partite giocate (e vinte) da protagonista. “I ragazzi lo adorano e noi siamo intrigati dalla qualità delle sue prestazioni”, chiosa un Mark Cuban pronto a sborsare ben più dei 100mila dollari che Brooklyn aveva deciso di investire su un giocatore undrafted, nonostante fosse il detentore del record di assist al college a Indiana.

La storia - Deron Williams, J.J. Barea e Devin Harris sono fuori causa infortuni e Dallas è costretta per forza di cose a prendere un playmaker che tappi il buco per almeno una settimana. La dirigenza decide allora di puntare su Pierre Jackson, playmaker dei Texas Legends, la squadra di D-League affiliata con i Mavericsk. Dieci giorni di contratto per un giocatore che appena entrato a far parte del roster è costretto a fermarsi a causa di un problema al tendine del ginocchio. Il destino allora decide finalmente di spalancare le porte (e le possibilità) a Ferrell, precedentemente transitato con scarso successo a Brooklyn. Con i Nets infatti, dopo le convincenti partite di D-League da 18.7 punti e 5.8 assist di media, non va un granché nelle dieci gare in cui mette piede sul parquet. Quindici minuti scarsi di media, otto triple in totale a bersaglio col 29% dalla lunga distanza. Quella di coach Carlisle sembra davvero la mossa della disperazione che diventa però magicamente vincente per i texani: Ferrell gioca 36 minuti di qualità contro gli Spurs al suo esordio assoluto in un quintetto NBA, smazzando 7 assist sui 20 totali di squadra. Il giorno dopo in back-to-back, il cliente di cui prendersi cura è Kyrie Irving; non c’è problema, dimezza gli assist (3), ma raddoppia di punti (19) e soprattutto per Dallas il risultato non cambia. I 32 punti contro Portland (con 9/11 da tre) con tanto di canestro decisivo a 19 secondi dal termine sono la definitiva consacrazione. Adesso ci sono dei playoff da conquistare e Yogi non vede l’ora di continuare il proprio lavoro. Non solo per i prossimi 10 giorni.

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