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16 marzo 2017

NBA, la straordinaria storia di Royce e Keri Young

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Il giornalista di ESPN ha raccontato la storia della sua secondogenita, destinata a morire poco dopo la nascita per la mancanza del cervello. Ciò nonostante, insieme alla moglie ha deciso di portare a termine la gravidanza e donare gli organi della piccola Eva

Se masticate l’inglese e visitate spesso il sito di ESPN, vi sarà capitato nel corso degli anni di leggere un pezzo del giornalista Royce Young. La sua è una delle penne più ispirate del sito, dedicata soprattutto alle peripezie degli Oklahoma City Thunder che segue sin dalla fondazione di Daily Thunder, uno dei blog più apprezzati nel web tra quelli dedicati alle singole franchigie. Oggi però non parliamo delle sue doti giornalistiche, ma di quelle umane: la sua storia e quella di sua moglie Keri ha infatti conquistato il mondo anche al di fuori della pallacanestro, perché il loro coraggio nel portare avanti la gravidanza della secondogenita ha dello straordinario.

La malattia di Eva – “Royce e Keri devono prepararsi per l’imponderabile: la nascita e la morte della loro figlia”. Si apre così il servizio che Good Morning America, programma storico della ABC, ha dedicato alla storia di Eva, che sta crescendo nella pancia di Keri pur essendo destinata a morire in qualsiasi momento tra 5 minuti e 36 ore dalla sua nascita. Eva infatti è affetta da anencefalia, ovverosia è priva della parte superiore del cervello necessario per sopravvivere, pur avendo il cervelletto che controlla le funzioni primarie come il respiro e i movimenti involontari. Una malattia che colpisce una gravidanza su 100.000. “Dopo che lo abbiamo saputo [a seguito di una radiografia alla 19^ settimana, quella in cui avrebbero dovuto “solamente” scoprire se il nascituro sarebbe stato un bimbo o una bimba, ndr] le prime 48 ore sono state molto oscure e molto provanti” ha raccontato Keri, attivissima anche con il suo account Twitter in cui racconta la sua vita da moglie di un reporter e da tifosa dei Thunder.

La scelta degli Young – Nonostante il destino già segnato della piccola, i genitori hanno deciso di portare avanti la gravidanza fino alla fine, per poter “abbracciare, baciare, tenere tra le braccia nostra figlia e parlare di suo fratello [Harrison, di due anni, ndr], anche solo per cinque minuti”. Poi, quando arriverà il momento, doneranno gli organi – che sono perfettamente funzionanti e per questo compatibili con il trapianto o con la ricerca – dando una speranza a una famiglia in attesa di un miracolo. “Ho ripensato al momento in cui abbiamo scoperto che Eva non era perfetta, e come letteralmente 30 secondi dopo aver saputo che nostra figlia non aveva il cervello, in qualche modo pur tremando e piangendo, Keri lo ha guardato e ha detto ‘Se porto a termine la gravidanza, potremo donare i suoi organi?’” ha scritto Royce in un lungo post su Facebook nello scorso febbraio in cui la storia della sua famiglia è diventata di dominio pubblico. “Quando abbiamo saputo che si poteva fare, abbiamo iniziato a provare un po’ di felicità, perché c’è un’altra famiglia là fuori che aspetta un organo per il loro bambino. Stanno pregando per un miracolo, e Eva può essere quel miracolo. Poterla ricordare come una che ha salvato delle vite è una cosa potente”.

Buio – Ancora prima del post del marito, Keri Young aveva condiviso la sua storia con i suoi contatti su Facebook con un lungo post raccontando la sua esperienza, trovando poi rilevanza nazionale e internazionale dopo il racconto di suo marito. Tra i dettagli più toccanti della loro storia, a colpire sono soprattutto i momenti di buio, come le 48 ore passate a “potersi dire qualsiasi cosa”, dalla mancanza di fede nell’esistenza di Dio al poterla considerare una persona vera, vista la sua mancanza di un cervello. I due hanno anche considerato la possibilità dell’aborto: “Assolutamente ci abbiamo pensato” ha raccontato Royce. “Perché puoi essere la persona più favorevole alla vita del mondo, ma finché non ti trovi lì e non senti quelle parole, e non prendi in considerazione cosa succederà negli anni a venire… quello è il momento in cui devi affrontare la realtà e prendere la tua decisione”.

L’attesa del parto – “Ora sono terrorizzata dal parto” ha confessato Keri. “Non voglio che esca, in realtà. In questo momento lei è sana, e amo sentire che scalcia. È stato sorprendente quando è successo la prima volta, davvero. In questo momento non potrebbe essere più perfetta, per questo non vorrei che finisse qui. Questo però non è il momento di essere tristi: dico a chiunque che avremo tutta la vita davanti per sentirci tristi, dopo che sarà nata e sarà morta. Quello è il momento della tristezza. Ma per ora è viva e scalcia e… per questa gravidanza, è stata la parte più felice”. Una felicità che loro figlia potrà dare a un’altra famiglia, anche se non saranno gli Young: proprio per questo i genitori le hanno dato il nome di Eva, che in ebraico significa letteralmente “donatrice di vita”. Il nome più adatto per la sua straordinaria storia.

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