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13 marzo 2017

NBA, Paul George ferma Miami, Bulls male a Boston

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Sotto i 28 punti della superstar dei Pacers cadono gli Heat di un Whiteside da 26 punti e 21 rimbalzi. Figuraccia di Chicago sul parquet di Boston, Lillard con 39 punti trascina Portland a Phoenix, mentra va ai Nets il derby di New York

Indiana Pacers-Miami Heat 102-98 – Nelle ultime 10 gare i Pacers hanno sempre fatto seguire una vittoria a una sconfitta e viceversa. Venendo dal ko subìto a Milwaukee, ancora una volta la squadra di coach McMillan ha tenuto fede a questa regola, fermando i caldissimi Miami Heat (4 successi in fila) grazie ai 28 punti con 10 rimbalzi di Paul George e alle giocate nel finale di Jeff Teague (12 e una stoppata decisiva su Hassan Whiteside) e Myles Turner (15 con 8 rimbalzi). È la decima vittoria interna in fila di Indiana su Miami, che deve fare a meno di Goran Dragic (occhio gonfio) e ha in Whiteside il suo miglior giocatore: la gara da 26 punti e 21 rimbalzi (di cui 10 offensivi, massimo in carriera) è la quinta stagionale con almeno 20&20, oltre che la sua nona doppia doppia consecutiva. Né il suo sforzo, né i 20 punti con 8 rimbalzi di Dion Waiters servono a strappare la vittoria: gli Heat rimangono alla caccia dell’ottavo posto a Est.   

Boston Celtics-Chicago Bulls 100-80 – Tutto facile per Boston dopo che Chicago inizia la gara sbagliando i primi 12 tiri (1/19 dal campo a un certo punto) e chiudendo il quarto con solo 9 punti segnati (22-9), minimo stagionale, senza riuscire a fare neppure un canestro nell’area pitturata in tutti i 12 minuti iniziali. Non va meglio nel resto della gara: i 26 punti messi a tabellone all’intervallo sono la quinta peggior prestazione di sempre nella storia dei Bulls, così come il -37 di plus/minus fatto registrare da Dwyane Wade (4/11 per 8 punti) è il suo minimo di sempre. Quasi peggio Jimmy Butler (2/11, solo 5 punti), mentre è Isaiah Thomas a guidare i suoi pur restando seduto comodamente in panchina per tutto l’ultimo quarto con 22 punti, 9/14 al tiro e 4 triple, che portano a 43 le gare consecutive in cui ha segnato almeno una volta dalla lunga distanza, la striscia più lunga oggi nella NBA e un record assoluto nella storia dei Celtics. Per Boston anche 17 punti di Avery Bradley e 42 dalla panchina, oltre al 43.2% (16/37) da tre punti.

Phoenix Suns-Portland Trail Blazers 101-110 – Un primo tempo da 66 punti con il 63.4% al tiro dà agli ospiti un vantaggio di 16 punti (diventano 18 all’inizio di terzo quarto) e l’illusione di aver già chiuso la partita. Phoenix invece torna in gara e va avanti con un canestro di Tyler Ulis (10 punti dalla panchina per lui) a 6:37 dalla fine. Ma come dice coach Terry Stotts nel post-partita “Damian [Lillard] ci ha trascinati alla vittoria di pura volontà”: la point guard di Portland chiude con 39 punti, 28 dei quali realizzati nel primo tempo e solo 4 nell’ultimo quarto, quando a dargli una mano arriva il suo compagno di backcourt C.J. McCollum, autore di 26 punti. Ai Suns, in campo con il quintetto più giovane mai schierato (22 anni e 64 giorni l’età media), non bastano i 28 di Devin Booker e i 18 di Eric Bledsoe.

Brooklyn Nets-New York Knicks 120-112 – Trascinati dalle 14 triple a segno nel solo primo tempo (massimo di sempre per la franchigia), i Nets sembrano spazzar via senza troppi problemi i rivali cittadini, andando all’intervallo sul +18 che diventa +22 all’inizio del terzo quarto. New York però reagisce e con 12 dei suoi 27 punti nel quarto periodo riporta in gara i Knicks, condannati però da un ex. Dopo essersi esibito in un penoso 0/9 al tiro, è una tripla di Jeremy Lin a fermare la rimonta blu-arancio, assicurando la prima vittoria interna di Brooklyn del 2017 (16 sconfitte in fila, non vincevano al Barclays Center dal 26 dicembre). Brook Lopez chiude con 25 punti e la panchina dei Nets porta in dote 53 punti, mentre New York ne ha 19 con 10 rimbalzi da Kristaps Porzingis.

Los Angeles Lakers-Philadelphia 76ers 116-118 – In una partita che probabilmente entrambe le squadre avevano più interesse a perdere che a vincere (in ottica Draft), il compito riesce meglio ai Lakers, che si arrendono ai Sixers guidati dai 29 punti di Dario Saric, al suo massimo in carriera proprio come Jordan Clarkson (30 dalla panchina con 10/16 al tiro) per i gialloviola. Philadelphia ha 23 punti anche da Jahlil Okafor e il canestro decisivo da T.J. McConnell con meno di un minuto sul cronometro, mentre ai Lakers non serve la doppia doppia da 21 punti e 12 rimbalzi di Julius Randle. 

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