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09 marzo 2017

NBA, Boston passa a Oakland: battuti gli Warriors

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I Celtics vincono ancora alla Oracle Arena: finisce 99-86, con Golden State tenuta a soli 12 punti nel quarto periodo. Isaiah Thomas mette ne mette a referto 25, mentre gli Splash Brothers chiudono con 4/17 dalla lunga distanza

I Boston Celtics di Brad Stevens sono stati spesso indigesti ai Golden State Warriors, che videro terminare lo scorso aprile la striscia di 54 vittorie consecutive proprio contro i biancoverdi. Da quel giorno sono cambiate tante cose, ma non il risultato di un match che ha visto vincere ancora una volta Isaiah Thomas e compagni per 99-86, bravi a tenere a soli 12 punti realizzati nel quarto periodo i padroni di casa e ad approfittare dell’evidente stanchezza dei vice campioni in carica. Il playmaker numero 4 di Boston invece non sembra risentire di acciacchi o fatica, autore di 25 punti e uscito tra le urla dei tanti tifosi dei Celtics festanti spuntati via via sugli spalti con l’andare avanti del match. “Let’s go Celtics”, un invito colto dai giocatori biancoverdi, sempre più seconda forza della Eastern Conference.

La partita – La sfida in realtà, è molto più equilibrata del previsto, almeno fino a quando Steph Curry si prende gioco sulla sirena del terzo quarto di Jaylen Brown, mandando a bersaglio la tripla del 74-72 in favore di Golden State. Solitamente il preludio dello spettacolo travolgente messo in piedi dagli Warriors, in realtà ultimo acuto prima del 27-12 firmato Celtics. Sette punti di Thomas, sei di Avery Bradley e quattro di Kelly Olynyk, positivo in uscita dalla panchina con i suoi 17 punti, 5 rimbalzi e 5 assist. Alla sirena finale le due squadre tirano entrambe con il 44% dal campo, frutto di un identico 37/84. A fare la differenza sono i tiri liberi; ben dieci in più quelli tentati dagli ospiti, oltre al maggior numero di triple realizzate. In gare così equilibrate, spesso sono i dettagli a fare la differenza.

Otto gare in 13 giorni per Golden State - “Sono stati molto bravi a mettere pressione sul perimetro. Sapevano che potevamo uccidere il match dall’arco”, commenta Klay Thompson. Ma così non è stata, visto il 4/17 combinato da lui e Steph Curry (diventati nella notte gli unici due giocatori della storia NBA a concludere cinque stagioni consecutive con almeno 200 triple realizzate), all’interno di un 6/30 dalla lunga distanza di squadra che, combinato con l’assenza di Kevin Durant, ha portato gli Warriors a fissare il nuovo record negativo di punti segnati in questa regular season; soltanto 86, arrivati grazie a “soli” 23 assist di squadra. “Siamo in un momento molto duro della stagione con KD fuori a causa infortunio. Tutte le squadre devono fare i conti con momenti del genere durante la stagione; l’importante è non andare nel panico e continuare a lavorare come abbiamo sempre fatto”. Una gara che soltanto sulla carta poteva essere considerata come casalinga, arrivata dopo la sfida di Atlanta e prima di quella di Minneapoli. “È stata per noi la sesta gara in trasferta in un giro di otto match che si concluderà a San Antonio sabato”. Otto partite in 13 giorni, un tour de force che non lascia il tempo a Kerr neanche di valutare eventuali riposi. “Sono certo che tutti i giocatori presenti in questo spogliatoio vogliono giocare”, commenta Curry a fine partita. 

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