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14 febbraio 2017

NBA, caso Oakley/Dolan: irrompono Adam Silver e MJ

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Una vecchia foto di Jordan e Oakley compagni ai Bulls

Compagni sul campo ai Bulls, ancora "dalla stessa parte" Michael Jordan e Charles Oakley (foto Getty)

Il pugno duro di Adam Silver e il ruolo strategico di Michael Jordan decisivi nel mettere la parola fine alla querelle tra James Dolan e Charles Oakley

“Estremamente scoraggianti”. Adam Silver ha voluto commentare con queste dure parole, affidate a un comunicato ufficiale della lega, le recenti vicende occorse al Madison Square Garden che hanno visto (pessimi) protagonisti il proprietario dei Knicks James Dolan e l’ex Charles Oakley. Alle parole, ovviamente, sono subito seguiti i fatti, come ormai da tradizione quando si tratta del commissioner NBA. Al termine di un incontro a tre presso gli uffici della lega — Silver, Dolan e Oakley tutti riuniti attorno a un tavolo, con Michael Jordan (proprietario degli Hornets, ma soprattutto grande amico personale ed ex compagno di Oakley a Chicago) in collegamento telefonico — il n°1 NBA ha registrato le “sincere scuse” presentate da Oakley e Dolan, auspicando pubblicamente che quest’ultimo possa presto invitare nuovamente l’ex giocatore dei Knicks a bordocampo al Garden, mettendo così una definitiva pietra sopra a tutta la brutta vicenda. 

Il ruolo di Jordan — Destinata quindi a durare molto poco “l’esclusione a tempo indefinito” annunciata ai quattro venti da James Dolan nei confronti di Charles Oakley dopo l’incidente dello scorso 8 febbraio, provvedimento che aveva attirato le ire anche di una figura storica della comunità afroamericana come quella del Reverendo Al Sharpton. Più che dalla reazione di Sharpton o di quella dei tifosi newyorchesi, in maggioranza schieratisi con uno degli idoli del proprio passato, a ricondurre Dolan a più miti consigli ci ha pensato il pugno duro di Adam Silver e il ruolo cruciale svolto da Michael Jordan, chiamato direttamente in causa nientemeno che da Phil Jackson nelle ore successive all’incidente, visto lo stretto rapporto che da sempre lo lega a Oakley, sua personalissima bodyguard in campo durante le sue prime stagioni NBA. 

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