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25 marzo 2017

NBA, ecco la statua di Shaq (e i Lakers vincono)

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Dopo Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar anche Shaquille O'Neal ha visto la sua statua eretta appena fuori dallo Staples Center. A celebrarlo prima della gara contro Minnesota Kobe Bryant, Kareem Abdul-Jabbar, Phil Jackson e anche Snoop Dog

Un breve conto alla rovescia, scandito in coro da tutte le persone presenti, e poi via il drappo che copriva la statua per rivelarla al pubblico: un gigante di bronzo di quasi tre metri e oltre 500 chili raffigurante Shaquille O’Neal in una delle sue pose più classiche, quella con il n°34 appeso al ferro dopo una potente schiacciata con i piedi a mezz’aria. “Probabilmente stanotte attorno alle 3 o alle 4 tornerò qui fuori da solo, quando non ci sarà più nessuno, e mi siederò ad ammirarla”, le parole dell’ex centro dei Lakers. “È bella, gli scultori hanno fatto un gran lavoro, i muscoli risaltano alla grande, la faccia sembra più quella di Stone Cold Steve Austin [un famoso ex wrestler, leggenda dalla WWE, ndr] ma va bene lo stesso”, ha scherzato Shaq. È la settima statua che trova posto all’esterno dello Staples Center, la terza di un giocatore dei Lakers dopo quelle di Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar, uno dei tanti invitati all’evento – e anche uno dei più divertenti da ascoltare. “Strano che né io [per L’aereo più pazzo del mondo, ndr] né Shaq [per capolavori come Kazaam, ndr] abbiamo ancora ricevuto l’Oscar per le nostre interpretazioni sul grande schermo”, ha detto col sorriso lo storico n°33 dei gialloviola. Che ha voluto pizzicare anche Kobe Bryant: “In tanti pensavano che le chance di vederlo qui stasera erano le stesse di vedere Shaq segnare un libero”.

Kobe e gli altri – Bryant invece c’era, seduto sul palco proprio al fianco del suo amico/nemico e pronto a offrire l’ennesima versione della storia sul loro complicato rapporto, idilliaca come non mai: “Grazie fratello – le prime parole del “Black Mamba” – per anni ci siamo spinti vicendevolmente a dare il meglio. Abbiamo avuto i nostri scontri ma ci siamo sempre rispettati e insieme abbiamo vinto tre titoli. Non ci sarei mai riuscito senza di te, e lo apprezzo molto”. “La sua presenza significa molto per me – la risposta di O’Neal – perché lo stesso vale per me: non avrei mai vinto quello che ho vinto senza Kobe. Saremo sempre ricordati come una delle coppie più enigmatiche, controverse e dominanti di sempre”. Oltre al n°8/24, tanti gli ex compagni di Shaq intervenuti all’evento di inaugurazione, insieme ai suoi allenatori più importanti (Phil Jackson, ai Lakers, e Dale Brown, al college di Louisiana State), all’ex GM Jerry West, al rapper Snoop Dog, alla madre Lucille e ai suoi bimbi di Shaq. Curioso anche il ricordo affidato alla stampa da Luke Walton, oggi coach dei gialloviola, ieri giovanissimo compagno di O’Neal: “Minacciava di prendermi a pugni se non gli avessi passato la palla o se mi fossi azzardato a fargli fallo in allenamento”, ricorda Walton. “Ho sempre ascoltato questi suoi consigli”. 

Now that we have unveiled #TheBigStatue check how we get a 1,200 pound statue in place.

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Los Angeles Lakers-Minnesota Timberwolves 130-119 OT – Raccontato il simpatico aneddoto, il figlio di Bill ha poi preso posto sulla panchina dei suoi Lakers – sicuramente meno leggendari – per la gara contro i Minnesota Timberwolves, per l’occasione onorata al meglio da Jordan Clarkson – autore di due massimi in carriera (35 punti e 8 triple a segno) – e dal resto dei suoi ragazzi. I Lakers, al primo successo dopo 6 ko, hanno dovuto rimontare uno svantaggio di 15 punti prima di forzare l’overtime e dominare i cinque minuti extra (21-10), anche grazie ai 23 punti e 12 rimbalzi di Julius Randle e ai 39 punti della panchina. Per i T’Wolves inutili i 36 punti di Andrew Wiggins e le doppie doppie di Karl-Anthony Towns (25 con 13 rimbalzi) e Ricky Rubio (19+15 assist).

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