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04 maggio 2017

NBA, la storia segreta dietro LeBron James e la birra abusiva

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Dopo il siparietto con il finto sorso a bordocampo, l’azienda produttrice della birra ha provato a farsi pubblicità utilizzando l’immagine di James. La cosa non è piaciuta per niente agli avvocati di LeBron, che minacciano di fare causa. Anche perché in passato quello stesso birrificio…

A LeBron James non piace particolarmente la birra, e questo lo abbiamo scoperto dopo il finto sorso in gara-1 contro i Toronto Raptors. Quello che invece non sapevamo è che a LeBron James non piace particolarmente proprio quella birra che gli è capitata in mano, sia per vecchie ruggini che per nuovi motivi. In un paese attentissimo al marketing come gli Stati Uniti, era inevitabile che l’azienda produttrice della Dortmunder Gold presa in mano da LeBron, la Great Lakes Brewing Company, sfruttasse l’improvviso momento di popolarità per capitalizzare sul prodotto, offrendo immediatamente una promozione per vendere le proprie birre a uno o due dollari al pub nel quartiere "bene" di Ohio City, come twittato dall’account del birrificio insieme all’immagine di James con la bottiglia. Un tweet che però è stato cancellato in fretta e furia quando il team del Re si è inviperito per la promozione,  facendo già sapere – attraverso il giornalista Joe Vardon di Cleveland.com – che sta considerando di adire le vie legali contro l’azienda per l’utilizzo non autorizzato dell’immagine di James a scopo di lucro, visto che i costi per una pubblicità del genere andrebbero dai due milioni di dollari in su. La Great Lakes ha poi twittato di nuovo la foto del Re con la caption “G.O.A.T. con la G.O.L.D. #DefendtheLand”, ma anche quel tweet è stato poi rimosso. Per provocare una reazione così violenta, evidentemente ci deve essere stato qualcosa di precedente.

 

Vecchie ruggini

E in effetti i nomi di LeBron e della Great Lakes non sono nuovi ad essere associati. Nell’estate del 2010, all’epoca del controverso addio di James ai Cleveland Cavaliers, l’azienda se ne uscì con una birra ad hoc chiamata “Quitness”, giocando sulle parole “Quit” (uscita) e “Witness” (testimone, dalla famosa campagna legata a James). Come da descrizione, la birra lasciava “un retrogusto amaro, che descrive perfettamente l’animo dei tifosi di Cleveland in questi giorni”. Non esattamente un precedente edificante per il birrificio, che se non altro si è dimostrato sempre molto attento ai destini dei Cavs. Dal canto suo, James si è limitato a poche battute a riguardo: “È più o meno l’ultima cosa di cui mi preoccupo al momento: il mio agente e il mio team di legali si prenderanno cura della questione, ma sono al corrente che stanno cercando di guadagnare sulla mia immagine” ha dichiarato a Cleveland.com. “Ho sentito anche che sono la stessa compagnia che ha prodotto tutte quelle birre ‘Quitness’, e ora cercano di fare i soldi con la mia immagine in questo modo… Beh, divertente no?”. Forse per lui sì, di sicuro non per il birrificio che ora ha una bella gatta da pelare.

Il siparietto che ha scatenato tutto

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