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09 maggio 2017

NBA, fermato a 150 km/h prima di gara-6. Che combina Dwight Howard?

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Fermato per eccesso di velocità dalla polizia di Atlanta alle prime ore dell'alba del giorno di gara-6 contro Washington, Dwight Howard continua a somigliare davvero poco al leader di una squadra con ambizioni importanti. E aumentano i dubbi sul suo ruolo negli Hawks del futuro

In quella che per Dwight Howard è già andata in archivio come un’altra stagione tutt’altro che soddisfacente, emerge ora dalle pagine dell’Atlanta Journal Constitution una notizia che getta un’ulteriore ombra sulla reputazione – e sulla professionalità – del centro degli Hawks. Alle prime ore dell’alba – per l’esattezza alle 2.06 – del giorno di gara-6 tra Atlanta e Washington, con la squadra di Mike Budenholzer sotto 3-2 ma con la chance di impattare la serie e prolungarla alla settima, Dwight Howard è stato fermato per eccesso di velocità da una volante della polizia cittadina. Sfrecciava a oltre 150 km/h su un tratto della Interstate 285 dove il limite era di 100 km/h, ma non solo: alle verifiche di rito sui documenti di guida, è risultato che il centro degli Hawks fosse al volante di una Audi Rs7 senza assicurazione e con documento di registrazione scaduto. Inutili le proteste del giocatore, che si è visto affibbiare una multa per l’assicurazione mancante ma se l’è cavata solo con una romanzina per l’eccesso di velocità, anche se ha visto la sua auto sequestrata dalla polizia. Non sono andate molto meglio le cose campo solo poche ore dopo, nella gara più importante della stagione dei suoi Hawks: Howard ha in pratica giocato solo il primo quarto, chiuso con 9 punti, 5 rimbalzi e 4 palle perse, per poi scomparire dalla gara e assistere principalmente dalla panchina alla resa di Altanta, sconfitta 115-99 ed eliminata dai playoff (8 punti e 10.7 rimbalzi le sue cifre nella serie). “Restare seduto a guardare è stato difficile. Voglio giocare. Voglio essere in campo coi miei compagni. Voglio avere impatto e fare la differenza. Ma non posso farlo se sto in panchina”, le sue (polemiche) parole il giorno successivo all’eliminazione. Oggi la scelta di Budenholzer di concedergli soltanto 23 minuti appare forse ancora più chiara, aggiungendo una motivazione disciplinare a quelle sicuramente tecniche, che hanno comunque portato l’allenatore di Atlanta a utilizzare Howard soltanto in 16 dei possibili 72 minuti di quarto quarto nella serie contro Washington. “Ci sono momenti in cui dobbiamo giocare maggiormente in velocità – le parole di coach Budenholzer – in cui il campo deve essere più aperto”. E con Dwight Howard…

Le responsabilità di Howard (e quelle non sue)

Le cifre dei playoff raccontano che con il loro n°8 in campo gli Hawks hanno fatto registrare un net rating negativo (-3.1) superiore a quello con Howard in panchina (-1.8), peggiorando curiosamente la propria efficienza difensiva di quasi 5 punti per 100 possessi (108.7 contro 102.8) proprio quando hanno potuto contare sulle doti di rimbalzista e stoppatore del loro centro titolare. Dati sostanzialmente confermati anche da un campione statistico più alto, quello delle 74 gare di stagione regolare disputate da Howard, con il net rating di squadra che si trasforma da positivo (0.7) a negativo (-2) quando lui è in campo. L’ex prima scelta assoluta NBA è quindi tutt’altro che esente da colpe e responsabilità personali (l’ultimo episodio occorso nella notte prima di gara-6 lo conferma) ma anche i dubbi sulla capacità di trascinare la propria squadra a obiettivi importanti diventano legittimi alla luce dei risultati che in cinque delle ultime sei stagioni (con Orlando prima, con Lakers, Rockets e Hawks poi) lo hanno visto raggiungere al massimo il primo turno di playoff. Parte delle responsabilità, però, vanno assegnate anche al management di Atlanta, che non a caso ha già visto saltare le prime teste, con Wes Wilcox sollevato dalla carica di general manager (e relegato a un semplice ruolo di consulente) in attesa di un suo sostituto. Su Howard aveva puntato forte anche Mike Budenholzer, che prima dei cambiamenti di fine anno affiancava al ruolo di allenatore quello di president of basketball operations, ma gli entusiasmi dell’inizio (“Il tempismo del suo arrivo qui da noi non poteva essere più perfetto”, le sue parole al training camp) si sono rivelati eccessivi. Ora restano 47.3 milioni di dollari da continuare a versare nelle tasche del centro degli Hawks per le prossime due stagioni, contratto che lo rende sostanzialmente incedibile almeno quest’anno, in una offseason che ha nel rinnovo di Paul Millsap il primo obiettivo di Atlanta. E Howard? “Ho scelto gli Hawks non per tornare a casa [ad Atlanta è nato e ha giocato a livello liceale, ndr] ma per vincere”, le ultime parole stagionali di “Superman”. Più al volante che sul parquet. 

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