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26 aprile 2017

NBA, i Thunder senza Westbrook fanno peggio dei Looney Tunes

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Loo

In questa stagione, OKC è affondata ogni volta che il numero 0 si è seduto in panchina a riposare. Una squadra allo sbando, come quella guidata nel primo tempo da Bugs Bunny nella sfida contro i Monstars in Space Jam. Anzi, peggio… 

I finali di partita di Russell Westbrook sono risultati spesso e volentieri decisivi in questa stagione nel determinare il destino degli Oklahoma City Thunder. Nel bene e nel male. Limitarsi però a guardare soltanto l’ultima conclusione del numero 0, magari quella presa alla disperata sulla sirena, è un punto di vista parziale e che non dà conto a sufficienza di quanto sia stato enorme l’impatto di Westbrook sull’andamento della stagione di OKC. Tra i tanti modi per rendere l’idea, il più simpatico e incisivo è quello di prendere in considerazione la “Tune Squad”, la squadra guidata da Michael Jordan e Bugs Bunny nella sfida contro i Monstars in Space Jam. Sì, bisogna ricorrere all’irrealtà per rendere l’idea di quanto incredibile sia stato l’impatto del prodotto di UCLA sulla squadra dell’Oklahoma. Nel famoso film del 1996, i personaggi dei Looney Tunes si ritrovano travolti nel primo tempo della sfida contro gli alieni per 66-18, impotenti di fronte alle loro capacità (rubate con l’inganno ad altre stelle NBA) e al loro gioco scorretto. Ecco, prendendo ad esempio il 27-9 incassato dai Thunder in sei minuti senza Russell in gara-5 contro Houston e parametrandolo su 24 minuti, verrebbe fuori un 108-36 dopo un tempo, un parziale di gran lunga più pesante. Possiamo affermare dunque, senza timore di smentita, che i vari Victor Oladipo, Steven Adams e Andre Robertson senza Westbrook al loro fianco sul parquet, sono di gran lunga peggiori di Bugs Bunny e Daffy Duck (considerando James Harden al pari degli straripanti mostri che si erano ritrovati ad affrontare).

Gli highlights di gara-5 tra Rockets e Thunder

Westbrook, la vita non è un film

Nella realtà dei fatti poi, anche rifacendoci soltanto ai dati raccolti su NBA Stats, il discorso non cambia poi molto. Westbrook ha chiuso la serie contro Houston con un convincente +4.9 di Net Rating nei 194 minuti trascorsi in campo; un valore che precipita a -51.3 nei 46 minuti trascorsi dal numero 0 a guardare i compagni seduto a bordo campo. Sì, come risucchiati in una voragine dentro la quale il rating offensivo passa da 107.3 a 90.4 e soprattutto la difesa, l’aspetto su cui la presenza del playmaker dovrebbe incidere meno, che diventa un colabrodo incassando 141.6 punti su 100 possessi. Una tendenza già ampliamente consolidata durante la regular season, dove il burrone dentro il quale rotolava tutto il roster dei Thunder li portava a un -8.9 di Net Rating che già appariva molto preoccupante in vista della post-season. A fine gara Westbrook è rimasto a lungo con l’asciugamano in testa, a raccogliere non tanto il sudore, quanto a voler nascondere le lacrime dagli occhi indiscreti dei cronisti che si sono fiondati dentro a caccia delle sue ultime dichiarazioni. Alla fine ha provato a scuotere i suoi nel quarto periodo, tirando e sbagliando tanto come spesso gli è accaduto in questi playoff. Le ha pensate tutte, anche magari di provare a schiacciare da centrocampo per vedere se il suo braccio potesse diventare elastico come quello di Jordan in Space Jam. La vita però, non è un film. Purtroppo.

I 47 punti con cui Westbrook si è concesso un'ultima notte da "migliore di tutti"

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