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29 marzo 2017

NBA: Spurs-Warriors, stavolta si fa sul serio

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Questa notte dalle 3.30 in diretta su Sky Sport 3 San Antonio Spurs-Golden State Warriors finalmente al completo: l'ultima possibilità per i texani di agganciare il primo posto e la prova generale in vista dei playoff

Ad averci pensato prima, studiando il calendario in anticipo, la settimana texana sarebbe stata l’ideale per tutti gli appassionati NBA per volare in Texas e godersi nel giro di cinque giorni una serie di partite dall’indiscutibile fascino e bellezza. Il 25 marzo era il giorno perfetto per imbarcarsi su un volo per New York, un rapido scalo e poi di nuovo a bordo destinazione Houston. Un po’ di jet lag da smaltire e domenica mattina tutti al Toyota Center a godersi un antipasto di altissimo livello: Rockets-Thunder, ossia Harden contro Westbrook. Il numero 0 di OKC poi è il protagonista anche a distanza di 36 ore, a Dallas a mettere il sigillo sul 14-0 finale con cui porta a termine la clamorosa rimonta che regala il sesto posto in solitaria ai suoi Thunder. Giorno di riposo? Neanche per sogno: c’è LeBron in arrivo a San Antonio nella notte tra lunedì e martedì e anche se sul parquet non c’è partita, Leonard e James uno contro l’altro è uno spettacolo a cui diventa difficile rinunciare. Usciti dall’AT&T Center, i chilometri da macinare sono poco più di 300 per ritornare al punto di partenza e non a causa di una penalità come nel Monopoli: Harden vs. Curry infatti è una sfida da non perdere. Stremati dopo le quattro gare, bisognerebbe avere un motivo davvero valido per rimettersi in viaggio nella direzione opposto, ma Gregg Popovich e Steve Kerr sembrano essere intenzionati a garantircelo questa notte nell’ultimo incontro di questa ricca settimana: San Antonio Spurs-Golden State Warriors, in onda dalle 3.30 su Sky Sport 3. La corsa alla vetta della Western Conference passa da qui.

gli highlights della sfida senza stelle del 12 marzo

Il precedente “disertato” – Dopo il 107-85 a cui non hanno preso parte i cinque All-Star presenti nelle due squadre, stavolta mancherà soltanto il lungodegente Durant, visto che i due allenatori non sembrano voler ulteriormente mettere alla prova la pazienza di Silver. “Eravamo esausti, reduci da otto sfide in 13 giorni e avevamo perso Kevin”, sottolinea ancora una volta Kerr al termine della gara contro Houston, che lo ha reso l’allenatore più veloce nella storia NBA a raggiungere le 200 vittorie in carriera. “Mi è sembrata la cosa più intelligente da fare. Devo portare questa squadra nella miglior condizione fisica possibile ai playoff e ogni volta che qualcuno necessiterà di un po’ di riposo, non esiterò a tenerlo fuori”.

Warriors vincenti anche senza KD - A distanza di 20 giorni, quella che torna nuovamente in Texas è una squadra profondamente diversa, che ha avuto il tempo di metabolizzare al meglio l’assenza di KD. “Stiamo rispondendo alla grande alle difficoltà venute fuori nel momento in cui Durant è stato costretto a fermarsi”, racconta Klay Thompson. “Ovviamente è una sfida per tutti noi, ma siamo sicuri che al suo ritorno in campo troverà una squadra migliore di quella che ha lasciato un mese fa”. Una corazzata che ha portato a casa otto vittorie consecutive dopo quel ko, l’unica in grado di vincerle tutte in questo lasso di tempo. Risultati frutto di una ritrovata solidità a protezione del ferro (94.9 di rating difensivo), perfetto complemento di un attacco che continua a tenere alti i giri del motore (114.1, un filo dietro Nuggets e Rockets). Non che ci fossero molti dubbi, ma Steph Curry e compagni dopo le difficoltà ci hanno tenuto a lanciare un messaggio forte e chiaro: i più forti siamo ancora noi.

Il successo degli Warriors contro i rockets

L’alternativa silenziosa – L’unica squadra che può mettere in discussione l’assunto è proprio quella texana, un martello in quanto a costanza e risultati, così come il suo leader silenzioso, quel Kawhi Leonad che contro la sua volontà sta facendo così tanto rumore nella corsa al premio di MVP. La combinazione dettata dal suo apporto offensivo e difensivo non poteva certo passare inosservata: 26 punti, 6 rimbalzi e 3.5 assist a condire tutto quanto fatto a protezione del ferro fanno del numero 2 un candidato al pari (se non più) di Curry e Durant. Uno che fino a tre anni faticava a superare la doppia cifra alla voce punti, adesso si ritrova a vestire i panni di uno dei realizzatori più continui e credibili dell'intera NBA; ennesima dimostrazione del fatto che se esiste un posto dove poter costruire un progetto vincente, quello è San Antonio. Gli Warriors sono avvisati. 

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