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28 febbraio 2017

NBA, i risultati della notte: a NY decide DeRozan

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Carmelo Anthony sbaglia il tiro della vittoria sulla sirena, Toronto passa a New York con 37 di DeMar Derozan. Vincono Cleveland e Golden State (nonostante lo 0/11 da tre di Steph Curry), Houston perde in casa contro Indiana

New York Knicks-Toronto Raptors 91-92 - “Ci vuole uno sforzo collettivo per vincere”, commenta coach Dwane Casey a chi gli chiede cosa dovranno fare i suoi Raptors per continuare a vincere in questa regular season senza Kyle Lowry. Chi sembra avere più di altri recepito il concetto è DeMar DeRozan, decisivo nel match vinto al Madison Square Garden. Ai padroni di casa infatti non sono bastati i 17 punti di vantaggio accumulati nella prima parte di gara, chiusa comunque sul +13 all’intervallo. Nel terzo quarto i canadesi hanno cominciato a fare sul serio soprattutto in difesa, concedendo 14 punti agli avversari e riportandosi prepotentemente in partita nell’ultima frazione. “Non avevamo voglia di perdere – commenta DeRozan -. Non è mai positivo ritrovarsi sotto nel punteggio, ma in questo caso ha messo in mostra la voglia che avevamo di lottare”. Per l’All-Star dei Raptors alla fine sono 37 punti in 37 minuti, con tanto di canestro decisivo a meno di due secondi dal termine. Chi invece stavolta non è riuscito a realizzare il buzzer beater è Carmelo Anthony, impreciso (9/26 al tiro) nonostante i 24 punti e il convincente +7 di plus/minus. Lui, Derrick Rose e Courtney Lee erano in panchina mentre le riserve dilapidavano il vantaggio accumulato, costretti a rientrare di corsa sul parquet con la partita di nuovo in equilibrio. Brandon Jennigs non c’è più e Joakim Noah resterà fuori per il resto della stagione causa infortunio: questo inevitabilmente rende molto più corta la rotazione. “Il nostro sforzo non si deve fermare. Quello che è successo con Brandon e Jo non deve essere un motivo per non continuare a lottare”. Trovare delle motivazioni in casa Knicks però, sta diventando sempre più complesso.

Philadelphia 76ers-Golden State Warriors 108-119 – Anche  nella peggior serata al tiro (da fuori) di Steph Curry – 19 punti ma 0/11 da tre, peggio ancora dello 0/10 fatto registrare il 4 novembre scorso contro i Lakers – gli Warriors usano un parziale di 12-3 all’inizio del terzo quarto per regolare i Philadelphia 76ers, sempre senza Joel Embiid, fuori a tempo indeterminato. Per i californiani 27 punti con 8 rimbalzi per Kevin Durant, 21 per Klay Thompson e la solita prestazione a tutto tondo (14 con 11 assist, 6 rimbalzi e 5 recuperi) di Draymond Green. È Dario Saric il migliore tra i padroni di casa, con 21 punti, 7 rimbalzi e 7 assist ma i Sixers pagano le 23 palle perse di squadra (7 di Jahlil Okafor) e concedono così a Golden State la cinquantesima vittoria stagionale. 

Dallas Mavericks-Miami Heat 96-89 – Per un Curry (Steph) insolitamente impreciso dall’arco, a Dallas ce n’è un altro (Seth) che si avvicina al massimo in carriera di 31 punti stabilito solo tre sere prima e guida i Mavs al successo, siglando 29 punti e 5/7 da tre al tiro. Per i padroni di casa, in una serata da 9/18 dall’arco – ci sono anche 24 punti di Harrison Barnes, mentre Miami vede i 19 punti con altrettanti rimbalzi di Hassan Whiteside e i 24 punti di Goran Dragic vanificati dal pessimo finale di squadra: gli Heat non segnano negli ultimi 4’37” di gioco, sbagliando sette tiri in fila. Si ferma a tre la striscia vincente di Miami. 

Houston Rockets-Indiana Pacers 108-117 – Dopo essere stati davanti anche di 17 punti all’inizio del secondo quarto, Houston subisce un parziale di 23-8 e vede Indiana mettere la testa avanti 57-56 appena prima dell’intervallo lungo. Il vantaggio degli ospiti si estende fino al +14 a quattro minuti dalla fine ma 8 dei 28 punti di Lou Williams (27° ventello stagionale per lui uscendo dalla panchina, leader NBA) firmano un parziale di 12-2 Rockets che riapre la gara, prima che a chiuderla definitivamente ci pensa una tripla di C.J. Miles. Per i Pacers è Jeff Teague il migliore con 25 punti, 8 rimbalzi e 6 assist ma ottimo è anche il contributo della panchina (48 punti totali), guidata dai 17 di Rodney Stuckey. A Houston non basta la 47^ gara consecutiva oltre i 100 punti (record di franchigia eguagliato, stabilito nel 1969-70) e la 48^ doppia doppia stagionale di James Harden, che chiude con 25 punti e 12 assist, 38^ partita dell’anno con almeno 20 punti e 10 assist, dopo averne fatte contare 44 in tutta la sua carriera. 

Cleveland Cavaliers-Milwaukee Bucks 102-95 - Torna LeBron e torna anche il sorriso in casa Cleveland Cavaliers. Ventiquattro punti, 10 rimbalzi e 6 assist per il numero 23 in una gara combattuta fino a cinque minuti dalla fine, quando il parziale da 11-0 piazzato grazie a un paio di canestri di Kyrie Irving (25 e 9 assist per lui) ha spaccato in due il match nel finale. Cleveland è stata brava anche ad approfittare della serata no al tiro di Giannis Antetokounmpo: l’All-Star, che viaggiava a 29 punti e 10 rimbalzi di media nelle gare contro i campioni NBA in carica, si è fermato a soli 9 punti con 4/13 al tiro e -12 di plus/minus. “Nelle prime tre gare è stato molto più facile per me arrivare fino al ferro – ha commento il greco -, ma siamo stati bravi a costruire buoni tiri e a restare a contatto fino in fondo. Nel finale ha fatto la differenza l’esecuzione; loro hanno eseguito meglio di noi”. I Cavaliers stravincono la lotta a rimbalzo (45 vs. 33), ma perdono il doppio delle palle perse degli avversari (16 vs. 8), concedendo così ai Bucks ben 13 tiri in più dal campo. “Nel finale sapevamo che Kyrie e LeBron avrebbero fatto qualcosa del genere – racconta coach Jason Kidd a fine gara -. Il problema è che non siamo stati pazienti in attacco, accontentandoci di alcuni pessimi tiri”. Un secondo tempo giocato tutto senza Michael Beasley, uscito per un guaio al ginocchio sinistro durante il secondo quarto. “Abbiamo avuto le rotazioni molto accorciate per tante settimane – commenta LeBron James -, ma adesso stiamo iniziando a stare meglio giorno dopo giorno. Torneranno Kevin e J.R., mentre nel frattempo D-Will potrà darci una grossa mano”. Il fu***ing playmaker è finalmente arrivato.

Sacramento Kings-Minnesota T’wolves 88-102 – “Perdere e perderemo”, sembravano dichiarare dopo la chiusura del mercato i Sacramento Kings, coinvolti nella rincorsa all’ottavo posto a Ovest solo ed esclusivamente perché avevano la fortuna di schierare uno dei migliori giocatori NBA. Via Cousins e via di conseguenza anche le speranze di successo, travolti prima dagli Charlotte Hornets che non vincevano da tempo e stanotte in partita per meno di due quarti contro Minnesota. Karl-Anthony Towns mette a referto 29 punti e 17 rimbalzi, mentre Andrew Wiggins si ferma due gradini più sotto a quota 27. Per la difesa dei T’wolves gli 88 punti concessi sono un toccasana dopo i 142 subiti dagli Houston Rockets. Ty Lawson non è James Harden, certo, e i tiri da tre tentati sono 17 e non 58, ma l'unica speranza per provare ad acciuffare l'ottavo posto della Western Conference passa dalla protezione del ferro.

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