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14 aprile 2017

NBA, anteprima playoff: Cleveland vs. Indiana

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LeBron James ha vinto le ultime 17 partite di primo turno che ha disputato: la difesa al titolo dei Cleveland Cavs parte da qui, da una serie contro Indiana che sembra chiusa nel pronostico. Ma Paul George e compagni non vogliono certo recitare il ruolo di vittime sacrificali

E così gli Indiana Pacers ce l’hanno fatta, con uno sprint finale da 5 vittorie in fila si sono meritati non solo l’approdo alla postseason ma anche la testa di serie n°7 a Est, lasciando a Chicago l’ottava. Il premio? Affrontare LeBron James al primo turno di playoff, dove il nativo di Akron non perde una gara (una gara, non una serie…) dal 6 maggio 2012, quarto episodio della serie tra gli Heat di James e i Knicks (4-1 Miami). Da allora 17 partite vinte consecutivamente dal “Prescelto” al primo turno, dato che rende la ricompensa dei Pacers un dubbio privilegio. Ma la serie ovviamente non si esaurisce con il n°23 dei Cavs, mettendo di fronte due squadre e non solo le loro superstar: è Cleveland vs. Indiana, andiamo a scoprire cosa possiamo aspettarci.

Stato di forma delle squadre

Come accennato i Pacers arrivano alla sfida coi Cavs sulla scia di 5 successi consecutivi, preceduti però da 4 sconfitte in fila. Di più: prima della striscia positiva con cui hanno chiuso la stagione, gli uomini di coach Nate McMillan non erano stati capaci di infilare due vittorie in fila dai successi del 4 e 6 febbraio contro Detroit e Oklahoma City, gli ultimi di un filotto da 7 vittorie consecutive, il migliore di tutto l’anno. Rapsodico l’andamento di Indiana, assolutamente negativo — soprattutto considerando che si parla dei campioni NBA in carica — quello dei Cleveland Cavs da marzo in poi. Nell’ultimo mese e mezzo, infatti, la squadra di coach Tyronn Lue conta un bilancio negativo, solo 10 vinte a fronte di 14 sconfitte, tra cui le ultime 4 disputate (due volte in overtime). Una frenata che ai Cavs è costata la testa di serie n°1 a Est, ceduta a Boston, ma che a Cleveland raccontano essere frutto di un necessario periodo di respiro, che permtta a LeBron e soci di essere in forma a maggio e giugno, nel tentativo di difendere il proprio titolo. Le insidie nell’accendere/spegnere un certo grado di concentrazione, focus e mentalità sono ben documentate, ma se c’è una squadra che ha dimostrato di poterci comunque riuscire sono i Cavs guidati da James, che confida di caricare a puntino la sua truppa per la prima palla a due contro i Pacers.

I precedenti

Indiana ha vinto il primo rendez-vous stagionale tra le due squadre (103-93) approfittando dell’assenza dal lineup dei Cavs di LeBron James, quel filo condizionante per i destini della sua squadra: con il 23 assente, sono infatti arrivate quest’anno 8 sconfitte su 8 gare disputate per Cleveland. Le restanti tre sfide stagionali sono andate tutte a favore dei campioni NBA in carica, capaci di vincere una gara in trasferta (con 29 punti di Kyle Korver) e le due disputate alla Q Arena (uno spettacolare 135-130 l’ultimo duello, con 43 punti per Paul George e 41 con tripla doppia per LeBron James). Nelle 4 gare contro Indiana Cleveland non ha mai dimostrato di avere troppi problemi a mettere punti a tabellone (oltre i 118 di media, il 42.6% da tre punti e oltre il 60% di percentuale reale al tiro) e se è vero che anche l’attacco dei Pacers ha prodotto sopra i normali ritmi, il defensive rating di Indiana è peggiorato di tre punti e mezzo contro i Cavs rispetto al dato stagionale. 

Punti di forza e deboli

La strategia di Nate McMillan per cercare di sovvertire i pronostici — a dire il vero abbastanza chiusi, ai Pacers viene assegnato solo il 20% di possibilità di passare il turno — passa necessariamente attraverso la propria difesa di squadra. I Pacers sono sesti nella NBA tanto per percentuale al tiro concessa quanto per palle perse forzate agli avversari e il loro defensive rating stagionale — 106.3 punti concessi per 100 possessi, buono per il 15° posto assoluto — è comunque migliore di quello dei Cavs, solo ventiduesimi a quota 108.0. Cleveland, invece, forte del terzo miglior attacco NBA (110.9 di offensive rating) e dell’impressionante potenziale offensivo dal perimetro (il 38.4% dal campo su quasi 34 triple tentate a sera, miglior dato assoluto se non ci fossero gli Houston Rockets di D’Antoni) ha tutto l’interesse a rendere la serie una battaglia a viso aperto, colpo su colpo, come fatto proprio in occasione dell’ultimo duello diretto di regular season. I Cavs sono convinti di poterla spuntare basandosi sul talento individuale delle proprie superstar (1.051 giocate in isolamento in stagione regolare per i Cavs, il dato più alto di tutta la lega, quasi il 12% del proprio attacco) e l’ottimismo è confermato anche dalle parole del loro allenatore: “Se la salute ci assiste, penso che la mia squadra possa vincere”, ha fatto sapere coach Lue. Certo non l’unico a pensarla così.

Matchup

Ovvio che lo scontro di copertina sia quello tra due All-Star e ori olimpici come LeBron James e Paul George, per il quale proprio il n°23 dei Cavs ha avuto grandi parole di elogio prima del via della serie (“Un vero campione lo si vede nelle avversità, e il modo in cui PG è stato capace di recuperare e tornare ai suoi livelli dopo il tremendo infortunio subito con la maglia della nazionale nel 2014 dice tutto di lui”). Se coach Lue ha fatto notare come una delle strategie dei Pacers nelle sfide stagionali sia stata quella di cercare di stancare difensivamente LeBron, costringendolo a inseguire George su multipli blocchi, per averlo poi meno lucido in attacco, lo stesso allenatore dei Cavs ha quindi speso parole di ammirazione per Jeff Teague, al meglio quando può alzare i ritmi di gioco e mettere pressione sulla difesa, costringendo di conseguenza i Cavs a dover fare molta attenzione alla propria transizione difensiva. Della sfida nella sfida tra Teague e Kyrie Irving nascono infatti ulteriori spunti di interesse per la serie, così come dal duello tra uno dei lunghi più interessanti e futuribili dell’intera lega, Myles Turner, che se la dovrà vedere contro uno dei pochi avversari in grado di contenere il suo strabiliante atletismo, Tristan Thompson. 

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