Please select your default edition US
Set Default:
Go
Your default site has been set for 7 days
Caricamento in corso...
12 febbraio 2017

NBA, countdown allo Slam Dunk Contest (1996-2000)

print-icon
Get

VIDEO. Il primo squillo di tromba di un rookie chiamato Kobe Bryant nel 1997 e poi l'incredibile evoluzione aerea di Vince Carter nel 2000, che fa nascere la leggenda di "Air Canada". La gara delle schiacciate — soppressa nel 1998, annullata per via del lockout NBA l'anno dopo — è più viva che mai

1996, BRENT BARRY, L.A. Clippers — Il campo di partecipanti che si ritrova a San Antonio per contendersi il titolo di miglior schiacciature NBA è di tutto rispetto, potendo contare su atleti del calibro di Doug Christie, Darrell Armstrong, Jerry Stackhouse e Michael Finley. Solo quest’ultimo, però, supera il primo turno insieme a Greg Minor (di Boston) e a Brent Barry, prova provata che white man can jump. Il figlio della leggenda Rick — a suo tempo supremo tiratore — mette in mostra un atletismo totalmente differente da quello di Finley, con cui arriva a giocarsi il titolo: leggero, quasi etereo lo stile del primo, potente, addirittura squassante, il secondo. Ma quando Barry, senza neppure togliersi la sopramaglia, stacca dalla linea del tiro libero per la sua ultima schiacciata, la giuria non ha più dubbi: è lui lo slam dunk king 1996. 

1997, KOBE BRYANT, Los Angeles Lakers — Michael Finley ci riprova (e si qualifica anche stavolta per il turno finale), Bob Sura sostituisce Brent Barry nel ruolo di white man can jump, ma sono due rookie come Ray Allen (grandissimo tiratore, ma pure ottimo atleta) e il 19enne Kobe Bryant a incuriosire maggiormente il pubblico di Cleveland, che festeggia nel weekend le nozze d’oro NBA (1946-47 la stagione inaugurale). A spingere Julius Erving e le altre leggende in giuria a incoronare l’ex stellina di Lower Merion HS come miglior schiacciatore NBA è il remake della schiacciata che nel 1994 ha dato il titolo a Isaiah Rider, eseguita stavolta frontalmente (e non con partenza dall’angolo) facendosi passare il pallone in mezzo alle gambe. Del giovanissimo n°8 dei Lakers la lega risentirà presto parlare…

2000, VINCE CARTER, Toronto Raptors — Sono passati tre anni dalla vittoria di Kobe Bryant e il motivo è semplice. Nel 1998, mentre la NBA si dà appuntamento a New York per l’All-Star Weekend, per la prima volta dal 1984 la gara delle schiacciate non fa parte del programma della tre giorni. Il motivo è semplice: i grandi nomi disertano la competizione e tra gli schiacciatori c’è crisi di fantasia e inventiva. L’anno dopo, invece, a saltare è l’intero weekend delle stelle, con la NBA ancora alle prese con il lockout. La gara delle schiacciate torna però di prepotenza nel 2000, a Oakland, e mette in scena una delle più belle edizioni di sempre. Il campo dei sei partecipanti vede solo grandissimi atleti: Ricky Davis, Jerry Stackhouse e Larry Hughes si fermano al primo turno, mentre in finale si ritrovano Steve Francis e i due cugini (alla lontana) in forza ai Toronto Raptors, un giovanissimo Tracy McGrady e Vince Carter. La leggenda di “Air Canada” — che in realtà aveva già vinto la gara delle schiacciate a livello liceale con un show pazzesco, battendo fra gli altri anche Jerry Stackhouse — nasce in un duello senza esclusione di colpi con McGrady e Francis che vede il n°15 dei Raptors far segnare ben tre 50 su un totale di cinque schiacciate (più un 49 e un 48). Nel repertorio trovano spazio alcune evoluzioni diventate celebri ed entrate di prepotenza nella storia dello Slam Dunk Contest NBA: la famosa Elbow Dunk, con l’intero avambraccio affondato nel canestro; la schiacciata assistita dallo stesso McGrady, facendosi passare il pallone in mezzo alle gambe; il 360 con windmill eseguito in svitamento. Perfino l'esultanza finale di Vince Carter è passata alla storia: mani al collo, sguardo in camera e una frase tanto semplice quanto efficace: “It’s over”. 

Video

Tutti i siti Sky