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08 febbraio 2017

NBA, Green-Durant, pace fatta. E con Westbrook…

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Kev

Draymond Green racconta come il litigio con KD sia stato soltanto un modo per motivarlo, una dinamica naturale all'interno di un gruppo vincente. Polemica rientrata quindi, mentre il numero 35 si prepara al ritorno a Oklahoma City di sabato

Nelle ultime tre stagione, i Golden State Warriors non si sono di certo abituati a perdere e ogni passo falso, anche se innocuo come quello contro i Kings, fa sempre più rumore del dovuto. Questa volta a scatenare voci e speculazioni in particolare era stato il litigio nel finale di gara tra Draymond Green e Kevin Durant; un battibecco durato un intero timeout, durante il quale nessun compagno ha provato a dividere i due litiganti (fatta eccezione per Shaun Livingston). Green però, commentando l’accaduto, ha rivelato che in realtà la sua è stata una manovra ragionata, frutto di una strategia, di un approccio tipico della psicologia inversa, che lo ha portato a confrontarsi volutamente in maniera aggressiva con Kevin Durant per provare a scuotere il proprio compagno. “È stata una tattica per stimolarlo” ha raccontato il numero 23, che a suon di parolacce voleva motivare un KD scarico in una partita da 2/10 al tiro, con soli 10 punti a referto in 42 minuti, con il primo canestro arrivato soltanto a tre minuti dalla fine del primo tempo. Una rarità per lui. “Mi è sembrato stanco, aveva finito la benzina” era stato il commento nel post partita di coach Steve Kerr, che al momento del litigio non sedeva in panchina a causa della plateale espulsione ricevuta durante il terzo quarto del match.

Basket Room, il commento al litigio tra Kevin Durant e Draymond Green

Normalità in una squadra vincente - Tutto sotto controllo insomma, come raccontato anche da diversi componenti della panchina che hanno rivelato che nel momento in cui Durant si è inferocito, Green soddisfatto ha iniziato a sorridere e a strizzare l’occhio ai compagni. Non un dissidio cha ha lasciato strascichi, visto che la sera successiva gli stessi protagonisti hanno guardato assieme il Superbowl in TV. A sancire la fine della discussione ci pensa Kerr: “È normale che queste cose avvengano. Avreste dovuto vedere cosa accadeva tra i giocatori dei Bulls anni fa… È dettato dalla competitività, dalla tensione del momento dovuto alla partita”. Anche Step Curry ha speso delle parole a riguardo, lui che si era tenuto ben lontano dai due litiganti durante il timeout: “Nulla di particolare. È un confronto dettato dal rispetto che tutti in squadra abbiamo l’uno per l’altro. Nessuno la prende sul personale, nessuno se ne va a casa a piangersi addosso per una roba del genere. Tutti vogliamo vincere e questo tipo di confronti sono necessari per continuare a migliorarci, per non sentirci appagati”. Tutti sulla stessa lunghezza d’onda, tutti con la stessa mentalità: “Se non puoi avere una discussione con un tuo compagno, vuol dire che fai parte di una squadra di sconfitti – racconta con la solita diplomazia Green -, e tutti quelli che vogliono ingigantire la cosa, probabilmente sono dei perdenti. Questo è il modo in cui io vedo le cose. Chiunque sappia cosa vuol dire vincere, sa che queste cose accadono”. Che ci sia o meno altro che bolle in pentola, nessuno può escluderlo. Ma di certo non andranno a raccontarlo in giro: “Se andate a parlare con delle squadre perdenti, loro vi diranno tutto quello che sta accadendo. Noi no”, chiosa il numero 23.

Ritorno a Oklahoma City - Parlano tutti quindi dell’accaduto, tranne Kevin Durant che invece in una lunga intervista rilasciata a Marc Stein (la cui versione integrale andrà in onda su ESPN dopo il match di questa notte contro i Bulls), ha commentato il suo ormai prossimo ritorno a Oklahoma City, senza nascondere il fatto che quella di sabato è una partita a cui sta pensando già da un mese e che cercherà il più possibile di godersi il momento così come verrà. “So bene cosa conta realmente per i tifosi dei Thunder – commenta Durant -, e l’interessa per la squadra è ben più importante di quello per un solo giocatore. So benissimo cosa succederà. Ci sarà un’enorme folla chiassosa pronta ad accogliermi. Sarò il protagonista di una delle serate più rumorose in quell’arena. Di certo non sarà un benvenuto amichevole, ma ripeto, non vedo l’ora di incontrare tutte le persone con cui ho costruito dei rapporti di amicizia nel tempo. E sono sicuro che anche i tifosi che hanno trascorso tante avventure con me, anche se non faranno il tifo ad alta voce, nel momento in cui gli farò l’occhiolino penseranno a tutte le emozioni che abbiamo provato assieme negli ultimi nove anni”.

Io e Russell? Polemica ingigantita – Tra le anticipazioni dell’intervista, non poteva che esserci poi un riferimento a quello che lo stesso Durant definisce un fake drama, il dualismo tra lui e Westbrook - una storia costruita e gonfiata molto più del dovuto: “L’ho capito subito, sin dall’inizio della stagione. Stavo facendo un’intervista e ho usato la parola “altruista” riferendomi ai miei nuovi compagni qui agli Warriors. Questa cosa è stata riportata a Russell, chiedendogli se lui avesse ascoltato l’intervista in cui io parlavo di altruismo, ponendo la domanda come se io avessi affermato che lui e i Thunder non lo fossero. Appena ne sono venuto a conoscenza ho pensato ‘Ecco, stanno provando a mettere in mezzo questa cosa per provare a ingigantire tutto’. Ovviamente Russell non ha ascoltato la mia intervista in cui stavo semplicemente parlando dei miei attuali compagni, e qualcuno invece gli ha riportato il fatto che io lo abbia definito egoista. È davvero facile per i media rigirare le cose a proprio piacimento e far nascere una contesa tra noi”. 

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