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25 aprile 2017

NBA, addio a Greg Marius: da Kobe a Durant, ha portato i big al Rucker

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È scomparso a 59 anni, vittima di un tumore, Greg Marius, fondatore dell’Entertainers Basketball Classic, il torneo di strada più famoso del mondo in scena ogni estate sul playground di Rucker Park. Da Allen Iverson a Stephon Marbury, da Kobe Bryant a Kevin Durant, tantissimi sono i big NBA passati negli anni dal suo torneo

Greg Marius nel 1982 era conosciuto come Greg G e faceva parte di un gruppo rap di Harlem chiamato Disco 4. Ma non è stata la musica, bensì la pallacanestro, a farlo diventare qualcuno a New York City (e non solo), tanto che per commemorare la sua scomparsa – avvenuta solo qualche giorno fa, all’età di 59 anni – si è scomodato niente meno che Adam Silver. Un messaggio da commissioner a commissioner, perché – recita il comunicato – “Greg Marius era il commissioner del Rucker Park, una figura amata e rispettata nei circoli della lega, dall’impatto straordinario sulla città di New York e sul mondo del basket, che ci mancherà tantissimo”. Il torneo di basket organizzato ogni estate al Rucker Park, nel cuore di Harlem, e ribattezzato da Marius Entertainers Basketball Classic (abbreviato da tutti in EBC), era diventato nel corso degli anni l’appuntamento streetball più famoso e conosciuto al mondo, erede moderno delle famose sfide andate in scena durante gli anni ’60 e ’70 al Rucker Playground, sulla 155th strada, nel cuore di Harlem, che avevano visto protagonisti tutti i più grandi campioni del tempo, da Connie Hawkins a Julius Erving, impegnati contro fenomeni dei playground sconosciuti al mondo ma da loro stessi riconosciuti come talenti straordinari (Kareem Abdul-Jabbar definì una volta Earl Manigault “il giocatore più forte che io abbia mai affrontato”). Nel 1982 tutto iniziò con Marius stufo di sentire un altro gruppo rap locale vantarsi del proprio talento su un campo da basket: “Sfidiamoci a Mount Morris Park domani”, l’invito di Marius e dei Disco 4 a The Crash Crew. Una sfida che sul playground cittadino attirò dal nulla un migliaio di persone e che fece nascere nella testa di Marius l’idea di un torneo, quello che poi negli anni sarebbe diventato l’Entertainers Basketball Classic. 

Le stelle accorrono al Rucker Park

Fu ancora Marius, l’anno seguente, a portare in campo sull’asfalto di Harlem il primo giocatore vero, la stella universitaria più famosa d’America, Dwayne “Pearl” Washington (destinato a Syracuse a partire dall’autunno) e fu ancora lui, solo qualche anno dopo, a stringere un accordo con il brand di sneaker Brooks per avere come giudice della gara delle schiacciate del torneo il loro testimonial più famoso, niente meno che Dominique Wilkins, campione in carica dello Slam Dunk Contest NBA. Era l’inizio di una connessione tra il mondo dei playground e quello della NBA che negli anni ’90 e poi nei Duemila è diventato sempre più stretto, rendendo interminabile la lista di campioni (ma anche di star del mondo hip-hop, a capo di una loro squadra seguendo la tradizione dei Disco 4) presenze fisse sui campetti di Harlem. Così, nelle squadre allestite da JAY Z o da Fat Joe ecco sfilare negli anni – al fianco di talenti semi-sconosciuti – superstar NBA del calibro di Allen Iverson e Stephon Marbury (in squadra assieme in una storica partita, tenutasi solo una settimana prima del Draft NBA 1996 che li avrebbe visti rispettivamente prima e quarta scelta assoluta) piuttosto che giocatori come Steve Francis o Rafer Alston, che proprio facendosi conoscere nel torneo di Marius (col soprannome di “Skip to My Lou”) hanno finito per costruirsi una carriera NBA di tutto rispetto. 

Le apparizioni di Kobe Bryant e Kevin Durant

Negli anni più recenti i rapporti dell’EBC con lega di Stern prima e Silver poi si erano fatti ancora più stretti, con le telecamere di NBA TV a riprendere l’evento estivo e sempre più giocatori – spesso consigliati dai propri sponsor – a fare apparizioni utili ad aumentarne la loro street cred, patentino di autenticità che solo la strada può rilasciare. Ecco allora le apparizioni al torneo di Kobe Bryant nel 2002 e di Kevin Durant nel 2011 (che, fermato dal lockout, si sfoga firmando 66 punti), portando avanti una tradizione che nella Grande Mela ha pochi eguali, come riconosciuto anche dai tweet dedicati a Marius di due ex playmaker newyorchesi come Rod Strickland (17 stagioni nella NBA, soprattutto a Portland e Washington) e Mark Jackson (quarto assistman di sempre nella lega, oggi commentatore tv). Segno che – persa la battaglia col cancro – Greg Marius ha vinto quella più importante: lasciare a suo modo un segno indelebile nella storia del basket, di strada ma non solo. 

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