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11 marzo 2017

NBA, Bulls in crisi, coach Hoiberg sotto accusa

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Una squadra uscita indebolita dalla trade deadline, un allenatore che continua a cambiare quintetti e rotazioni, veterani scontenti e giovani non ancora pronti. Chicago è oggi alla quarta sconfitta di fila e fuori dalla griglia playoff, con Milwaukee già davanti e Miami in fortissima rimonta. Pagherà per tutti Fred Hoiberg?

Fred Hoiberg usa una sola parola per definire la stagione dei suoi Chicago. “Incostante”. Il problema maggiore? “Non lo so”, ammette Jimmy Butler, mentre Rajon Rondo e Jimmy Butler hanno le idee più chiare sulla ricetta per salvare una stagione finora deludente: “Più durezza mentale”, dice il primo; “Ci tocca vincere partite che non dovremmo vincere”. Una cosa in comune c’è: dallo spogliatoio dei Bulls le parole escono col contagocce, c’è pochissima voglia di parlare. A Chicago – con i Bulls giunti alla quarta sconfitta in fila –   non tira per nulla una buona aria e il più esposto a queste correnti insidiose sembra essere l’allenatore Fred Hoiberg. Dopo il penoso finale di Orlando (49-29 per i Magic il parziale a chiusura dell’incontro) e la ancora più imbarazzante débâcle interna contro Houston (subiti 17 punti in fila a cavallo dell’intervallo, parte di un parziale di 33-2 per i Rockets), i due giocatori più rappresentativi della squadra sembrano puntare il dito in maniera accusatoria verso coach Hoiberg e le sue scelte: “Stiamo schierando tantissimi giocatori [tutti i 12 uomini della rotazione in campo già nel primo tempo contro Houston, ndr] e così facendo diventa difficile. Ogni sera non si sa cosa succede, chi finisce per giocare e quanti minuti. È davvero dura, ma è nostro dovere continuare a dare il massimo”. “Sì, molti ragazzi non sanno quanti minuti staranno in campo, e soprattutto per i più giovani è difficile. Jerian [Grant] per esempio stasera ha giocato due minuti, è uscito e poi non ha più messo piede in campo”. Il destino toccato a Michael Carter-Williams nella sfida contro Harden e compagni – mai entrato in campo per scelta tecnica contro i Magic, quasi 20 minuti sul parquet la gara dopo contro i Rockets – è trattamento tutt’altro che inusuale per più di un giocatore dei Bulls, come a dimostrare le idee, poche e confuse, di Fred Hoiberg. 

Manca il tiro – Più ancora che difensivo – i Bulls navigano attorno a metà ranking NBA – il problema di Chicago è evidentemente offensivo: Butler e soci sono titolari della peggior percentuale effettiva al tiro di tutta la lega (solo il 48%) e solo sei squadre fanno peggio per offensive rating (104 punti per 100 possessi), risultato di una scarsissima propensione al tiro da tre punti (solo 1.374 triple tentate in stagione, minimo assoluto nella lega) pareggiata solo dalla pessima accuratezza (il 32.4% sfoggiato dall’arco è difatti il peggior dato NBA). Non una sorpresa per molti, visto la curiosa scelta compiuta a inizio stagione di schierare nei primi cinque tre giocatori come Rondo, Wade e Butler, tutti titolari nella loro carriera di percentuali dall’arco tutt’altro che notevoli. Turbolenze in spogliatoio (Rondo contro Wade&Butler, i veterani contro i giovani), qualche infortunio e movimenti di mercato che alla trade deadline hanno allontanato da Chicago uno dei leader più ascoltati in squadra (Taj Gibson) e l’unico vero tiratore da fuori (Doug McDermott, con Mirotic finito perfino fuori dalle rotazioni) non hanno fatto che complicare il lavoro di coach Hoiberg, che però troppo spesso è sembrato in balìa degli eventi più che in controllo della situazione.

Carta d'identità – Quel progetto di ringiovanimento sbandierato a inizio anno con la cessione di Derrick Rose e Joakim Noah e poi subito abortito con le firme di Rondo e Wade, sembra ora tornare nuovamente in auge nelle idee della dirigenza per quest’ultimo mese di stagione. Con buona pace di un veterano come Wade: “Non mi voglio pronunciare, non voglio mettermi nei guai – le eloquenti parole dell’ex n°3 dei Miami Heat – perché esprimermi su questi temi non fa parte del mio lavoro. A me viene chiesto di scendere in campo e giocare”. Non ci stanno neppure i tifosi, che vedono i playoff un obiettivo ancora ben possibile e vorrebbero che la squadra facesse di tutto per agguanarlo. A lungo tra la settima e l’ottava posizione a Est, con le ultime quattro sconfitte Chicago è ora uscita dall’ipotetica griglia playoff, superata da Milwaukee alla quinta vittoria in fila e incalzata da quei Miami Heat caldissimi capaci di vincere 20 delle ultime 24 gare disputate. Il futuro non sembra sorridere ai Chicago Bulls, né per il prossimo mese, né per un’estate bollente in cui John Paxson e Gar Forman avranno più di una decisione importante da prendere. A partire dalla conferma, o meno, di Fred Hoiberg in panchina. 

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